Il Parlamento europeo ha approvato il Sistema delle Preferenze Generalizzate così come lo ha ridisegnato la Commissione europea, clausola di salvaguardia compresa. E’ una sconfitta che pesa per il riso, soprattutto perché i numeri – 459 a favore e 127 contrari, su 650 – dimostrano che l’attività di persuasione avviata dall’Ente Risi e dalle confederazioni agricole non ha persuaso. Bocciati gli emendamenti che avrebbero potuto cambiare le cose. Il vicepresidente del gruppo riso del Copa Cogeca, Giovanni Daghetta, che è parso sempre pessimista sull’esito del voto, ci fa notare che «non è facile convincere un parlamento che crede veramente alla possibilità di fermare le migrazioni concedendo esenzioni daziarie ai grandi produttori di commodities. Stiamo vivendo lo stesso paradosso del Gatt: si manda in pensione l’agricoltura europea per ottenere dei vantaggi che sono solo sulla carta».
CLAUSOLA SOLO CON IMPORT AL 45%
La clausola di salvaguardia approvata scatterà solo se le importazioni annuali supereranno di circa il 45% la media dell’ultimo decennio, vale a dire attorno alle 561mila tonnellate. Una soglia di fatto irraggiungibile. Che la battaglia non fosse scontata si sapeva (si legga l’articolo di due anni fa…), ciò che non si spiega è come mai l’Ente Risi, legato a filo doppio col ministro Lollobrigida e che in passato aveva gestito perfettamente questi passaggi, si sia limitato a subire le pressioni di altri settori ed interessi, sparendo di fatto dal dibattito politico, se ci eccettuano alcune manifestazioni gastronomiche.
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