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LA COLDIRETTI E L’EUROPA

Coldiretti

Uno sguardo all’interno del nostro Paese e uno in Europa dove si decidono i destini dell’agricoltura. La Coldiretti da tempo sta lavorando con grande impegno su questi due fronti e i primi risultati cominciano a vedersi. Ma non c’è alcuna voglia di fermarsi.

DUE MANIFESTI PER GLI AGRICOLTORI ITALIANI

Dagli incontri dell’ultimo mese con i soci, che devono confrontarsi con sfide sempre più impegnative, sono emerse nuove e ambiziose istanze. E dalle loro richieste e proposte sono scaturiti due manifesti che rappresentano una vera e propria agenda che sarà portata all’attenzione delle istituzioni italiane e di quelle europee.

Il dossier frutto di un confronto serrato con chi l’agricoltura la vive ogni giorno è dunque particolarmente significativo e autorevole. Quest’ultimo rappresenta il faro dell’azione sindacale per i prossimi mesi. Come sempre Coldiretti non abbasserà la guardia fino a quanto gli obiettivi fissati non saranno raggiunti.

Queste la strategia e la visione della più grande organizzazione agricola europea che ha sempre dimostrato di aver giocato (e vinto) le partite giuste, quelle nell’interesse sicuramente degli agricoltori, ma anche dei consumatori e di tutta la società civile.

PRIORITA’ E’ IL REDDITO

Per quanto riguarda il manifesto per l’Italia l’obiettivo è la difesa del reddito degli agricoltori che va declinata con un’azione ad ampio raggio.  ln primis la moratoria dei debiti per dare una boccata di ossigeno alle aziende agricole. Aziende, che per superare le emergenze di questi ultimi anni segnati da pandemia, guerre e inflazione alle stelle, sono costrette a contrarre mutui con gli istituti bancari anche per garantire la gestione ordinaria.

 

FAUNA SELVATICA

Ma in primo piano c’è anche la fauna selvatica che distrugge i raccolti e i capi degli allevamenti. La richiesta è di piani regionali di controllo e strumenti normativi efficaci per difendere i territori da quella che sta diventando una vera invasione.

Un altro intervento che Coldiretti ritiene fondamentale è la realizzazione del piano invasi per mettere una buona volta fine allo spreco dell’acqua piovana (il nostro Paese non riesce a mantenerne più dell’11%).

La Coldiretti ha proposto una strategia per recuperare il 50% dell’acqua piovana per poi restituirla alle aziende agricole, alle famiglie e alle imprese.

Ma soprattutto l’impegno forte è garantire agli agricoltori una giusta remunerazione dei prodotti e per questo si chiede il rafforzamento della legge di contrasto alle pratiche commerciali sleali con l’individuazione da parte dell’Ismea dei costi medi di produzione per tutte le filiere.

 

RILANCIARE L’ETICHETTATURA

E infine risorse solo alle vere imprese agricole. Riflettori accesi poi sull’Europa dove si punta a promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare per rilanciare il tema dell’etichettatura tanto caro della Coldiretti e alla base del patto con i consumatori.

Che non saranno più solo quelli italiani. Coldiretti si rivolgerà infatti a tutti i cittadini dell’Unione europea per raccogliere un milione di firme. La battaglia è quella partita 20 anni fa e finalizzata a stanare con tutti i mezzi il falso made in Italy anche attraverso la revisione della normativa dell’ultima trasformazione sostanziale.

Un intervento che va rafforzato con lo stop all’ingresso nel territorio italiano dei prodotti contraffatti.

Per questo occorre rendere sempre più trasparente attraverso l’etichettatura il cibo che si porta in tavola sia quello acquistato, sia quello consumato nei ristoranti. La battaglia dell’etichetta con l’indicazione d’origine prosegue per abbracciare una platea sempre più vasta di prodotti agroalimentari. E infine il rispetto del principio di reciprocità: gli obblighi imposti ai produttori italiani ed europei devono valere anche per i Paesi terzi.

Un caso di scuola è il grano importato dal Canada realizzato con l’uso del glifosate in modalità vietata in Italia. Le regole devono valere per tutti. Perché in caso contrario il vero Made in Italy realizzato secondo rigidi disciplinari perde competitività. E a farne le spese sono sia i produttori che i consumatori.

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