Il governo Meloni tradisce l’agricoltura, lascia il gruppo dei Paesi produttori guidato dalla Francia e vota a favore dell’accordo con il Mercosur. Non c’è molto altro da dire: un voto è un voto. Politicamente si sceglie da che parte stare e la Meloni sceglie di stare contro gli agricoltori. L’accordo che sarà sottoscritto dall’Europa dopo l’intesa di oggi prevede la progressiva cancellazione dei dazi sul 91% degli scambi tra le due aree.
L’INDUSTRIA IN CAMBIO DELL’AGRICOLTURA
Al momento i dazi dei quattro Paesi Mercosur sulle merci Ue sono del 35% sulle auto, del 20% sui prodotti industriali, del 18% su quelli chimici e del 14% su quelli farmaceutici. L’eliminazione delle tariffe favorirà le esportazioni europee di beni industriali, chimici, farmaceutici, auto e componenti. In cambio, il blocco latinoamericano otterrà agevolazioni sulle esportazioni agricole, in particolare carne bovina, riso, zucchero e bioetanolo. La borsa del riso di Mortara ha già espresso il proprio giudizio politico sull’accordo con una raffica di segni meno.
RECIPROCITA’ E SOGLIA DEL 5%
Evidentemente, il mercato non crede affatto alla “reciprocità” invocata dai sindacati e su cui il ministro Lollobrigida avrebbe detto di impegnarsi. Perchè la Commissione europea possa avviare indagini e far scattare la clausola di salvaguardia sui prodotti agricoli sensibili europei (come il riso) si deve superare una soglia del 5%, cioè Bruxelles interverrà quando le importazioni di prodotti sensibili aumenteranno in media del 5% e i prezzi scenderanno della stessa percentuale in un periodo di tre anni.
Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria hanno votato contro il via libera all’accordo, mentre il Belgio si è astenuto e l’Italia ha votato a favore.
POTENZIALE PRODUTTIVO DEL MERCOSUR
Secondo dati Ente Risi il potenziale produttivo del Mercosur è sei volte superiore a quello dell’Unione europea: 15 milioni di tonnellate di risone contro i soli 2,5 milioni prodotti nel vecchio continente. «In questo scenario, il paese che entra maggiormente in rotta di collisione con il nostro è l’Uruguay, che produce circa 1,5 milioni di tonnellate di risone – una cifra speculare alla produzione media italiana – esportando ben il 95% del proprio raccolto. Una dinamica simile interessa il Paraguay, mentre il Brasile, pur rappresentando il 75% della produzione dell’area, destina quasi tutto il prodotto al consumo interno. L’Argentina si attesta invece su una posizione intermedia, esportando il 40% del proprio riso.
L’ACCORDO Si AGGIUNGE ALLE IMPORTAZIONI DEI PAESI MENO AVANZATI
L’accordo tra Ue e Mercosur, garantendo un accesso a dazio zero per il riso sudamericano senza un analogo trattamento per il prodotto europeo, rappresenta una minaccia concreta. Sebbene il contingente iniziale sia di 10.000 tonnellate (con un aumento progressivo fino a 60.000), il timore è che tale quota vada ad appesantire ulteriormente un mercato già sotto pressione a causa delle importazioni agevolate dai Paesi Meno Avanzati (PMA). Infatti, pur essendo un volume non di enorme rilevanza, considerato che l’Unione europea ha importato 1,7 milioni di tonnellate base riso lavorato nella scorsa campagna di commercializzazione, il quantitativo concesso a dazio zero al Mercosur andrà ad aumentare la pressione sul nostro prodotto che già oggi è in sofferenza considerando che più del 60% del riso importato gode di un’agevolazione tariffaria, quasi sempre totale; il che significa in esenzione del dazio».
BOBBA AMMETTE MANCATA TUTELA RISICOLTORI
La Presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, vicinissima al ministro Lollobrigida, ha dovuto ammettere che «questa intesa non tutela i nostri risicoltori perché la Commissione europea sembra ignorare il forte malcontento del settore minacciato dall’assenza di reciprocità e da importazioni agevolate da paesi che non hanno gli stessi standard ambientali, produttivi ed economici dell’Europa. È indispensabile che non entrino nell’Unione prodotti ottenuti senza il rispetto degli stessi standard di sicurezza alimentare garantiti dalle nostre aziende.
L’Ente Nazionale Risi si adopererà in ogni sede affinché vengano introdotte garanzie reali sulla protezione delle nostre produzioni con efficaci clausole di salvaguardia ed efficienti sistemi di controllo da parte delle autorità preposte sui prodotti importati nell’Ue» . Per l’Ente Risi, la sfida, ora, riguarda anche l’equità delle regole. «Senza questo allineamento, il riso coltivato in Italia – già penalizzato da costi di produzione tra i più elevati al mondo a causa dei vincoli normativi e della qualità del lavoro – si troverebbe a competere in una posizione di insostenibile svantaggio».
UN SORRISO GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Quanto al teatrino sulla Pac, inscenato in questi giorni a bella posta per strappare all’Italia il via libera sul Mercosur (ma davvero pensano che siamo così fessi?) lo commenteremo con una vignetta creata dall’intelligenza artificiale, che mostra l’Europa prima prendere soldi veri e poi dare soldi falsi. Lo facciamo con dispiacere, perché idealmente siamo europeisti: ma questa Europa senz’anima politica e senza rispetto per la propria terra non ci piace. Autore: Paolo Viana
PS: Ci giunge voce che l’Ente Risi stia lavorando per la resurrezione della (so)spirata clausola di salvaguardia, come garanzia per il riso. Ne saremmo lieti, ovviamente, ma vista l’aria che tira non abbiamo grande fiducia in uno sviluppo positivo, per ora.

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