I LIMITI DI RESIDUI DEVONO VALERE ANCHE PER IL BASMATI

La presa di posizione chiara di Coldiretti sui pesticidi potrebbe rimescolare le carte dell'Europa

I prodotti alimentari italiani sono quasi ventidue volte più sicuri di quelli extracomunitari per quanto riguarda il contenuto in residui chimici. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’allarme di Legambiente sui pesticidi, sulla base dell’ultima relazione dell’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) dalla quale si evidenzia che il 6,5% per i campioni provenienti da paesi extracomunitari, conteneva residui superiori ai limiti di legge, soprattutto per la presenza di tracce di pesticidi non approvati nell’Ue. Al contrario secondo il “National summary reports on pesticide residue” pubblicato dall’Efsa appena lo 0,3% dei prodotti Made in Italy – sottolinea Coldiretti – contiene residui chimici oltre il limite mentre la percentuale sale all’1,6 per cento per i prodotti di origine comunitaria. «L’invasione di prodotti alimentari provenienti dall’estero aumenta – scrive l’organizzazione agricola – il rischio per i consumatori come dimostra “la classifica dei cibi più pericolosi” elaborata dalla Coldiretti sulla base del Rapporto del Ministero della Salute sui sistema di allerta europeo che per quanto riguarda i pesticidi vede in testa per pericolosità le spezie dall’India come il peperoncino fichi secchi e peperoni, dalla Turchia ma anche la frutta e verdura dall’Egitto come olive e fragole e i broccoli ed i funghi dalla Cina. Paesi – precisa Coldiretti – dai quali arrivano spesso cibi diventati di gran moda in Italia come ad esempio la curcuma originaria dell’India o le bacche di goji, i fagioli azuchi e lo zenzero che sono in gran parte di provenienza cinese». Questa presa di posizione rappresenta un messaggio molto chiaro anche sul caso del triciclazolo: infatti, proprio in queste ore si sta discutendo sulla possibilità di concedere un margine di tolleranza alle importazioni di riso Basmati dall’Oriente, dove il triciclazolo, vietato in Europa da quest’anno, viene ampiamente utilizzato. L’introduzione del limite massimo di residui più restrittivo rischia di “ammazzare” la produzione europea di riso, rendendo invendibile anche il raccolto 2016, ma non quella di Basmati, “graziato” da Bruxelles. L’industria risiera su questo punto è divisa, come lo fu sul tema degli aiuti all’indica, qualche mese fa, e un ricompattamento degli agricoltori sul rispetto del LMR da parte di tutti potrebbe essere decisivo.

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