CARO MINISTRO, È PRESTO PER CANTARE VITTORIA

Perchè non ci convince l'entusiasmo sul riso all'ultimo Consiglio agricolo dell'Ue

Ripristinare i dazi per le importazioni nell’Ue di riso tipo japonica dalla Birmania. Lo ha chiesto il ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova al commissario Ue Phil Hogan in uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio agricoltura… Questo comunicato del Ministro ha provocato l’ennesimo scroscio di applausi da parte di sindacati e istituzioni. Applausi in parte convinti, in parte dovuti. Risoitaliano non ne ha parlato e subito alcuni lettori ci hanno fatto notare che avevamo oscurato volutamente il Ministro, perché espressione di un governo di sinistra. Non è così. O meglio, non è per questo che abbiamo taciuto: siamo semplicemente stufi di dichiarazioni-fotocopia emesse da politici che dichiarano senza sapere e senza agire, o senza poter agire. Preferiamo dare ai risicoltori informazioni concrete e non squilli di tromba. Questo vale per la sinistra come per la destra. (segue)

La propaganda diffusa dal Ministro Bellanova dopo il Consiglio agricoltura

Il caso birmano

Nel caso specifico, il regime preferenziale di scambi accordato dall’Ue alla Birmania ha fatto crescere le importazioni a dazio zero nell’Ue di japonica da quel Paese del 213% (da 27mila a circa 86mila tonnellate) ed è giusto chiedere che si usi con il Myanmar la stessa chiarezza usata con la Cambogia per il riso indica, sottoposto alla clausola di salvaguardia all’inizio dell’anno. Siamo felici che anche la Bellanova l’abbia chiesto a Hogan, buona ultima, ma non si può confondere una richiesta con un risultato. La stessa ministra ha ammesso che Hogan «ha risposto che assumono il fascicolo e faranno tutte le verifiche», ma poi si è lasciata trascinare dall’ottimismo: «C’è stata apertura su questo, oggi è stata l’apertura formale del tema». In realtà, il percorso è ancora lungo, molto lungo, e la via è stata segnata dal terzo forum della risicoltura europea. L’assise promossa dall’Ente Risi si conferma come il vero momento di lobbying del settore, l’unico luogo in cui si fa ancora politica del riso italiano. I politici, a partire dal ministro, dovrebbero studiarsi bene i dossier discussi a quel tavolo, invece di vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso. Rivediamoli, punto per punto, limitandoci in questo caso alle questioni che riguardano l’import.

Clausola automatica

Revisione del regolamento (UE) n.978/2012 relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate al fine di garantire una maggiore tutela per il settore del riso dell’Unione europea: onde evitare di incorrere nuovamente nelle lungaggini patite con il caso Cambogia, l’articolo 29 del regolamento dovrebbe essere modificato prevedendo che per il settore del riso nell’ambito del regime EBA sia adottata la regola di applicazione “automatica” della clausola di salvaguardia quando le importazioni di un determinato anno superino di un x% le importazioni dell’anno precedente; regola attualmente prevista solo per alcuni settori ed esclusivamente in ambito SPG e SPG +. In aggiunta, si dovrebbe prevedere di modificare l’articolo 22 del regolamento in questione che nella sua formulazione attuale non consente di ripristinare i normali dazi della tariffa doganale comune nel caso in cui il danno potenziale o accertato sia a carico dei produttori agricoli.

Diritti umani violati

Contrasto alle violazioni dei diritti umani accertate dalla Commissione europea in Cambogia e Myanmar: poiché il tema delle violazioni dei diritti umani in Cambogia è emerso più volte e in modo ufficiale nei documenti di Bruxelles (l’Ente Risi ha prodotto un dossier corposo sulla materia) e poiché su tale base la Commissione europea ha aperto la procedura di revoca temporanea delle preferenze tariffarie concesse alla Cambogia, ma non nei confronti del Myanmar.  Si chiede, che venga intrapresa quanto prima anche per questo Paese asiatico.

Monitoraggio del riso japonica

Monitoraggio delle importazioni nell’Unione europea di riso di tipo Japonica proveniente dal Myanmar: secondo i dati forniti dalla Commissione europea dal 1 settembre 2018 al 31 agosto 2019, l’Unione europea ha importato dal Myanmar 85.685 tonnellate di riso lavorato Japonica, per metà riferite a riso Lungo A, in aumento di circa 58.351 tonnellate (+213 %) rispetto al dato di un anno fa (27.334 t). Da ciò è evidente il tentativo degli operatori birmani di non perdere quote mercato nell’Ue a causa dell’applicazione della clausola di salvaguardia sul riso lavorato di tipo Indica. Se da un lato si rileva che le importazioni di riso lavorato Indica dal Myanmar si sono ridotte negli ultimi mesi grazie agli effetti della clausola di salvaguardia, dall’altro si registra un aumento molto preoccupante dell’import di riso lavorato Japonica che non è soggetto al pagamento del dazio, perché a dette importazioni non si applicano gli effetti della clausola di salvaguardia. Alla luce di questo nuovo fenomeno è di vitale importanza che la Commissione europea monitori la situazione e che agisca tempestivamente, senza la necessità di una domanda da parte di uno Stato membro, per aprire un’inchiesta al fine di accertare le condizioni per il ripristino dei normali dazi della tariffa doganale comune, applicando l’articolo 24 del regolamento (UE) n.978/2012.  Se fosse accertato che le importazioni di riso lavorato Japonica dal Myanmar sono causa di gravi difficoltà per i produttori dell’Ue di riso Japonica, prodotto tradizionale comunitario, la Commissione dovrebbe intervenire di sua iniziativa adottando un atto di esecuzione immediatamente applicabile per il ripristino dei normali dazi della tariffa doganale comune per un periodo massimo di un anno, riservandosi azioni più incisive e determinanti (articolo 25 del regolamento n.978/2012).  Nelle proprie valutazioni la Commissione europea dovrà considerare che le importazioni a dazio zero di riso lavorato di tipo Japonica sono ancora più impattanti di quanto lo siano state le importazioni a dazio zero di riso lavorato di tipo Indica proveniente da Cambogia e Myanmar perché danneggiano la produzione europea di riso di questa tipologia che rappresenta il 75% della produzione totale di riso. Il forum ha richiesto che: 1) venga attuato un attento monitoraggio delle importazioni a dazio zero di riso lavorato di tipo Japonica proveniente dal Myanmar; 2) siano incrementati i controlli presso i porti di arrivo del prodotto in questione per verificare che si tratti effettivamente di riso Japonica; 3) la Commissione europea, riscontrando prima facie elementi di prova sufficienti a giustificare l’apertura di un’inchiesta diretta a ripristinare i normali dazi della tariffa doganale comune, proceda in tal senso in caso di un ulteriore aumento dell’import e di conferma che si tratti effettivamente di riso Japonica; 4) il riso sia considerato come “prodotto sensibile” nei negoziati per la definizione di accordi bilaterali di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi Terzi (come non è avvenuto, ad esempio, con il Vietnam), escludendolo da qualsiasi concessione. Autore: Paolo Viana

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Risicoltura
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