RISICOLTURA VULNERABILE

L'analisi di Roberto Pretolani sulla politica agricola al convegno del 19 settembre

Cosa succederà con la nuova Pac alla risicoltura? Bisogna guardare innanzi tutto al recente passato. Ce lo spiega una relazione su “Effetti della Pac 2014-2020 sulle aziende risicole italiane” presentata da Roberto Pretolani,  Ordinario di Economia ed Estimo Rurale presso La Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano in apertura al convegno su “Prospettive della Pac tra produzione e ambiente” che si è tenuto all’università di Milano il 19 settembre. La sintetizziamo per i nostri lettori: «Dall’origine della PAC – spiega l’esperto – abbiamo riscontrato una netta separazione tra l’organizzazione comune di mercato del riso (istituita con reg. (CEE) 16/64 e modificata da ultimo dal reg. (CE) 1785/2003) e quella degli altri cereali. Tale distinzione è rimasta sino all’avvio dell’OCM unica nel 2008, ma sono tuttora presenti misure differenziate per la regolazione dei rispettivi mercati.

La progressiva riduzione dei prezzi comuni garantiti e il passaggio dal sostegno accoppiato a quello disaccoppiato hanno coinvolto anche il riso, ma con tempi e modalità differenti rispetto agli altri cereali. In particolare la riforma Mac Sharry, operante dal 1993 per gli altri cereali, è stata estesa nel 1996 al riso prevedendo un pagamento parzialmente accoppiato uniforme pari a 318 euro/ettaro, mentre con la Mid-Term Review del 2003, sono stati istituiti due pagamenti: uno disaccoppiato di 616 euro/ettaro, assegnato sotto forma di titoli e uno accoppiato pari a 453 euro/ettaro (calcolato sulla base di un sostegno di 75 euro/tonnellata). Con le decisioni dell’Health Check della PAC, dal 2011 i pagamenti per le aziende risicole sono stati totalmente disaccoppiati.

L’ultima riforma della PAC 2014-2020 ha considerato solo in parte le particolarità del riso. Le uniche norme specifiche riguardano l’esenzione delle superfici a “colture sommerse” da alcuni obblighi del greening: nella proposta iniziale della Commissione UE era prevista unicamente l’esenzione dall’obbligo di diversificazione colturale per le aziende con il 100% delle colture effettuate in sommersione; nelle disposizioni finali, invece, non sono tenute ad applicare gli obblighi della diversificazione e delle aree ecologiche le aziende che destinano almeno il 75% delle superfici a colture sommerse e/o a foraggere e in cui le restanti superfici a seminativi non superano i trenta ettari.

Per quanto riguarda la convergenza interna degli aiuti verso un pagamento omogeneo, misura di particolare rilievo per le aziende risicole, che avevano un valore elevato dei titoli storici, la scelta delle modalità è stata lasciata agli Stati Membri. L’Italia ha adottato il metodo di convergenza parziale del valore dei titoli (art. 25 par.4 e par.7 del reg. (UE) 1307/2013) che prevede una riduzione massima del 30% del valore unitario dei titoli tra il 2015 e il 2019.

Nonostante le eccezioni previste per il riso, tra i produttori agricoli e gli altri attori della filiera è diffusa la preoccupazione che la riduzione degli aiuti possa rendere la coltivazione del riso meno remunerativa e che il settore sia esposto ad un significativo ridimensionamento. A tale preoccupazione il Ministero delle Politiche Agricole ha dato risposta, istituendo di un premio specifico nell’ambito delle misure di sostegno accoppiate per i settori in crisi o in difficoltà, o per i quali esiste un rischio di abbandono o di declino della produzione, con ripercussioni negative sull’equilibrio agro-ambientale di alcune aree territoriali (MIPAAF 2014a).

In applicazione del titolo IV del reg. (UE) 1307/2013 l’Italia ha destinato ad aiuti accoppiati l’11% del budget nazionale, pari a 426 milioni di euro nella media 2015-2016, di cui 22,6 milioni destinati alla misura 3 – Premio specifico per il riso. L’importo unitario del premio stimato dal MIPAAF, calcolato su 188.000 ettari, è pari a 120 euro per ettaro; nel caso di superamento di tali superfici il premio unitario viene ridotto in proporzione.

In questo quadro il settore risicolo appare tra i più penalizzati, poiché il valore dei titoli storici era particolarmente elevato. La contrazione stimata di un quarto dei premi complessivi tra il 2012 e il 2019, nonostante i premi accoppiati stabiliti in sede nazionale, ha avuto un impatto significativo sulla redditività delle aziende e potrebbe portare gli imprenditori ad orientarsi verso altre produzioni.

D’altro lato occorre sottolineare che la filiera risicola, soprattutto nella sua componente agricola, non appare particolarmente dinamica e innovativa, e forse ciò è dovuto anche all’elevato sostegno fornito sinora dalla PAC. Inoltre nella filiera esiste una forte competizione tra la fase agricola e quella della trasformazione e, spesso, prevalgono localismi che impediscono la realizzazione». Autore: Martina Fasani (nei prossimi giorni pubblicheremo gli altri interventi del convegno)

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Risicoltura
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