MA DOVE VAI SE IL SEME BIO NON CE L’HAI?

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In parallelo con l’Anga, anche Assosementi punta il dito contro il fenomeno del finto riso biologico. Con un comunicato emesso in seguito alla presentazione delle attività sviluppate dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura con il piano nazionale sementi biologiche (PNSB), l’associazione delle ditte sementieri ha sottolineato il problema del rilascio delle deroghe. “Mentre il settore biologico dimostra di essere nel nostro paese in forte crescita, la disponibilità di sementi e di altri materiali di propagazione vegetativa idonei per l’impiego in agricoltura biologica è invece diminuita in questi ultimi anni, vanificando uno dei principali obiettivi del piano nazionale” – sottolinea l’associazione. La disponibilità di sementi biologiche è infatti frenata dalla facilità di accesso allo strumento della deroga. La proposta per un nuovo regolamento europeo sul settore biologico, di cui è stato avviato l’esame nel corso del corrente semestre di presidenza italiana della Ue, prevede comunque l’abolizione dell’istituto delle deroghe entro il 2021. ”Per prepararsi a questo appuntamento sarebbe opportuno iniziare – è il parere di Assosementi – a non consentire più deroghe per quelle specie come ad esempio frumento duro, farro, cece ed erba medica che già sono in grado di produrre sementi biologiche in quantità sufficienti. Per favorire l’individuazione o la costituzione di varietà più idonee alle esigenze dell’agricoltura con metodo biologico, non dovrebbero esserci poi preclusioni verso le diverse tecniche di ricerca e di selezione delle varietà”. Il problema, anche se non citato esplicitamente, riguarda anche il riso. Stando ai dati ufficiali del Cra-Scs (l’ex Ense) solo lo 0,31% della superficie da seme certificata nel 2013 – su un totale di 10.300 ettari – è stata dichiarata in biologico mentre nel 2012 è stato autorizzato in deroga l’utilizzo di 18,194 quintali di seme convenzionale, sufficienti per seminare circa 9.000 ettari di risaia “biologica”. Una prassi, quella della deroga, che disincentiva platealmente la produzione di seme di riso biologico, trend che si riscontra in tutto il settore sementiero: infatti, la moltiplicazione di sementi con metodo biologico – informa sempre Assosementi riferendosi a tutte le sementi – è passata in Italia da 10.600 ettari nel 2009, a soli 7.500 ettari nel 2013, il 3,9% dell’intera superficie nazionale utilizzata per produrre sementi soggette a certificazione ufficiale, con una contrazione del 30% mentre sono rimaste sempre elevate le richieste di deroga per utilizzare sementi convenzionali nelle produzioni biologiche, oltre 35.000 nella stagione 2012 secondo i dati del CRA-SCS. (10.11.14)

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