Nei giorni scorsi La Stampa di Torino ha pubblicato un articolo sul consumo idrico che, basandosi su luoghi comuni e una sostanziale ignoranza della materia, sosteneva che l’agricoltura fosse responsabile del consumo indiscriminato della risorsa idrica. Sul tema, ha chiesto di intervenire il presidente dell’Associazione Ovest Sesia. Ecco il suo commento.
IL COMMENTO DI BONDESAN
«In seguito alle dichiarazioni pubblicate mezzo stampa nei giorni scorsi, sul consumo idrico in agricoltura si ritiene che venga offerto uno spunto importante di riflessione. Ciò rischia di restituire un’immagine parziale della realtà irrigua e della risicoltura, soprattutto per quanto riguarda l’uso dell’acqua.
Nel solo comprensorio di Ovest Sesia, i dati raccontano una storia diversa da quella spesso percepita: vengono prelevati circa 1.500.000.000 metri cubi d’acqua, ma ne vengono distribuiti 1.700.000.000 e ben 1.200.000.000 metri cubi vengono restituiti ai corsi d’acqua. Questo significa che l’acqua non è “consumata” nel senso stretto del termine, ma entra in un sistema dinamico di circolazione, riuso e restituzione.
NON SPRECO, ANZI…
La coltivazione del riso in sommersione, infatti, non rappresenta uno spreco, bensì una straordinaria infrastruttura naturale. Le risaie funzionano come un grande invaso diffuso sul territorio: trattengono l’acqua nei mesi più caldi, rallentandone il deflusso, e la rilasciano gradualmente attraverso le colature e le restituzioni ai fiumi.
Questo processo contribuisce a stabilizzare il sistema idrico proprio nei periodi più critici dell’anno.
La correlazione tra la sommersione e l’innalzamento della falda è documentata da numerosi studi accademici e confermata dai monitoraggi annuali di ARPA, pubblicati nel Rapporto sullo stato dell’ambiente.
IL CASO DEL 2022
Dal rapporto 2022, anno siccitoso, emerge una ricarica solo parziale della falda e, in alcune aree, un suo abbassamento che porta persino all’estinzione di fontanili, elementi chiave dell’equilibrio idrico del territorio e sua risorsa.
Questo immenso patrimonio idrico svolge quindi un ruolo fondamentale anche nella ricarica delle falde e nella riattivazione di fontanili e risorgive, che costituiscono una riserva preziosa per l’intero territorio, in particolare lungo la fascia del Po. Senza la risicoltura, queste dinamiche verrebbero meno, con il rischio concreto di aggravare i problemi legati alla siccità, anziché ridurli.
SOMMERSIONE E ASCIUTTA
Basta osservare cosa sta accadendo con la diffusione della semina a file interrate: la sommersione, che tradizionalmente iniziava a marzo, è oggi posticipata a maggio. Questo cambiamento ha già effetti evidenti: diminuisce la ricarica della falda e si riducono le colature, che arrivano più tardi nelle aree a valle, nei territori di Motta, Balzola, Villanova Biellese, Trino e nei comuni limitrofi. Sono zone che rischiano concretamente di patire una minore disponibilità idrica proprio a causa di questa trasformazione delle pratiche colturali.
È quindi evidente che, se la risicoltura dovesse ulteriormente ridursi o addirittura scomparire, tali criticità si accentuerebbero in modo significativo.
L’IMPORTANZA DELLE COLATURE
Non a caso, già Cavour in numerosi scritti sottolineava l’importanza delle colature garantite dalla coltivazione del riso, fondamentali per i territori della “Bassa”.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento spesso trascurato: il sistema dei canali irrigui è oggi oggetto di una profonda evoluzione tecnologica. Grazie a soluzioni all’avanguardia, come gli invasi in linea – progettati per essere efficaci e al tempo stesso non impattanti – si sta rafforzando la capacità di trattenere e gestire la risorsa idrica.
LA BACINIZZAZIONE
In questa direzione, Ovest Sesia sta studiando anche sistemi di bacinizzazione, con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la resilienza del territorio rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici.
Non va dimenticato che il comprensorio risicolo di 250.000 ettari (e non 110.000, come erroneamente indicato nell’articolo) è una delle aree umide riconosciute più estese d’Europa: un ecosistema complesso e delicato che ospita parchi, aree protette e una straordinaria biodiversità — ardeidi, pesci, anfibi, rettili e molte altre specie strettamente legate alla presenza dell’acqua. Si tratta di un unicum territoriale che meriterebbe di essere riconosciuto e tutelato come patrimonio, non certo demonizzato.
UN MECCANISMO COMPLESSO
Prima di parlare di spreco, è quindi necessario comprendere fino in fondo che il sistema dei canali Cavour, cogestito da Ovest Sesia, non è un semplice reticolo irriguo, ma un meccanismo complesso, raffinato ed equilibrato: un sistema costruito storicamente per ottimizzare e risparmiare la risorsa idrica, capace di preservare equilibri territoriali delicati.
Parlare di acqua in agricoltura richiede dunque una visione complessiva: non si tratta semplicemente di quanta acqua viene prelevata, ma di come viene gestita, distribuita, restituita e integrata nel ciclo naturale.
LA RISICOLTURA E’ LA SOLUZIONE
In questo senso, il sistema irriguo della risicoltura rappresenta non un problema, ma una parte essenziale della soluzione. Ho pensato spesso a cosa direi oggi a mio nonno, agricoltore. Gli racconterei che l’acqua della Sesia d’estate non arriva più come un tempo e che qualcuno accusa l’agricoltura di consumarne troppa. Lui riderebbe e farebbe una domanda semplice: “Siete prima o dopo il ghiacciaio?”.
Prima di accusare chi usa l’acqua a valle, non sarebbe il caso di chiedersi quanta ce ne sia effettivamente disponibile a monte e perché sia diminuita?» Autore: Stefano Bondesan, presidente AIOS
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