80 ANNI E NON SENTIRLI!

Eugenio Gentinetta

Come ci piace sempre ribadire in occasione dei piccoli e grandi convegni a tema agroalimentare, l’Italia è il Paese delle eccellenze. Un lembo di terra che si protrude nel mar Mediterraneo e che riesce a condensare in poco più di 300.000 chilometri quadrati una tale diversità di ambienti, di culture e di retaggi che perfino prendendo in considerazione un intero continente è difficile riscontrare. Volendo guardare oltre il luogo comune, va da sé che una tale ricchezza non possa non ripercuotersi anche sulle persone, e così talvolta capita che nei più diversi settori della nostra economia vi siano delle figure capaci di esercitare un’influenza così profonda da mutarne le regole e i paradigmi.

L’ECCELLENZA RISICOLA

La risicoltura non fa eccezione: tecnicamente il nord Italia è situato a latitudini troppo elevate per essere un’ambiente idoneo. Tuttavia, gli agricoltori “non lo sanno” e vanno avanti a produrre riso… che sarà pure lo 0,5% del totale prodotto annualmente nel mondo, ma è sicuramente ed indiscutibilmente riconosciuto come il prodotto di qualità più elevata reperibile sul mercato mondiale.

I risultati non sono certamente scontati. Si tratta del frutto di un lavoro di ricerca e sperimentazione scientifica fatto da persone che vi hanno dedicato la loro attività lavorativa. Uno di questi è sicuramente Eugenio Gentinetta (foto grande; ndr), rinomato agronomo e genetista con il quale chi scrive ha la fortuna ed il privilegio di lavorare “gomito a gomito”.

UNA VITA PER LA RICERCA

Nato 80 anni fa in Val d’Ossola, dopo una parentesi da ufficiale degli Alpini si è trapiantato in terra bergamasca in seno agli Istituti di cerealicoltura (oggi Crea) nei quali ha svolto una brillante carriera di sperimentatore e ricercatore, intervallata da alcuni anni anche all’ Ente Nazionale Risi. La risicoltura, si sa, è un po’ una malattia, e anche il nostro Eugenio deve esserne stato contagiato visto che dopo il pensionamento ha ben pensato di continuare privatamente l’attività di miglioramento genetico dedicandosi proprio al riso. Attività che è stata impostata proprio sul concetto di grande variabilità, e che lo ha portato ad incrociare tra loro e sperimentare varietà provenienti dai più disparati luoghi del mondo, contribuendo in maniera essenziale a quella che è oggi la risicoltura italiana.

PRECURSORE IN MOLTE DIREZIONI

Per capire quanto profondamente il nostro settore possa essere influenzato dalla sua opera, si osservi che il concetto stesso di varietà “similare” è nato con il Karnak (la prima varietà da lui costituita). Poi, a seguire, l’evoluzione è avvenuta con il Caravaggio, il Keope e il Leonidas al punto di dover perfino modificare nel 2017 una legge sul commercio del riso in vigore quasi immutata dal 1956.
E’ doveroso poi menzionare, in questi tempi in cui tanto si discute di TEA, che la prima varietà contenente 3 geni di resistenza al brusone, l’Augusto, è iscritta oltre 20 anni fa! Infine, la varietà che più di ogni altra riesce a sintetizzare il suo lavoro, il Cammeo. Da “umile” similare del Baldo è arrivato a coprirne oltre il 90% del mercato, surclassandolo sotto tutti i punti di vista e diventando un riferimento sui mercati internazionali.

I FONDAMENTALI NON SI DIMENTICANO

Questi risultati stupiscono ulteriormente perché al di là della grande preparazione scientifica sono arrivati con strumenti semplici, tecniche mendeliane risalenti all’800 e pochissime risorse economiche. E’ pur vero però che niente di tutto questo è sufficiente senza quel tocco di genio italico che il Nostro incarna così bene, alla sua determinazione e alla capacità, ad ottant’anni ormai suonati, di guardare sempre avanti e di programmare il futuro con la grinta e la volontà di un ventenne. Buon compleanno, Eugenio! Autore: Cesare Fedeli, MISE

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