La prima seduta di borsa dell’anno a Mortara ha segnato l’arrivo del primo listino relativo al risone nel 2026. Il debutto non è passato inosservato, poiché ha introdotto una serie di deprezzamenti che hanno interessato i gruppi varietali del comparto risotto. Il quadro che emerge è quello di un avvio d’anno complesso, caratterizzato da segnali di debolezza diffusi, sul cui sfondo si staglia l’accordo-Ue Mercosur. Questo testimonia la distanza delle istituzioni nazionali e comunitarie dalla risicoltura, pur non intaccando nell’immediatezza gli andamenti di mercato secondo gli esperti.
CALANO I RISOTTI
Nel dettaglio, la seduta di venerdì mattina ha portato a deprezzamenti per i gruppi Roma, Arborio, Carnaroli, Sant’Andrea-Gloria e Vialone Nano. In molti casi non si tratta di veri e propri nuovi livelli di mercato, quanto piuttosto di un avvicinamento a prezzi che erano già stati vociferati prima della pausa festiva (LEGGI). È il caso, ad esempio, dei similari di Carnaroli e del gruppo Arborio, che si avvicinano alla soglia dei 60 €/q lordi ventilati prima di Natale, così come il gruppo Roma che si avvia verso i 40 €/q lordi. In tutti questi casi, almeno per il momento, le remunerazioni che in precedenza venivano proposte come lorde risultano attualmente indicate a listino come nette. La rapidità con cui tali adeguamenti si sono manifestati potrebbe inoltre essere influenzata dal clima negativo che coinvolge le materie prime alimentari, riso compreso, alla luce dell’accordo UE-Mercosur.
Sul fronte dei trasferimenti settimanali (VEDI), i volumi risultano quasi nulli, complice una settimana ricca di festività. Questo contribuisce a giacenze che si collocano ai massimi degli ultimi quattro anni. Ciò a fronte di quantitativi trasferiti ai minimi dai tempi della siccità, quando però la produzione era stata inferiore di circa 1,5 milioni di quintali. Il comparto che mostra le maggiori difficoltà resta quello dei Lunghi B, penalizzato da importazioni in forte crescita. Al 6 gennaio sono state importate 71.431 tonnellate di riso semigreggio e lavorato, un dato in aumento del 20% rispetto allo scorso anno, che a sua volta aveva già registrato un incremento del 38% sull’anno precedente.
GHISONI: «CON QUESTI NUMERI DIFFICILE VEDERE APPREZZAMENTI»
Approfondiamo l’inizio del nuovo anno nel mercato risicolo con Paolo Ghisoni, mediatore pavese: «Il mercato di venerdì mattina non ha evidenziato movimenti rilevanti rispetto alla situazione di fine anno. La presenza degli operatori è stata contenuta, con assenze significative anche tra alcuni player principali. Gli adeguamenti di prezzo osservati si rifanno a remunerazioni già viste in precedenza nelle compravendite, sebbene risultino delle novità a livello ufficiale. Se i dati diffusi da Ente Risi in merito a raccolto e giacenze dovessero risultare aderenti alla realtà, sarà difficile assistere ad apprezzamenti nei prossimi mesi. Questo anche alla luce dell’andamento lento dei ritiri, che testimonia un ritmo di lavorazione non ottimale da parte dei trasformatori.
Va tuttavia ricordato che l’ente ministeriale, pur con l’obiettivo di fornire un quadro attendibile, negli ultimi anni non è stato esente da errori. Un esempio riguarda l’ultimo bilancio di collocamento consuntivo. In esso le rimanenze al 31 agosto, inizialmente stimate in 119.753 tonnellate, sono state corrette a 30.351 tonnellate. Ciò ha comportato un errore di stima di circa 900 mila quintali, pari a una sovrastima del 6,1%. Se un errore analogo dovesse emergere anche dalle denunce di produzione dei risicoltori nel 2025, il danno da grandine si avvicinerebbe maggiormente alle stime degli esperti, arrivando attorno a 1,5 milioni di quintali, e significherebbe che le giacenze attuali sono meno abbondanti di quanto oggi appaia.»
«DAZI E DIFFERENZAZIONE PER TUTELARE IL REDDITO DEI PRODUTTORI»
«Analizzando i singoli comparti – prosegue Ghisoni -, quelli che ritengo più difficili da vedere in apprezzamento sono i lunghi A e i lunghi B. I primi a causa di una disponibilità elevata legata ai maggiori investimenti della scorsa campagna. I secondi in quanto la concorrenza delle importazioni continua a essere particolarmente forte. Non solo per il prodotto lavorato e semilavorato ancora da confezionare, ma anche per il riso già confezionato, i cui volumi risultano in costante aumento. In ogni caso, l’Europa resta uno dei pochi mercati a mantenere l’assenza di dazi verso moltissimi Paesi esportatori di materie prime, tra cui il risone. Nel contesto globale attuale sarebbe forse opportuno ripensare questa strategia. La direzione intrapresa dai nostri governanti sembra però opposta, come dimostra l’accordo UE-Mercosur recentemente approvato.
Pur non ritenendo che questo trattato influenzerà in modo significativo i quantitativi importati nel breve periodo, rappresenta comunque un’ulteriore apertura a importazioni a dazio zero. Per il riso italiano sarebbe invece importante creare maggiori barriere all’ingresso al fine di tutelare il reddito dei produttori. Inoltre, come dimostra il Basmati, ritengo sia fondamentale lavorare maggiormente sulla differenziazione del prodotto. Questo aprirebbe ad esportazioni ad alto valore aggiunto verso mercati come la Cina, come già si era provato a fare in passato nel contesto della Via della Seta.» Autore: Ezio Bosso

Puoi seguirci anche sui social: siamo su facebook, e linkedin. Vuoi essere informato delle novità? Compila il modulo newsletter e whatsapp presente in home page. Se vuoi leggere ricette trovi tutto su http://www.risotto.us. Se coltivi anche grano leggi www.granoitaliano.eu


