«Rispetto alla sfida posta dall’adattamento ai cambiamenti climatici, è necessario abbandonare le acque sicure del porto e affrontare il mare aperto». Massimo Gargano, direttore generale dell’ANBI che riunisce i consorzi irrigui e di bonifica di tutta Italia, si rivolge ai sindacati agricoli che stanno esprimendo contrarietà rispetto al progetto della Regione Piemonte di trasformare i consorzi irrigui Ovest Sesia ed Est Sesia in consorzi di bonifica. Un progetto annunciato dall’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni a Vercelli (leggi l’articolo) e che sta incidendo sul clima delle elezioni per il rinnovo degli organi dirigenti dell’Associazione irrigua Ovest Sesia (Aios).
CAMBIAMENTO TRA DUBBI E RESISTENZE
Direttore, gli enti interessati dalla proposta piemontese sono due grosse associazioni che funzionano: perché trasformarle in consorzi di bonifica?
Perché non bisogna aver paura di cambiare. Se il conte di Cavour avesse avuto timore, quando nessuno immaginava di associare gli agricoltori per portare l’acqua dove non arrivava, quelle associazioni oggi non esisterebbero. Cavour fu un grande innovatore in campo idraulico e irriguo, e la proposta piemontese si colloca proprio in quello stesso spirito di innovazione, capace di intercettare le esigenze del territorio in un panorama climatico profondamente mutato. Il clima sta cambiando e abbiamo bisogno di enti che, dal punto di vista giuridico e strutturale, siano in grado di gestire le conseguenze di questi cambiamenti e di cogliere le opportunità messe a disposizione dal Paese e dall’Unione Europea. La ratio della proposta è tutta qui.
Perchè una parte degli agricoltori è contraria?
I consorzi sono gestiti — e gestiti bene — dagli agricoltori. Questo equilibrio non cambierà. Tuttavia, una cosa è amministrare il bene comune “acqua”, un’altra è considerarlo come una proprietà personale. Non è mai stato così per l’acqua irrigua e non può esserlo oggi, in un contesto in cui la risorsa è scarsa. Chiudersi a riccio, immaginando di difendere diritti che sull’acqua pubblica non esistono, significa semplicemente alimentare tensioni e farlo per tutelare gli interessi di chi vuole preservare una comfort zone a discapito della multifunzionalità della risorsa.
Parole forti. Ma cosa diventeranno – se passerà la linea della Regione – i consorzi del Piemonte Orientale?
I consorzi, come avviene nel resto del Paese, gestiranno una risorsa comune e multifunzionale che non appartiene agli agricoltori, così come non appartiene agli ambientalisti, alle società idroelettriche o ai cittadini. È una risorsa di tutti e deve essere amministrata in modo responsabile, se non vogliamo che aumentino i conflitti legati alla sua disponibilità.
RIFORMA NECESSARIA
E’ davvero indispensabile riformare i consorzi per gestire così l’acqua?
La riforma di cui si sta parlando valorizza questa risorsa in tutte le sue dimensioni. Un consorzio di bonifica può operare a 360 gradi: non solo in ambito irriguo, ma anche in quello ambientale — si pensi alla ricarica della falda, al contrasto al cuneo salino, alla tutela della biodiversità — oltre che nel settore potabile ed energetico. Abbiamo appena “costruito”, insieme al CNEL, che ringrazio, un progetto di legge che consentirà alle Regioni che lo vorranno di affidare ai consorzi di bonifica, tramite convenzioni, la manutenzione delle aree interne, perché i consorzi dispongono di mezzi e competenze adeguati. Dobbiamo lavorare per una piena sintonia con l’intera filiera sociale ed economica: solo così saremo realmente leader, con dignità e responsabilità, e non difendendo interessi corporativi.
Qual è la posta in gioco?
La qualità della vita dei territori e delle attività che vi si svolgono lo dimostra: l’ottima performance dei Consorzi di bonifica nell’utilizzo delle risorse del PNRR ne è una prova concreta e credo che anche in futuro sarà così. La vera domanda è: vogliamo assumerci questa responsabilità verso il futuro o continuare a camminare con la testa rivolta al passato?
PROPOSTA BONGIOANNI
Quindi lei vota per la proposta Bongioanni?
Io non voto. Apprezzo molto lo spirito riformista e la volontà di tutelare la comunità agricola, in particolare quella risicola, che sono pienamente presenti nella proposta di cui si sta parlando. ANBI offrirà tutto il supporto necessario per accompagnare la riforma, perché — come ho già detto — solo la figura giuridica del consorzio di bonifica può assumere responsabilità importanti come quelle che si prospettano, utili a rimodellare il territorio e la gestione della risorsa acqua. L’alternativa è restare immobili mentre il mondo intorno cambia, alla stessa velocità con cui cambia il clima.
Si sta rinnovando la dirigenza dell’Ovest Sesia e il dibattito su questo punto sta diventando incandescente. Anbi è fianco di Bondesan?
ANBI ha l’ambizione di fornire risposte tecniche solide, innovative, concrete e utili al reddito delle imprese, alla competitività dei territori e alla loro bellezza. Bondesan è in linea con questa visione. Il mio appello è di lavorare sui fatti.
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