CLEARFIELD, RESISTERE ALLE RESISTENZE

FacebookLinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailHa suscitato un notevole interesse l’articolo con cui Giuseppe Sarasso (http://www.risoitaliano.eu/spunta-provisia-il-dopo-clearfield/) evidenziava l’intervento del professor Liscombe sull’avvento della tecnologia Provisia, probabile sostituto della tecnologia Clearfiend® (marchio registrato Basf) che...

gentHa suscitato un notevole interesse l’articolo con cui Giuseppe Sarasso (http://www.risoitaliano.eu/spunta-provisia-il-dopo-clearfield/) evidenziava l’intervento del professor Liscombe sull’avvento della tecnologia Provisia, probabile sostituto della tecnologia Clearfiend® (marchio registrato Basf) che oggi va per la maggiore nelle nostre risaie. E’ un interesse sicuramente motivato e per comprenderlo dobbiamo ricordare cosa è successo in questi anni. Nel 2006 è stata introdotta in Italia la tecnologia Clearfield per il controllo del riso crodo dove è impiegato l’erbicida Beyond a base di imazamox, ALS inibitore. E’ stata per certi versi una vera rivoluzione, per la prima volta l’agricoltore si affrancava definitivamente dal riso crodo e da una serie di infestanti di difficile e complicato controllo. Per i primi anni non sono emersi problemi e l’entusiasmo nell’usare questa tecnologia ha fatto dimenticare agli agricoltori le direttive contenute nei protocolli di utilizzazione, con la conseguente selezione di popolazioni infestanti resistenti.

L’impiego ripetuto nel tempo di erbicidi inibitori dell’ALS ha portato alla selezione di popolazioni di infestanti resistenti tra Cyperus difformis, Schoenoplectus mucronatus, Alisma plantago aquatica… Negli ultimi anni  parecchie popolazioni di giavone rosso e bianco sono diventate resistenti agli inibitori dell’ALS e purtroppo alcune di queste sono anche resistenti agli inibitori dell’enzima acetil-coenzima A carbossilasi (ACCasi), cioè ai graminicidi a base di cyhalofop-butyl e profoxidim. In altre parole, si è in presenza di resistenze multiple. Le conseguenze sono gravi in quanto si rischia di perdere uno strumento ad elevata tecnologia e in assenza di nuovi principi attivi, ad aumentare in modo esponenziale i costi per l’agricoltore nonché  di aumentare il prezzo per l’ambiente dovuto ad un maggiore impiego di principi fitosanitari.

Com’è noto, l’evoluzione di resistenze nelle nostre risaie è legata alla coltivazione in sommersione, alla monocoltura in genere e alla monocoltura di risi CL alla elevata presenza di infestanti e sopratutto di pochi strumenti (erbicidi) con un solo meccanismo di azione. Cosa fare? Innanzi tutto, ogni azienda dovrebbe controllare il rischio di insorgenza delle resistenze e agire di conseguenza operando sia nella scelta delle lavorazioni, del tipo di rotazione  e sopratutto del metodo di controllo delle infestanti nel sistema colturale. Di ricette miracolose non ne abbiamo, ma suggeriamo di affrontare il problema con esperti e con programmi pluriennali. D’altro canto, l’introduzione di altri principi attivi per il riso come il Ciclossidim, che è un erbicida il cui effetto è l’inibizione della biosintesi degli acidi grassi, la acetil – CoA carbossilasi, ACCase, avrà sicuramente effetti positivi, fino alla insorgenza anche in questo caso di resistenze. Un mio suggerimento è quello di utilizzare, in presenza di resistenze, varietà di riso precoci o precocissime, normali o CL, dopo una coltura autunno vernina in modo da minimizzare attraverso l’impiego di differenti principi attivi gli effetti negativi che abbiamo descritto. Autore: Eugenio Gentinetta (14.09.2015)

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