FAVA: NESSUN RITARDO MA MOLTA SOFFERENZA

L'assessore lombardo risponde ai malumori delle campagne per i tempi dei pagamenti Pac

regionelomb«Comprendo le difficoltà degli agricoltori in attesa della liquidazione della Pac 2015, ma tecnicamente non si può ancora parlare di ritardi, perché il termine ultimo previsto dall’Unione europea per il saldo è il 15 ottobre prossimo». La precisazione è dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, interpellato da Risoitaliano, che non vuole speculare sulle attese del mondo agricolo, in particolare di quello lombardo, abituato a percepire anticipi fino al 90% della Pac, «perché di ritardo ancora non si può parlare».  Intanto sulla liquidazione della Pac 2015 sono stati autorizzati in Lombardia i pagamenti della Dichiarazione Unica 2015, per un totale di 96 milioni di euro destinati a 27.368 aziende. I pagamenti saranno liquidati nella prossima settimana, comunica la Regione. Sono stati inoltre calcolati pagamenti per altri 23 milioni di euro, relativi ad altre 2.800 aziende, che  riguardano aziende sottoposte a controllo in loco, aziende con blocchi derivanti da provvedimenti vari, aziende con anomalie sui titoli, aziende con il problema delle Ecological Focus Area lineari, per le quali il calcolo del premio è ancora in fase di perfezionamento. Questi agricoltori probabilmente dovranno aspettare.

Il Pirellone condivide la fretta delle aziende agricole di percepire quanto stabilito dall’Unione europea con la Pac 2014-2020, «in una situazione in cui la crisi, in modo particolare della zootecnia che costituisce poi l’ossatura del sistema agricolo bresciano e lombardo, ha eroso completamente i margini di guadagno» ammette Fava. «E mi rendo conto che per gli agricoltori della nostra regione alle difficoltà economiche si sia aggiunta una irrequietezza che ha spinto molti a pensare a un ritardo nelle erogazioni – prosegue l’assessore –. E questo perché per le imprese agricole lombarde era diventato un fatto scontato ricevere i fondi della Pac entro il mese di luglio dell’anno precedente, grazie all’anticipo del 70% e del 90% nelle aree colpite dal sisma del 2012, operato interamente grazie ai fondi del bilancio regionale».

fava-300x224Quest’anno non è stato possibile. «Eravamo pronti a garantire come sempre gli anticipi – spiega Fava – ma non ci è stato possibile perché con la nuova Pac sono cambiati totalmente i valori dei titoli, sono stati introdotti pagamenti e dunque titoli a comparti prima esclusi dalle erogazioni, come ad esempio i vigneti. Senza dimenticare la componente del greening, altra novità assoluta della riforma approvata sotto il commissario europeo Ciolos, ma che scontava il fatto di non aver mai avuto una quantificazione». Fava aveva promesso l’anticipo Pac anche per il 2015 nel maggio dell’anno scorso, a conferma di una prassi che dal 2010 permetteva a circa 31mila agricoltori di ottenere consistenti anticipi dei fondi comunitari con 5-6 mesi di anticipo rispetto ai colleghi di altre Regioni. «Saremo l’unica Regione a farlo – affermava nel maggio del 2015 Fava – perché vogliamo sostenere coi fatti un comparto che vale, nella sua estensione agroalimentare, oltre 13,3 miliardi di euro e pesa per il 15-16% del fatturato a livello nazionale e il 18-20% dell’export del Made in Italy».  Ma come avvertiva allora Fava, l’erogazione degli anticipi sarebbe stata inevitabilmente subordinata alla notifica dei nuovi titoli di pagamento, il cui valore sarebbe dovuto essere stato definito entro il 15 giugno (di un anno fa) dal ministero delle Politiche agricole e da Agea. I ritardi hanno comunque colpito anche altri paesi dell’Unione europea, per la complessità di un quadro normativo eccessivamente complicato e per una discrezionalità di applicazione da parte dei singoli Stati membri nella definizione delle misure tali che più di un analista aveva definito la Politica agricola comune varata da Bruxelles come una “Pac à la carte”. Formalmente, adesso, per erogare i premi c’è tempo fino al prossimo 15 ottobre, dopo la proroga annunciata dalla Commissione europea, su cui abbiamo già espresso cosa pensiamo.

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