Nei giorni scorsi, la Cia di Novara, Vercelli e Pavia ha affidato a Risoitaliano.eu il compito di coordinare un confronto (impegnativo) tra i presidenti e direttori dei consorzi irrigui. Un momento speciale, perché il sindacato agricolo ha scelto di andare controcorrente.
ALZARE LO SGUARDO DALLA PROPRIA RISAIA
Nessuna promessa ma una scossa morale: Manrico Brustia e Giovanni Daghetta hanno detto chiaramente agli iscritti – e non solo a loro – di non pensare più al proprio interesse individuale e di alzare lo sguardo dalla propria risaia, con l’obiettivo – si badi bene – di guadagnare di più. Chiarissimo il messaggio del convegno del 16 dicembre (leggi l’articolo): nessuno si salva da solo, non si può più pensare solo alla propria fornitura irrigua. Bisogna accordarsi, almeno a livello di distretto, per coltivare nel modo più idrorisparmioso. Inevitabile discutere, a questo punto, di fabbisogni irrigui del suolo, di pesta e anche di asciutta.
PING PONG MERCALLI BALZARETTI
Altrettanto inevitabile riflettere sul fatto che quest’ultima tecnica di semina, in contrapposizione alla sommersione, implica un fabbisogno irriguo concentrato nei mesi in cui è scarsa la risorsa idrica ed è alta la domanda d’acqua del mais. Il climatologo Luca Mercalli ha discusso (scarica Mercalli_CastelloAgognaClima_16dic2025), insieme all‘agronomo Gabriele Balzaretti (scarica Balzaretti_Cia Ente Risi 16122025), sullo scenario descritto dalle precipitazioni in Pianura Padana e i consorzi irrigui hanno messo le carte in tavola: sempre più spesso, non ci sarà acqua a sufficienza per soddisfare una sete non gestita delle risaie.
COOPERAZIONE
Come sappiamo, il comunismo non ha mai attecchito dalle nostre parti. Tuttavia, non è necessario essere seguaci di Marx per non capire che solo una mentalità cooperativa può farci superare questa stagione di siccità ripetute. Va riconosciuto il merito alla Cia di aver lanciato un messaggio ostico ma realistico. Va riconosciuto ai consorzi quello di essersi presentati preparati a sostenere un’analisi tecnica della situazione dalla quale si evince che, per non ritrovarsi infognati in una guerra dei poveri (come nel ’22) si dovrà trovare il modo di incentivare la sommersione oppure disincentivare l’asciutta.
LA RICETTA DI FANFANI
Ecco la ricetta presentata in quest’occasione dal commissario di Est Sesia Ettore Fanfani: «Adattare l’applicazione del deflusso ecologico alle esigenze del territorio risicolo più importante d’Europa, adottando urgentemente deroghe al regolamento regionale e dell’Autorità di Bacino del Fiume Po. Incentivare con contributi significativi il ritorno alla semina in sommersione, per preservare la risorsa idrica quando è disponibile, ricaricare la falda e restituire l’acqua nel Po durante la stagione calda. Ma anche migliorare l’equità della distribuzione dell’acqua, uniformando le contribuzioni degli agricoltori». Durante la discussione tra i presidenti e direttori dei consorzi è emerso anche il difficile confronto con il Ministero dell’ambiente.
DIGA IRRINUNCIABILE
Il direttore del consorzio della Baraggia, Alessandro Iacopino – nel riprendere le preoccupazioni già rivolte al Ministro Gilberto Pichetto Fratin nel corso dell’incontro di Villanova Biellese del 16.12.2025 – ha ricordato che fu sufficiente un singolo provvedimento – approvato nel mese di dicembre del 2021 dalla Regione Piemonte – per trasformare l’irrigazione della Baraggia in un’angosciante resistenza.
L’obbligo di rilascio del Deflusso Ecologico al nodo di Romagnano sul Fiume Sesia (critico per l’approvvigionamento della pianura risicola di baraggia) è improvvisamente salito, nei mesi di aprile, maggio e giugno, da 2 a 13 metri cubi secondo e, nei mesi di luglio e agosto, da 2 a 8 metri cubi secondo. Iacopino evidenzia che tale quantitativo è di fatto uguale alla dotazione della sponda destra e determina un rilascio nel Fiume Sesia che, nei soli mesi da giungo ad agosto, sfiora i 65 milioni di metri cubi. Si tratta di ben 4 volte quello precedente: in pratica la Nuova Diga sul Torrente Sessera, concepita per portare circa 25 milioni di metri cubi in Baraggia.
L’obiettivo era poterne migliorare la resilienza irrigua diventerà ora essenziale e irrinunciabile per evitare che la baraggia scompaia come realtà produttiva, lasciando a casa più di 500 aziende agricole. Iacopino ha posto con evidenza il problema politico, più che tecnico, di questa eventualità. Infine, si è auspicato un confronto con le Istituzioni ed una loro presa di coscienza, a partire dal ADBPO, nell’ambito del protocollo di intesa per la risicoltura.(Nella foto, i relatori del convegno).
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