ECCO I VERI NODI DELLA PAC

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailUna riforma PAC che introduce norme nuove, complicate e confuse. Che metterà a dura prova, considerando i tempi strettissimi, la professionalità dei Centri di Assistenza Agricola e le capacità...

CAM00306Una riforma PAC che introduce norme nuove, complicate e confuse. Che metterà a dura prova, considerando i tempi strettissimi, la professionalità dei Centri di Assistenza Agricola e le capacità imprenditoriali degli agricoltori italiani. Potrebbe essere questa la sintesi del seminario di Unicaa, FODAF Lombardia e Uniagronomi sul tema “PAC 2020: verso la Domamda Unica 2015”, svoltosi a Bergamo il 15 Aprile, con le relazioni di Giambattista Merigo e Danilo Pirola di Unicaa e del prof. Angelo Frascarelli dell’ Univeristà di Perugia (nella foto piccola, a sinistra, con l’autore dell’articolo).

Dando per scontata la proroga del termine di presentazione delle domande di fissazione dei nuovi titoli e di accesso ai contributi al 15 Giugno prossimo (ma i terreni corrispondenti dovranno essere in possesso dei richiedenti alla data precedentemente fissata del 15 Maggio), sono molti gli adempimenti, le procedure da attivare e le possibili interpretazioni a carico degli imprenditori e dei consulenti dei CAA. Il primo adempimento in ordine cronologico non è a stretto rigore legato alla domanda PAC, ma al PSR Nazionale (peraltro non ancora approvato dall’ UE) relativo alla gestione dei rischi agricoli: entro il 30 Aprile sarà necessario presentare all’ Agea (tramite un applicativo in ambiente SIAN che, al momento un cui si scrivono queste note, non è ancora stato attivato) una “manifestazione di interesse” ad accedere al programma di assicurazione agevolata dei rischi per le colture agrarie (http://www.risoitaliano.eu/senza-la-manifestazione-niente-aiuto/).

Dal 14 aprile è stata avviata da Agea la procedura di “ricognizione” dei diritti di assegnazione dei titoli della nuova PAC. La procedura prevede due step: l’ individuazione di un elenco di beneficiari e la ricognizione delle superfici, attraverso l’ individuazione delle particelle catastali eleggibili. E’ utile precisare che il primo elenco di beneficiari non potrà essere né completo né esaustivo: mancheranno tutti gli agricoltori che fino ad oggi hanno coltivato esclusivamente ortofrutticoli e vite (che sono al momento “sconosciuti” ad Agea), e mancheranno tutti i nuovi potenziali beneficiari derivanti da movimentazioni aziendali quali successioni, scissioni e fusioni intervenute dal 2013 ad oggi (va rammentato che il prerequisito per accedere alla nuova PAC per gli agricoltori in attività consiste nell’ avere presentato una domanda di aiuto nel 2013, o nel dimostrare di avere esercitato nello stesso 2013 una attività agricola).

Il sistema di ricognizione preventiva, secondo le parole del direttore di Unicaa Pirola, presenta al momento delle criticità a livello informatico, che ne limiteranno l’ operatività perlomeno fino alla fine di Aprile (per cui la proroga al 15 Giugno non concede troppi spazi di manovra). E per complicare ulteriormente il quadro d’ insieme bisogna tener conto che mentre la procedura di ricognizione “viaggia” sul Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN) le domande di assegnazione e fissazione dei titoli e le domande di aiuto (che sono due procedure distinte) andranno presentate agli Organismi Pagatori Regionali competenti per territorio, mentre le eventuali “anomalie”, ad esempio nell’ individuazione del requisito di agricoltore “attivo”, andranno gestite attraverso un’ istruttoria con il competente Organismo pagatore Regionale in interfaccia con Agea Coordinamento. D’ altro canto va sottolineato che la riforma della PAC, delineata dai Reg. UE 1305, 1306, 1307 e 1308 del 2013, è stata declinata a livello nazionale da ben cinque decreti ministeriali ( DM 6513/14, DM 162/15, DM 180/15, DM 1420/15 e DM 1922/15) di cui due definiti con involontario umorismo “di semplificazione”, e da sei circolari di Agea: un coacervo di norme che creano un quadro di confusione ed incertezza molto complesso e talora sconfortante. Tanto da generare interpretazioni fantasiose ed illazioni del tutto prive di fondamento, come quella giuntami attraverso la redazione di RisoItaliano di un’ inesistente norma per la riduzione dei contributi PAC per gli agricoltori “over 70” (l’ unica effettiva limitazione di tipo “anagrafico” riguarda l’ eventuale accesso alla riserva nazionale per  i nuovi agricoltori sprovvisti di titoli, che non è consentito a coloro che hanno superato i 65 anni). In ogni caso, se tutto andrà bene, l’agricoltore che potrà dimostrare di essere “attivo” dovrebbe vedersi attribuito un certo “pacchetto” di titoli. Il quale, è bene sottolinearlo anche per evitare sincopi, svenimenti ed altri problemi, riguarda il solo “pagamento di base”: che subirà una riduzione cospicua rispetto ai titoli “storici” delle aziende come quelle risicole o prevalentemente risicole (che sono mediamente elevati). Ma al quale andranno aggiunti gli importi derivanti dal “greening”, dall’ eventuale aiuto accoppiato (stimabile in un centinaio di euro per ettaro di risaia, ma ovviamente variabile in funzione della effettiva superficie su cui si “spalmeranno” i 22,75 milioni di euro di plafond nazionale destinato a questo specifico settore), e dall’ eventuale pagamento supplementare per i giovani agricoltori (45 euro per i primi 90 ettari a condizione che l’ under 40 si sia insediato da meno di cinque anni).

