MIGLIAIA DI ETTARI IN MENO

migliaia di ettari

Si allineano le borse piemontesi alle variazioni viste venerdì a Mortara (LEGGI). Una novità a Vercelli, che riguarda i lunghi A da parboiled. Questi registrano un lieve calo, inatteso alla luce di disponibilità attuali non elevate e prospettive di semina in calo. Proprio riguardo ai dati relativi alle semine, trapelano le prime indiscrezioni, che parlano di un calo generalizzato della superficie a riso.

MERCATO AGLI ANTIPODI PER INTERNI E TONDI

In sala di contrattazione la domanda pare essere rivolta per lo più verso i risi da interno, in particolare dei gruppi Arborio e Carnaroli. Vercelli propone apprezzamenti per tutte e tre le voci che rappresentano questi due gruppi, ma si tratta in ogni caso di allineamenti ai prezzi già espressi nelle altre sedi. Le quotazioni ufficiali paiono deficitarie rispetto a quanto ottenibile allo scambio per questi due comparti. Il gruppo Arborio è scambiato anche a 55 €/q lordi e i similari di Carnaroli a 65.

Al contrario, continua il momento negativo dei tondi, in particolare per Selenio attualmente. Gli altri risi del comparto si sono stabilizzati ai 45 €/q lordi proposti a listino, mentre per la varietà italiana più pregiata per la preparazione del sushi sembra che il prezzo a listino di 52 €/q lordi sia difficile da ottenere allo scambio. Compare anche la non quotazione per la voce “Centauro”.

Per i lunghi B contesto lievemente positivo, con un ritorno stabile a 32 €/q lordi per tutte le varietà. Difficoltà per i lunghi A da parboiled, in lieve calo a listino a Vercelli dove si sono chiusi affari a 33 €/q lordi. Per questi risi la concorrenza del gruppo Baldo, scambiato tra i 30 ed i 33 €/q lordi ed in esubero in termini di giacenze, lede la remuneratività. La disponibilità degli stessi lunghi A da parboiled non è elevata e sono previste semine in calo.

TRAPELANO I PRIMI DATI SULLE DENUNCE DI SUPERFICIE

Proprio in relazione alle previsioni di semina, arriva la notizia che l’ettarato della risaia italiana avrebbe perso quest’anno circa 18.000 ettari. Un calo compreso tra il 7 e l’8% rispetto allo scorso anno. Si tratta delle prime indicazioni emerse dalle denunce di superficie presentate dai produttori all’Ente Nazionale Risi, basate secondo le indiscrezioni su un campione pari al 40% delle aziende risicole. La notizia – fornita come ufficiosa e accompagnata dalla richiesta della massima riservatezza – è trapelata dall’incontro convocato recentemente a Mortara per fare il punto su prezzi e import-export con i rappresentanti regionali dei sindacati e con l’Airi. Si aspetta ora la pubblicazione ufficiale del sondaggio, atteso intorno al 20 luglio.

BRUSTIA: «SERVONO CONTRATTI DI FILIERA E PROGRAMMAZIONE DELLE SEMINE»

Manrico Brustia, responsabile Settore Riso e Irrigazione di Cia Piemonte e consigliere dell’Ente Nazionale Risi, analizza la situazione affermando: «Ultimamente si riscontrano riduzioni anche per le quotazioni del tondo, comparto che aveva retto fino a un mese fa. Uno sviluppo scaturito probabilmente da un investimento di superficie in netto aumento nella campagna 2026 per i risi di questo comparto. Al contrario in termini complessivi si prevede un calo. Questo è figlio di quotazioni al di sotto della remuneratività per gran parte del mercato in corso in alcuni comparti. Un processo di ridimensionamento della risicoltura che crescerà sicuramente nelle semine 2027 se non si trova una soluzione al contesto attuale».

Quanto al lieve ribasso dei lunghi A da parboiled, Brustia lo riconduce a scelte industriali: «L’industria in questo momento è più orientata a comprare i medi ed il gruppo Baldo. Entrambi i comparti sono a prezzi inferiori e sovrapponibili per molti utilizzi. In generale, nell’ultimo periodo abbiamo visto aumentare gli stock presso le riserie, segno che a questi prezzi gli industriali stanno facendo scorta».

Sul fronte internazionale, Brustia segnala il un aumento dei prezzi nei principali paesi esportatori asiatici: «Soprattutto in Thailandia, Myanmar e Cambogia, con l’eccezione dell’India. Questo sta accadendo per due motivi, l’aumento dei costi e il fenomeno climatico del Niño. Una dinamica che potrebbe portare a un rialzo dei prezzi sul prossimo raccolto, ma che non basta a risolvere i nostri problemi. Non possiamo vivere sulle disgrazie degli altri. Oggi bisogna pensare a come organizzare la commercializzazione del riso e dare reddito agli agricoltori. Occorre trovare soluzioni concrete. Per questo vogliamo favorire lo sviluppo di contratti di coltivazione o di filiera sul modello del grano, con un sostegno pubblico che incentivi una programmazione delle semine legata alle reali necessità dell’industria. Autore: Ezio Bosso

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