CARO CIRIO, IL SUOLO LO DIFENDIAMO NOI

pianura irrigua

Alla Regione non far sapere che… l’acqua fa più disastri in pianura che in montagna. Dobbiamo buttarla sull’ironia, ma non se ne può più di leggere che la Giunta Cirio, che governa il Piemonte, veda solo i problemi delle aree collinari e montane, non solo sul fronte dello sviluppo rurale, ma anche su quello del dissesto idrogeologico.

CONOSCERE L’IDROLOGIA

Lo scriviamo senza neanche pensare che quest’attenzione sia dettata dal fatto che tanto Cirio quanto l’assessore Bongiovanni sono eletti nel Cuneese: temiamo che a determinare questa miopia sia l’ignoranza diffusa – quindi che innerva anche la burocrazia regionale – sui meccanismi idrogeologici. E’ la ragione per cui abbiamo pensato quest’articolo, che prende le mosse da una notizia – la settimana scorsa il presidente della Regione Piemonte ha espresso l’intesa sul programma regionale 2025 di difesa del suolo, che prevede 13 interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per un importo complessivo di oltre 25 milioni di euro, con interventi concentrati nelle aree collinari e montane – e che porta la firma di un esperto come Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, a testimoniare il fatto che serve una presa di coscienza transregionale sul ruolo idrogeologico delle colture irrigue. Autore dell’introduzione: Paolo Viana

 

IMPATTO DEL METEO SULLA PIANURA NORD-OCCIDENTALE

In condizioni ordinarie, semplificando oltre il dovuto, si associa il dissesto idrogeologico agli areali dove maggiore è la pendenza del terreno, minore la capacità di coesione del suolo e prevalente è l’abbandono o il mancato presidio. Tutti contesti che, nell’immaginario di molti, sono lontani dalle condizioni della pianura risicola. L’attuale accelerazione del cambiamento climatico sta mutando le condizioni territoriali nel loro complesso: areali che prima potevano essere considerati estranei ad eventi estremi si stanno scoprendo fragili, esposti e impreparati.

Infatti, applicando l’equazione di Clausius-Clapeyron al mar Mediterraneo, tenendo conto dell’innalzamento delle temperature dell’acqua di oltre 1,5 gradi nell’ultimo trentennio, scopriremmo che l’umidità in atmosfera aumenta al crescere della temperatura dell’acqua e l’umidità, che poi diventa pioggia, è aumentata di quasi il 10 % rispetto al 1994, l’anno dell’alluvione più drammatica.

Figura 1, andamento temperatura mar Ligure 1° semestre 2025.

 

PRECIPITAZIONI AUMENTANO DEL 13%

La figura 1, con riferimento al Mar Ligure, tratta da un lavoro di ARPAL reperibile al link https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/i-dati-satellitari-copernicus-misurano-la-temperatura-del-mare.html ,evidenzia uno scostamento medio molto superiore a 1° grado sulla media quarantennale, con picchi, nel 2025, di oltre 4 gradi.

Questo significa, assumendo anche solo un aumento medio nell’intorno 2 gradi senza adottare gli estremi estivi degli ultimi anni, un aumento potenziale delle precipitazioni di circa il 12/13 % rispetto ai precedenti eventi alluvionali. Gli studi sviluppati dal progetto Copernicus dell’Unione Europea confermano questa tendenza https://sp.copernicus.org/articles/4-osr8/2/2024/#&gid=1&pid=1

 

Figura 2 Andamento temperature Oceano Atlantico e bacino mediterraneo.

La figura 2, estratta dallo studio sopra richiamato, conferma la grave anomalia termica del mar Mediterraneo (ambito e grafico 5).

Purtroppo l’accelerazione del riscaldamento determina un disequilibrio complessivo che concentra le piogge in periodi sempre più ristretti, alternati a lunghi periodi di assenza precipitativa che spesso diventano siccità. Questo fa si che le piogge diventino sempre più brevi e sempre più intense andando ad impattare su sistemi idraulici per nulla pronti a governare eventi così estremi.

EVENTI FUORI SCALA

Negli ultimi 5 anni si sono manifestati almeno 4 eventi fuori scala e senza precedenti nella letteratura scientifica. Anche la modellistica, allo stato, fatica a creare correlazioni dirette e modelli predittivi affidabili. La percezione collettiva di questi eventi, purtroppo, è molto bassa. In particolare:

  • 3 ottobre 2020, alluvione Sesia con allagamenti anche in areali storicamente non interessati da fenomeni (Langosco);
  • dicembre 2021 – Aprile 2023: 18 mesi di siccità;
  • marzo 2024 – Ottobre 2024: piovosità senza precedenti per numero di giorni di pioggia con gravi impatti sulle colture;
  • 16/18 aprile 2025: evento alluvionale con portate paragonabili al 1994 e al 2000 ma tempo di formazione dimezzato.