Qualche problema potrebbe derivare dalla gestione di compravendite ed affitti (di terreno e dei corrispondenti diritti all’ assegnazione dei titoli) avvenute nel 2014 e prima del 15 Maggio 2015, che possono essere ricondotte a varie casistiche definite dagli art. 20 (compravendite) e 21 (affitto di terra e diritti) del Reg. UE 639/14. Altri -non meno complessi- dal riconoscimento del ruolo di agricoltore attivo per chi non abbia la qualifica di coltivatore diretto o di IAP o non sia in possesso di una Partita IVA con codice Ateco “agricolo” (in questi casi la qualifica di “attivo” dovrebbe essere automatica). Sono comunque esclusi dal novero degli “attivi” gli enti pubblici, a meno che non dimostrino di effettuare attività di ricerca e sperimentazione nelle proprie aziende agricole. E comunque per poter presentare la domanda unica bisognerà avere una superficie minima di 0,5 ha e poter ricevere un aiuto superiore a 250 euro (soglia minima al di sotto della quale la PAC non viene erogata). Per contro dovrebbe scattare il “capping” per le aziende con aiuti superiori ai 150 mila euro annui al netto del costo del lavoro (dalle simulazioni sembrerebbe trattarsi di casi abbastanza limitati).

Alla Domanda Unica che si potrà presentare dopo avere inoltrato la Domanda di Assegnazione dei Titoli andrà allegato il “Piano Colturale”, non previsto dalla precedente normativa, in cui dovranno essere indicate le colture praticate (compresi gli eventuali secondi raccolti e le “intercalari”), le varietà, le date di semina e persino di raccolta (sembra che per evitare di dover ricorrere a pratiche divinatorie di dubbia valenza “scientifica” sia consentita una “tolleranza” di 15 giorni sugli eventi futuri e presunti). Il “piano colturale” sarà comunque aggiornabile per adeguarlo alla realtà anche dopo il 15 Giugno.

La complessità e la confusione delle norme, cui si aggiungono le problematiche legate alla gestione del “greening” (rispetto al quale molte ma non tutte le aziende risicole sono conformi “by definition”) inducono a più di una preoccupazione. Qualcuno, specie nelle zone a vocazione maidicola della bassa cremonese e mantovana starebbe pensando di non aderire deliberatamente agli obblighi “greening”, rinunciando a priori al relativo contributo pur di non sottostare a norme ritenute troppo complesse e cervellotiche. In questo quadro i relatori del convegno bergamasco raccomandano grande cautela e prudenza, specie nella delicata fase di avvio del nuovo regime. Una raccomandazione certo sensata, cui si può aggiungere, se consentito, un’ ulteriore riflessione che riguarda le tempistiche di erogazione dei contributi e le relative conseguenze sui bilanci aziendali. Sembra scontato che nessun “anticipo” potrà essere erogato a Luglio 2015 (gli agricoltori lombardi, che tradizionalmente lo ricevevano, erano “abituati bene” in questo senso). Non è detto che l’ anticipo “standard” che gli agricoltori non lombardi ricevevano da metà ottobre possa essere erogato con le stesse tempistiche. Quanto al saldo, considerato che i titoli definitivi saranno fissati solo al 1° Aprile 2016, è assai improbabile che esso possa avvenire prima di tale data. Con questo non si vuol fare del gratuito ed eccessivo allarmismo. Ma sembra opportuno richiamare l’ attenzione degli imprenditori su questo aspetto, raccomandando di gestire con molta attenzione investimenti, impegni finanziari e cash flow aziendale, per evitare di trovarsi di fronte a sgradevoli situazioni di “crisi di liquidità” legate alla ritardata erogazione di pagamenti attesi. Autore:  Flavio Barozzi, dottore agronomo, flavio.barozzi@odaf.mi.it (15.04.15)

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