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L’ANNO RITARDATARIO

da | 31 Dic 2019 | NEWS

L’annata 2019 ha presentato un meteo poco favorevole. Le piogge ed il freddo di maggio non sono state favorevoli alle semine ed all’emergenza dei risi. Il ritardo vegetativo si è protratto per tutta la stagione, fino al raccolto. Chi non ha completato le operazioni entro fine ottobre, ha subito ritardi importanti a causa delle piogge continue ed abbondanti di novembre, tanto che gli ultimi ritardatari hanno terminato dopo Natale. Il raccolto rimasto troppo a lungo sotto le piogge ne ha risentito nella qualità, specie per le varietà soggette ad allettamenti. Nonostante ciò, le stime di produzione pubblicate da Ente Risi indicano una quantità di raccolto normale.

In ritardo anche il mercato

La campagna di vendite del raccolto 2018 si è conclusa con poche rimanenze, ed il ritardo del nuovo raccolto ha ritardato anche la campagna acquisti: il primo listino completo di tutte le varietà è comparso solo a metà ottobre. I prezzi di partenza sono stati prudenti, ma accettabili, tranne il lungo B, del tutto deludente. Nel corso dei due mesi successivi il mercato si è animato, con un recupero importante, specie nel comparto dei tondi, con il Selenio come varietà più quotata. Anche il lungo B ha fatto qualche modesto progresso, rimanendo però sempre al di sotto dei costi di produzione. Qualche contratto di acquisto con pagamenti “a babbo morto” apparso a fine novembre ha tutta l’aria di essere un incentivo da parte dell’industria a seminare ancora indica, per evitare ingolfamenti delle varietà japonica nel 2020. 

In ritardo la clausola…

A fine anno, c’è stato un arretramento delle quotazioni dell’Arborio, spinto dalle previsioni di qualche rimanenza, e di un annunciato boom di semine del similare CL388 nella prossima campagna. C’è stato un ribasso per i similari del Carnaroli, mentre le partite di vero Carnaroli, specie se di buona qualità, hanno mantenuto i prezzi.  I trasferimenti all’industria dei risoni, partiti a rilento, hanno raggiunto quantitativi in linea con gli scorsi anni. Gli scarsi acquisti visti in dicembre sono stati equilibrati dal ritiro delle partite contrattate prima del raccolto, specie per i tondi. La clausola di salvaguardia, applicata solo parzialmente e con qualche furbizia, non ha ancora dato tutti i risultati sperati sull’indica, mentre rischia di essere aggirata dai paesi EBA mediante la coltivazione di risi japonica. Sembra più efficiente la barriera non doganale dei controlli sui residui di fitofarmaci, specie fungicidi ed insetticidi. indispensabili nei climi caldi.

…in ritardo il biologico italiano

Per il mercato del biologico ci sono solo statistiche sui trasferimenti; non sono ancora riportati separatamente nel bilancio di collocamento. Questo dovrebbe essere il primo anno nel quale si ha una statistica delle rese per ettaro, attesa con curiosità. Si sa di un calo di investimenti rispetto al 2018, e dei tentativi di invadere questo settore merceologico da parte di concorrenti extracomunitari, che ne hanno già ridotte le quotazioni.

…e in ritardo anche i marchi

Continuano i tentativi di valorizzazione del riso italiano. Si continua a parlare di obbligatorietà di dichiarare la provenienza in etichetta, di certificazione della sostenibilità (corsi all’Ente Risi). A conseguire i marchi “riso italiano” di Ente Risi, al “classico”, al “Global GAP” molte aziende agricolo dedicano tempo e lavoro, con soddisfazioni non sempre all’altezza delle aspettative. Nel 2109 il vecchio progetto di una IGP “Valle del Po” ha avuto una accelerazione importante da parte di un gruppo di volonterosi che hanno redatto una documentazione molto corposa e dettagliata. Se confrontata con i disciplinari dei altre IGP e DOP italiane e straniere, dovrebbe avere le carte in regola per essere approvata nel 2020. Ma serve anche la volontà politica. Le poche grandi riserie detentrici degli importanti marchi storici puntano il marketing sul nome, ed appaiono infastidite dai tentativi di qualificazione del prodotto con garanzie riferite alla provenienza ed alla qualità, più apprezzate dagli acquirenti europei. Autore: Paolo Viana

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