DUE EURO DI AIUTI ALL’INDICA?

L'Airi riapre i giochi sull'aiuto accoppiato e il Ministero è in forte imbarazzo

Perché il ministro Gianmarco Centinaio non parla mai dell’aiuto accoppiato al riso? Può sembrare strano che, in piena campagna elettorale, la Lega non meni vanto della misura che ha portato moneta sonante nelle tasche dei risicoltori. Certo, come abbiamo fatto notare al Ministro, quella moneta non è cospicua come si vuol far credere, ma è pur sempre una bella mancetta, pari a 0,71 centesimi di euro al quintale (50 euro a ettaro). Il motivo per cui il “Gianma” sembra essersela dimenticata è che a via XX Settembre sarebbe arrivata la richiesta di modificare la normativa dell’aiuto accoppiato. Mittente: l’industria risiera. Oggetto: destinare l’aiuto accoppiato a chi coltiva riso indica. Conseguenze: grande imbarazzo al ministero, perchè non tutte le organizzazioni agricole sono favorevoli a questa svolta. Aprire il dossier accoppiato, insomma, potrebbe far perder voti, anziché portarne.

Si parte da lontano

Tutto inizia il 13 marzo: comunicando l’esito di un cda dell’Airi, il presidente Mario Francese afferma tra l’altro: «L’Airi dovrà poi interrogarsi presto sulle eventuali modifiche dell’aiuto accoppiato per la prossima campagna». Affermazione che non passa inosservata, in quanto, come ricorderete, sull’aiuto all’indica si sono divisi gli industriali nel 2016 (leggi l’articolo). Non passa inosservata perché nel frattempo Euricom, grande compratore di indica, ha acquisito nuovi stabilimenti e la domanda di riso da export è cresciuta e si è concentrata. Insomma, come sempre, quando gli agricoltori sono impegnati in campagna con semine e diserbi avvengono le cose più interessanti.

Mercato in calo

Sul mercato dei risoni, il prezzo massimo dell’indica è sceso in un anno da 35 a 32 euro ivati: alle prime voci della clausola di salvaguardia sui PMA l’industria ha fatto incetta e oggi i magazzini sono pieni. Non si può dire lo stesso, come sappiamo, del tondo, che scarseggia e crea problemi anche a quelle industrie che non hanno buone informazioni di mercato. Del resto, questo è un mercato più complicato di quello dell’indica, perchè non esiste un solo tondo: c’è il Selenio da sushi, il Centauro da dolci, ecc. Non sorprende che il mercato del tondo sia ora più ballerino, come non sorprende che i grandi player prediligano l’indica, il cui mercato, sotto questo profilo è realmente globale. Talmente globale che, ad ascoltare le voci di mercato, ci sarebbe chi importa ancora lungo B dalla Cambogia senza dazi, sfruttando il canale del semigreggio e acquistando un riso indica lungo ma non troppo, che assomiglia, per biometria, a un lungo A.

La scelta

Se dunque il mercato dell’indica resta strategico per chi sa manovrarci dentro, non sorprende che si pensi a incentivarlo e l’unico modo pare essere quello di assegnare l’aiuto accoppiato a chi lo coltiva. Una prospettiva che non soddisfa, ovviamente, chi in questi anni ha investito sul riso da interno e in particolare sulle varietà destinate al segmento “Classico”. Una prospettiva resa complicata dal fatto che per assegnare l’aiuto a una sola tipologia, quest’aiuto dev’essere vincolato all’acquisto di seme certificato. Soprattutto se si decidesse di destinare all’indica non soltanto i 50 euro ad ettaro del ministro ma tutto l’accoppiato, che si aggira intorno ai 150 euro ad ettaro e vale qualcosa di più di due euro al quintale. Sarebbero i due euro che mancano oggi al prezzo dell’indica, ma il timore di molti agricoltori è che il mercato bruci in fretta un aiuto vincolato a una tipologia di prodotto. Autore: Paolo Viana

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