QUESTA STRANA ESTATE DI AIUTI E DI SENTENZE

Il verdetto sulla mutagenesi della Corte di Giustizia europea rischia di paralizzare l'agricoltura italiana

Il riso matura in estate e anche le notizie sul riso maturano nei mesi caldi, quando i risicoltori sono impegnati nella lotta alle infestanti. Il 2018 non ha fatto eccezione. Prima notizia, l’aiuto accoppiato: quando nessuno se l’aspettava, diciamo pure quando nessuno lo chiedeva, è arrivato l’aumento. Annunciato dal ministro Centinaio con legittima soddisfazione. Da 96,7 a 150 euro a ettaro, ovviamente aumentando il prelievo sui titoli disaccoppiati di un ulteriore 0,92% per incrementare i pagamenti “accoppiati”, che sono tre: riso, zucchero e grano duro (leggi la bozza del decreto ministeriale, successivamente emanato). Centocinquanta euro a ettaro paiono molti, ma qualcuno ha fatto i conti e significa meno di un euro a quintale. Che, di questi tempi, non è comunque da buttar via, ma non autorizza neppure a proclamare “santo subito” il neo ministro, il quale avrebbe fatto meglio, se avesse voluto aiutare il riso ad apprezzarsi sui mercati, ad aiutare la soia, perché in questa fase solo un contenimento e un riorientamento della produzione di riso pare in grado di risollevare i prezzi. Un altro consiglio non richiesto a Centinaio: perché, invece di concentrarsi sugli aiuti accoppiati che non hanno mai prodotto grandi risultati, lo Stato non finanzia gli organismi interprofessionali? Incentivare la concentrazione dell’offerta in un settore refrattario come quello risicolo sarebbe una bella novità.

Che poi le novità non mancano: negli stessi giorni in cui ha partorito i 150 euro, Centinaio ha comunicato di essersi scelto come braccio destro un vecchio amico pavese, Luciano Nieto, storico dirigente di Confagricoltura… Immaginate voi le facce in Coldiretti quando si è letto l’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri! Le solite malelingue affermano che Vincenzo Gesmundo in persona, cioè “LA” Coldiretti nella sua pienezza sia andato a protestare, ma non da Centinaio, bensì dal suo “capo” Matteo Salvini. Che ha chiamato il fedelissimo pavese e gli ha chiesto conto, finendo con l’allargare le braccia di fronte allo sbracciante segretario generale della bonomiana: «mi dice che è un suo amico…» è stata la risposta del Matteo.

Altra notizia estiva: l’Ente Risi, nel momento stesso in cui annuncia che il diritto di contratto per la campagna di commercializzazione 2018/2019 sarà di  € 0,34 per ogni 100 kg di risone commercializzato, conferma i dati che venivano sussurrati nelle scorse settimane dal mercato e che aveva recepito nelle sue cronache anche Risoitaliano. Le semine quest’anno hanno perso cioè diecimila ettari e a flettere sono stati soprattutto i tondi e le varietà storiche da interno. Il mercato ha già assorbito questo colpo e infatti i mesi estivi non riservano scossoni significativi. Invece, arriva come un fulmine a ciel sereno la Corte di Giustizia dell’Unione europea con la sua sentenza sulla mutagenesi, accomunata in tutto e per tutto alla transgenesi. Il verdetto è pericoloso, perché una gran parte delle sementi di grano, di riso e di altri cereali sono state ottenute applicando tecniche di mutagenesi. L’Unione europea precisa per questo che «gli organismi ottenuti attraverso tecniche di mutagenesi utilizzate convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza sono esentati da tali obblighi, fermo restando che gli Stati membri sono liberi di assoggettarli, nel rispetto del diritto dell’Unione, agli obblighi previsti dalla direttiva o ad altri obblighi». (Scarica la comunicazione della Corte di Giustizia). Al ministro Centinaio toccherà insomma garantire che un’interpretazione integralista della sentenza in questione non faccia regredire la nostra agricoltura all’età della pietra. Autore: Paolo Viana

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Risicoltura
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