«EST SESIA DA RIFARE»

Coldiretti mette sotto accusa i vertici a due settimane dal rinnovo, ma Confagricoltura ha la maggioranza
Roberto Moncalvo

E’ guerra sull’Est Sesia. La Coldiretti Piemonte rompe con i vertici, annuncia che uscirà dal Cda e chiede ufficialmente «una rinnovata governance che sappia gestire le risorse idriche in maniera strategica per tutelare il lavoro delle aziende agricole che troppo spesso negli ultimi anni sono state costrette a fronteggiare situazioni di difficoltà dovute a una non corretta amministrazione». In altre parole, secondo la bonomiana, il consorzio, che gestisce 150.000 ettari, non sa fare il proprio lavoro. Non fa «i veri interessi degli agricoltori». Non è «efficace e trasparente». Insomma, tutto da rifare.

Ecco il testo del comunicato emesso a due settimane dal rinnovo dei vertici, con l’assemblea dei delegati convocata per il 23 dicembre, una data scelta forse sperando che il Natale renda tutti più pacifici, o semplicemente faccia scendere il quorum: «Serve un nuovo ente – spiega Coldiretti Piemonte (ma un’identica nota è stata diffusa da Coldiretti Lombardia) – più vicino ai veri interessi degli agricoltori, che sappia rispondere più velocemente e in maniera efficace alle loro istanze. Più volte abbiamo sollecitato un cambio di rotta senza però trovare la disponibilità al confronto – continua Coldiretti Piemonte –. Per questo, in occasione delle votazioni del prossimo 23 dicembre, i rappresentanti Coldiretti non saranno disponibili a far parte di un consiglio di amministrazione che non intenda rinnovarsi. C’è bisogno di una nuova azione programmatica – conclude– condivisa, efficace e trasparente, che sappia farsi carico delle nuove sfide a cominciare dalla tropicalizzazione del clima che impone il passaggio dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione. Servono opere di manutenzione, innovazione, ricerca e nuovi progetti per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà in un’ottica di risparmio, recupero e riutilizzo».

L’atto di guerra è pesante, perchè porta la firma dell’ex presidente nazionale di Coldiretti. Tuttavia, a quanto ci risulta, lo stesso Moncalvo, accompagnato dai dirigenti lombardi dell’organizzazione, aveva tentato nei giorni scorsi di trovare un’intesa con il consorzio, dialogando con il presidente uscente Giuseppe Caresana (candidato per succedere a se stesso): un colloquio riservatissimo ma che evidentemente non ha portato ad alcuna intesa. Non si sa se il fallimento sia da imputare al contenuto delle richieste avanzate da Coldiretti o al fatto che l’elezione dei delegati ha confermato la maggioranza di Confagricoltura in seno al Cda. Sicuramente, sono mesi e mesi che Coldiretti – la quale controlla in ambito risicolo i consorzi irrigui Ovest Sesia e ETVIlloresi e a livello nazionale la stessa Anbi – lavora ad una nuova ipotesi di governance del consorzio novarese. La conta dei delegati, che vi abbiamo proposto nei giorni scorsi, non darebbe spazio a ulteriori operazioni, perché Confagricoltura e Cia conservano la maggioranza. Oggi, quindi, lo strappo definitivo: se Caresana resterà sordo al dialogo, il sindacato giallo non entrerà nel Cda. Prendere o lasciare. Autore: Paolo Viana

 

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