CHI IRRIGA NON SPRECA

Un convegno a Torino ha fatto giustizia del rapporto acqua-agricoltura

L’acqua utilizzata in agricoltura non è uno spreco. Oltre a svolgere un ruolo fondamentale nella produzione del cibo, l’agricoltura ne ha anche uno equilibratore, che si riflette nella disponibilità di acqua per altri scopi. E’ quanto è emerso nel convegno tenutosi ieri all’Environnement Park di Torino, su organizzazione dell’assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte e di ANBI Piemonte, l’associazione che raccoglie i consorzi irrigui. I consorzi, divisi nei 36 comprensori di irrigazione voluti dalla legge regionale, forniscono acqua su una superficie di circa 370 mila  ettari. Si calcola che dei 14 miliardi di metri cubi d’acqua naturalmente disponibile in Piemonte, circa 6 sono destinati a fini agricoli.

«La mia presenza vuole simboleggiare il forte impegno della Regione sulla risorsa acqua”, ha dichiarato aprendo i lavori il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. “Siamo di fronte a cambiamenti climatici che forse in passato abbiamo sottovalutato e che ora ci spingono a intervenire. Nella nuova legge di stabilità dovrebbero esserci risorse per la realizzazione di invasi, anche per il Piemonte. E’ un tema, quello dei nuovi bacini, da gestire con attenzione: trasparenza nelle procedure, informazione diffusa, disponibilità al confronto sono fondamentali per poter davvero utilizzare le risorse stanziate».

Per Massimo Gargano, direttore di ANBI Italia, «è il modello di sviluppo che è sbagliato, fatto di consumo di suolo, di tetti, asfalto, cementificazione, dove le acque invece di essere assorbite dal terreno prendono velocità e sono difficili da recuperare. Occorre invece rilanciare la politica degli invasi, senza una burocrazia che da otto mesi blocca risorse importanti anche per il Piemonte per l’assenza di una lettera. Per la prima volta abbiamo registrato una inversione di tendenza con Italia sicura, anche se non ha funzionato con la velocità necessaria. Per quanto riguarda il piano nazionale invasi per i prossimi 20 anni, ci sono già 213 progetti già pronti. Alla fine credo che ce la faremo».

Il giovane ingegnere Daniele Bosca ha sottolineato il peso che il terreno cementificato ha nella gestione dell’acqua, (quella che cade lì sopra è oltre 4 volte l’acqua presente negli invasi piemontesi, 374 milioni di metri cubi), e di come l’uso domestico costi molto (80-100mila metri cubi di acqua giornalieri nell’area metropolitana torinese solo per i servizi igienici) in termini di acqua potabile, che potrebbe essere sostituita con acqua piovana da raccogliere con appositi sistemi.

Il professor Amedeo Rayneri, parlando dei cambiamenti climatici, ha ricordato che «il riscaldamento globale e l’aumento della concentrazione dei gas serra sono sicuramente causate dall’uomo. In questa situazione l’agricoltura può consumare parte della anidride carbonica prodotta, accelerando così la fotosintesi dei vegetali, e insieme provare a consumare meno energia. Ci vuole un adattamento alla nuova situazione, cambiando colture o con nuove varietà».

Il professor Carlo Grignani ha sottolineato come in agricoltura la gestione dell’acqua non rappresenti uno spreco, abbia anzi un risvolto favorevole all’ambiente: «Nella risaia l’acqua non si ferma completamente in un campo, ma scorre lentamente verso altri campi, viene cioè usata più volte, così come avviene nella zona pedemontana. Non solo, la risaia è una specie di diga naturale, gestisce gli eccessi d’acqua e li redistribuisce sul territorio. Inoltre le falde acquifere rimangono alte». Nella risaia insomma l’acqua non viene consumata, si muove solo molto più lentamente verso il mare.«Nello scontro tra colture convenzionali e biologiche sul fronte dell’utilizzo di acqua non ci sono vincitori, si finisce alla pari. L’acqua in sostanza è un bene disponibile, se ne usiamo di meno non è che le zone che soffrono la carenza ne avranno di più. Certo si può aumentare l’efficienza irrigua con tecniche  più moderne, ma è complesso e il risultato non è scontato. Occorre allora trovare un equilibrio tra gli usi industriali, civili, agricoli, garantendo il flusso minimo vitale dei fiumi. Certo è che non c’è nulla come l’agricoltura, capace di trasformare acqua e sole in cibo».

«Questo è il momento di investire nelle infrastrutture irrigue – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero (foto grande). Nel bilancio regionale pluriennale che ci accingiamo a presentare ci saranno 3 milioni nei prossimi tre anni per nuovi pozzi. Intendiamo anche spingere per la creazione di una rete di nuovi piccoli invasi che raccolgano l’acqua nel momento in cui è disponibile, per rilasciarla poi in base alle necessità. Non dimentichiamo che gli invasi e i canali servono anche a produrre energia elettrica, energia pulita. In agricoltura l’acqua non viene sprecata, svolgiamo anzi un ruolo importante per l’intera comunità mantenendo alti i livelli delle falde, rallentando l’acqua nella sua corsa verso il mare. E poi senza acqua irrigua non ci sarebbero le nostre eccellenze, i nostri paesaggi, la nostra cultura diffusa sul territorio. Per questo occorre far conoscere un settore molto vivo, gestito bene, che svolge un ruolo sociale e ambientale di grande importanza eppure è poco conosciuto». Fonte: Regione Piemonte.

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