DE PROFUNDIS PER L’INDICA

Alla consulta agricola l'Airi spiega che il lungo B non interessa più

L’industria risiera abbandona il riso indica al suo destino. Con una mossa a sorpresa, l’Airi si è presentata alla Consulta Risicola dell’Ente Nazionale Risi che si è riunita il 7 febbraio 2019 presso il Centro Ricerche sul Riso di Castello d’Agogna spiegando che non le interessa più una risaia di 65mila ettari di riso da esportazione, ma preferisce puntare su tondi e risotti. La notizia è contenuta nel verbale della riunione diffuso dall’Ente Risi (leggi le slides). Dopo aver spiegato perché il sondaggio semine sia stato prorogato («considerata l’estrema incertezza a seguito dell’applicazione della clausola di salvaguardia») ed aver evidenziato comunque la prospettiva di «un aumento importante del comparto dei risi tondi, un aumento contenuto dei lunghi A da mercato interno, un’invarianza per i lunghi B», si è deciso di commentare le richieste dell’industria (leggi l’articolo di Risoitaliano che le illustra) i rappresentanti dei risicoltori hanno manifestato «perplessità per la richiesta di un aumento così considerevole  della superficie a riso ed in particolare per i risi tondi. Circa il dato Airi per la richiesta di riso lungo B, la parte agricola ritiene il dato basso rispetto alle aspettative legate all’applicazione della clausola di salvaguardia. Inoltre, i rappresentanti dei risicoltori hanno chiesto se la maggior richiesta di superficie sia da imputare effettivamente ad un aumento dei consumi o se quest’ultimo sia solo il frutto di un ribasso del prezzo del risone» si legge.

«I rappresentanti dell’industria hanno motivato le proprie richieste – recita il verbale -, spiegando che le quotazioni attuali dei risoni sono tali da renderne difficile la commercializzazione e, pertanto, l’aumento di superficie di alcuni comparti è motivata con la necessità di riportare il mercato in equilibrio. Secondo l’industria si sta registrando una maggiore richiesta di riso tondo legato ad un aumento dei consumi. Circa il riso lungo B, la motivazione di una richiesta di superficie pari a 57.000 ettari risiede nel fatto che i mercati non si adeguano immediatamente alle mutate condizioni e quindi la loro indicazione deve essere valutata in un’ottica di prudenza». Un atteggiamento in evidente contraddizione con ciò che l’Airi sosteneva il 13 novembre (leggi l’articolo): evidentemente è cambiato il quadro del mercato oppure gli industriali hanno trovato nuovi fornitori di indica europeo (Spagna e Grecia) o semplicemente vogliono raffreddare le quotazioni del riso indica italiano, cresciute nelle scorse settimane. Questo dietrofront, verosimilmente orchestrato dal presidente Airi Mario Francese (foto grande) ha delle conseguenze anche nei rapporti con il Ministero: infatti, da tempo si stava tornando a ragionare sull’idea di assegnare a chi seminasse indica la parte aggiuntiva dell’aiuto accoppiato concesso al riso (quella concessa da Centinaio, come ricorda quest’articolo), pari a cinquanta euro ad ettaro (sui totali 150). Stando così le cose, l’idea tornerà nuovamente nel cassetto. (HAI LETTO LE NOVITA’ DEL DISERBO?) Autore: Paolo Viana

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Risicoltura
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