La nuova settimana di mercato si apre in un contesto sostanzialmente invariato, caratterizzato da una domanda ancora debole. I listini registrano alcuni cali, in parte riconducibili ad allineamenti ai livelli già evidenziati nelle altre piazze (LEGGI), in particolare per il gruppo S. Andrea, per Gloria e per i lunghi A da parboiled di pregio, ed in parte a nuove flessioni. È il caso del gruppo Baldo, che prosegue la fase di arretramento dopo il calo della scorsa settimana. Sulla piazza di Vercelli vengono proposte, inoltre, numerose diciture nominali, sintomo di quotazioni non del tutto definite dai pochi scambi conclusi.
TRA RIBASSI E QUOTAZIONI NOMINALI
Il gruppo S. Andrea e la varietà Gloria confermano il calo a 55 €/q lordi sulla piazza di Vercelli, replicando quanto già avvenuto venerdì scorso a Mortara in seguito alla pubblicazione dei contratti di coltivazione di riferimento per questi comparti. Una dinamica che, al momento, non trova riscontro a Novara, dove le stesse voci vengono mantenute invariate ma con dicitura nominale. Rimane invariata a Novara anche la voce CL 007, rappresentativa dei lunghi A da parboiled di pregio, che invece scendono a 43 €/q lordi sulla piazza di Vercelli, in linea con quanto già osservato venerdì a Mortara.
Per quanto riguarda il gruppo Baldo, Novara si allinea a quanto avvenuto la settimana precedente fin da martedì sulla piazza di Vercelli. Proprio a in questa sede, tuttavia, si registrano ulteriori flessioni: i valori minimi, rappresentativi per CL 712, scendono a 45 €/q lordi, mentre i massimi, riferiti alla varietà Cammeo, arretrano a 53 €/q lordi.
Numerose, infine, le voci nominali rilevate in Piazza Zumaglini. Araldo Pv resta quotato a 55 €/q lordi, ma senza acquirenti oltre i 53 €/q. I lunghi A da parboiled e i medi Provisia faticano a spuntare i 38 €/q lordi di listino, così come il gruppo Roma a 40 €/q lordi. Analoga situazione per i similari di Carnaroli e per il gruppo Arborio, che non trovano compratori a 60 €/q lordi. In questi casi non si assiste a un deprezzamento formale poiché gli scambi sono minimi. Gli agricoltori non sembrano disposti a vendere a prezzi ulteriormente ribassati, portando alla dicitura nominale.
GUERRINI: «SITUAZIONE ESTREMAMENTE DELICATA, DIFFICILE DARE CONSIGLI»
Analizziamo il difficile momento con Roberto Guerrini, presidente di Coldiretti Vercelli-Biella: «La situazione del comparto risicolo è oggi estremamente delicata. La preoccupazione, rispetto alle settimane precedenti, è cresciuta. Il mercato è fermo: mancano gli scambi, manca la domanda. Nelle attuali condizioni, qualsiasi risicoltore che decidesse di vendere sarebbe costretto a svendere il proprio prodotto. Parliamo di prezzi ben al di sotto dei costi di produzione, una dinamica che mette seriamente a rischio la sostenibilità economica.
In questo contesto, non mi sento nella posizione di dare consigli, perché ogni azienda ha una storia e necessità diverse. Mi metto nei panni di chi deve far fronte a scadenze, pagamenti e costi già sostenuti e capisco bene quanto sia difficile decidere se attendere o vendere. Il contesto è oggettivamente molto preoccupante e richiede interventi rapidi e strutturali. Per questo motivo accolgo con favore l’iniziativa di Ente Risi, che ha convocato per giovedì mattina un tavolo di confronto tra produttori ed l’industria. Sarà un momento fondamentale per analizzare in modo approfondito il momento e individuare soluzioni condivise».
«SERVE UNA RECIPROCITÀ DALLA A ALLA Z»
«La crisi, infatti, non riguarda solo i produttori, ma coinvolge tutta la filiera risicola e tutto l’indotto – prosegue il risicoltore di Salussola -. Quando l’agricoltore non guadagna faticano anche i fornitori di mezzi tecnici e i costruttori di macchinari, con effetti a catena sull’economia del territorio. A complicare ulteriormente il contesto vi sono dinamiche che escludono l’intera filiera nazionale. In primis il riso che entra già confezionato nell’Ue ma anche il riso lavorato che arriva nei porti del Nord Europa, dove viene confezionato e immesso sul mercato.
Tutta questa merce viene prodotta con diverse norme agronomiche, previdenziali e finanziarie. Tuttavia, entra in Ue con controlli saltuari che interessano solo il prodotto finito e solo in termini di salubrità per il consumatore senza verificare impatto ambientale e condizioni di lavoro. Coldiretti non è contraria agli scambi internazionali, ma ribadisce il principio della reciprocità: non è accettabile competere con prodotti che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali. Senza una stabilizzazione del mercato e regole comuni, diventa impossibile programmare investimenti e garantire un futuro al settore». Autore: Ezio Bosso

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