«MAI STRACCIATO QUEL CONTRATTO»

L'Airi ribatte a Confagricoltura e Cia sugli stabiliti al triciclazolo con una lettera che pubblichiamo integralmente

L’Airi risponde per le rime ai sindacati degli agricoltori: «Non siamo mai usciti dal contratto tipo». La denuncia degli stabiliti al triciclazolo (LEGGI L’ARTICOLO)non è caduta nel vuoto, provocando la risposta ufficiale del presidente dell’Airi Mario Francese che ha scritto ai sindacati per contestare le loro affermazioni. Risoitaliano è in grado di farvi leggere la lettera dell’industria (LEGGI IL DOCUMENTO AIRI) nella sua versione integrale. La sostanza delle argomentazioni è, come ci spiega lo stesso Mario Francese (foto grande), che «il contratto tipo prevede la possibilità di condizioni in deroga ed è ciò che hanno applicato alcune riserie nel predisporre gli stabiliti, con l’intento di mantenere alto lo standard di qualità del riso italiano, che ovviamente nasce nei campi».

Dal gennaio scorso, spiega il presidente dell’Airi nella missiva ai sindacati, l’associazione ha svolto un’opera di sensibilizzazione di tutti gli interlocutori interessati, a partire dai Presidenti nazionali dei sindacati agricoli, purtroppo senza ricevere riscontri, e dei mediatori; l’attività svolta ha avuto l’obiettivo di informare puntualmente i risicoltori, invitandoli a non usare né detenere in azienda il fitofarmaco proibito, ad immagazzinare separatamente i raccolti, se le scorte del 2016 avessero avuto un residuo superiore a 0,01 mg/kg, e responsabilizzandoli per l’intera shelf-life del prodotto rispetto al rischio di contaminazioni oltre i limiti di legge; da luglio, anche alla luce dell’aumento dei controlli privati e pubblici sia in Italia che negli altri Paesi UE, abbiamo suggerito ai nostri soci un rafforzamento della tutela contrattuale, valutando necessarie due deroghe al contratto di compravendita del risone, la prima che l’accertamento delle caratteristiche del risone in riseria deve intendersi riferito unicamente ai vizi apparenti, la seconda che l’acquirente ha la piena facoltà di procedere al campionamento del risone acquistato, anche prima del ritiro a mezzo di personale proprio o di terzi all’uopo delegati».

I sindacati non hanno gradito affatto quest’attività, generata, come abbiamo scritto, dalle pressioni della grande distribuzione sull’industria, e contesta all’industria di strumentalizzare il Regolamento europeo confondendo il prodotto che deve presentare il nuovo LMR di triciclazolo: riso lavorato secondo la norma comunitaria e risone secondo le richieste dell’industria di parboilizzazione. Su questo punto Airi precisa «che i limiti massimi di residui di contaminanti previsti dal regolamento comunitario si riferiscono al riso tel quel, sia esso riso lavorato, riso semigreggio o riso greggio. A conforto di ciò si evidenzia che, come precisato anche dalla circolare del Ministero della Salute DGISAN 0025446 del 19 giugno scorso, è stato possibile mantenere il limite di 1 mg/kg anche sul riso greggio ancora detenuto dagli agricoltori grazie ad una interpretazione secondo la quale “immissione sul mercato” “comprende il riso già raccolto e tenuto a scopo di vendita (incluso quello stoccato nei magazzini degli agricoltori)”».  (LEGGI L’ARTICOLO SUL REGOLAMENTO DEL LMR)

Quanto alla richiesta di rispettare i tempi di pagamento dei contratti, che concludeva la lettera inviata dai sindacati alle Camere di Commercio e all’Airi per denunciare gli stabiliti al triciclazolo, tempo previsti all’articolo 62 D.L 1/2012 che prevede il pagamento a 60 giorni delle partite di risone acquistate, l’Airi conferma l’assoluto rispetto di questa clausola e Francese, al telefono con la nostra redazione, è ancora più deciso: «se vi sono casi di mancato rispetto vanno denunciati».

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Risicoltura
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