Ciò porta a dover ragionar in modo nuovo non solo sul governo dei territori alpini e appenninici, ma anche e soprattutto sugli areali di pianura. Qui gli impatti degli eventi estremi rischiano di assumere caratteristiche sconosciute.

L’ALLAGAMENTO DI LANGOSCO NEL 2020 E AFFINI

L’esempio del 2020 ne è prova plastica quando la riattivazione indiretta e ingovernabile del Roggione di Sartirana, innescata dalla piena del Sesia, contribuì in modo importante al grave allagamento del comune di Langosco.

 

Figura 3, Langosco 3 ottobre 2020.

Il combinato di aumento dell’umidità e innalzamento delle temperature (e quindi anche della quota neve), determina l’esasperazione degli eventi che si presentano estremamente più intensi.

Alcune modellazioni lasciano intravedere anche un 30 % di aumento dell’intensità dei fenomeni e un dimezzamento dei tempi di formazione delle piene. Ebbene, le osservazioni dei dati di pioggia degli ultimi anni nell’areale nord occidentale confermano purtroppo queste tendenze: ottobre 2020: 650 mm in 16 ore; Aprile 2025: 450 mm in 30 ore; settembre 2025: 400 mm in 8 ore.

Grafico 4, pluviometria Sambughetto (VB) ottobre 2020;

Figura 5, Pluviometria Lillianes (Ao) Aprile 2025

 

 

Figura 6, Pluviometria Dego (SV) -bacino Bormida- Settembre 2025.

GLI IDROGRAMMI FLUVIALI

Analoga conferma avviene analizzando gli idrogrammi fluviali delle fasi alluvionali riscontrando insolite rapidità di salita, e in alcuni casi, la persistenza delle onde di piena.

Figura 6, Idrogramma Sesia Palestro (PV) Ottobre 2020.

 

Figura  7, Idrogramma Cervo, Quinto Vercellese –  Aprile 2025

Addentrandosi con prudenza nel campo delle ipotesi si può ritenere non più impossibile una prossima manifestazione di un evento alluvionale con cumulate di pioggia che possono raggiungere localmente i 1000 mm in 72 ore. Quasi il doppio del 1994 e del 2000.

LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DEVE CAMBIARE

Si deve rivedere completamente la pianificazione territoriale estendendo, con urgenza, i criteri delle zone montane e collinari anche agli areali di pianura, soprattutto con riferimento al terrazzo risicolo particolarmente esposto a torrenti alpini con pendenze che superano di molto l’1 %, quasi dieci volte di più dei grandi fiumi delle Alpi.

Fiume Lunghezza (km) Quota sorgente (m) Quota foce (m) Pendenza media (%)
Po 652 2022 0 0,31
Dora Baltea 160 1400 130 0,79
Sesia 138 2500 100 1,74
Cervo (Afflunete Sesia) 65 1900 130 2,72
Tanaro 276 1800 70 0,63
Bormida 154 900 70 0,54

Figura 8, pendenze fiumi nell’areale nord occidentale della pianura padana

I rischi che si corrono, e gli eventi del 2020 e del 2025 ne sono testimonianza, sono quelli di gravissimi danni alle infrastrutture idrauliche ed irrigue. Attenzione va poi prestata anche alle opere di derivazione poste sui fiumi principali in quanto queste, in presenza di portate considerevolmente superiori a quelle delle piene fino ad ora considerate con tempo di ritorno millenario. Queste ultime rischiano di subire danni tali da comprometterne il successivo esercizio irriguo.

ESTENDERE ALLA PIANURA STRUMENTI ANTI ALLUVIONE

Ulteriore attenzione va poi prestata rispetto al rischio emergente dell’aggiramento, durante gli eventi alluvionali, delle stesse opere di presa dei grandi canali irrigui presenti sui fiumi e sui torrenti, con riattivazione incontrollata e ingovernabile del reticolo irriguo. Una tale malaugurata possibilità, pur se remota ma con precedenti (Langosco 2020), rischia di propagare in modo totalmente sconosciuto gli eventi alluvionali lungo le aste irrigue propagando i danni a territori impreparati a governare simili fenomeni.

Questo porta a concludere che gli strumenti posti in essere per mitigare il dissesto idrogeologico in ambito alpino debbano essere estesi anche agli areali di pianura, almeno nella porzione occidentale della valle ampia del Po, al fine di tentare di mitigare e governare dinamiche sempre più estreme e dagli impatti sconosciuti. Autore: Alberto Lasagna, Confagricoltura Pavia

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