«BASTA ACCORDI PRIVI DI RECIPROCITÀ»

INTERVISTA: la vicepresidente di Confagricoltura Elisabetta Falchi analizza le politiche dell'Unione europea
Il 16 giugno scorso la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla riforma delle politiche commerciali della UE. Confagricoltura ne ha fatto una bandiera: «E’ ora di dire basta alle importazioni selvagge e al dumping mascherato da cooperazione» ci dichiara la vicepresidente nazionale dell’organizzazione agricola, Elisabetta Falchi, che coltiva riso da seme a Oristano ed è visibilmente preoccupata per le importazioni in crescita. «E’ necessario monitorare costantemente i picchi di importazioni, che si stanno registrando in questo periodo per la sottospecie japonica – ci dichiara all’inizio di quest’intervista -.

Nel dettaglio, infatti,in base ai dati della Commissione Europea aggiornati al 24 agosto scorso, le importazioni di riso semigreggio japonica segnano un aumento del 57% rispetto allo scorso anno attestandosi a 56.691 t e quelle di riso lavorato si attestano a 253.588 t (+55% rispetto all`anno precedente). Tali quantitativi di riso japonica  provenienti in particolare  dal Myanmar sono difficilmente spiegabili ed è  assolutamente necessario un  immediato  controllo al fine di evitare pesanti contraccolpi a discapito di una produzione risicola tipica europea come lo japonica».

Qual è la linea che sta prevalendo nell’agricoltura comunitaria?

Nel complesso – risponde Falchi -, gli agricoltori europei sono per un sostegno alla politica commerciale europea, che deve però prevedere un enforcement della implementazione delle regole a livello multilaterale e per una vera reciprocità. Anche valorizzando tutti gli sforzi che le imprese agricole stanno realizzando in termini di impegni verso la sostenibilità.

Prima Cambogia e Myanmar, poi Mercosur e Vietnam: perché tante concessioni?

Si fa per incrementare l’intescambio – il commercio estero rappresenta quasi il 35% del PIL europeo e, con oltre 40 miliardi di export, il contributo delle esportazioni rispetto al valore aggiunto della filiera agroalimentare costituisce il 25% del valore della produzione agricola e della produzione agroalimentare – ma ovviamente c’è chi ci guadagna e chi ci perde. La nostra sensazione è che si conceda con troppa leggerezza, senza valutare attentamente le ricadute che tali concessioni possono avere su prodotti sensibili, come il riso.

Il Covid influirà su queste politiche?

La crisi del Covid-19 ha impattato sui mercati e sulla redditività delle imprese e una politica commerciale europea può contribuire a favorire la ripresa, purché si costruisca un vero quadro di regole per gli scambi che favorisca le imprese e la libera concorrenza.

C’è il rischio che manchi una regia?

Negli ultimi anni è mancata. Si è registrato uno stop dei negoziati multilaterali e un sempre crescente ricorso alla negoziazione bilaterale. Confagricoltura ha sempre mostrato un atteggiamento pragmatico verso queste intese condotte dalla UE che, se equilibrate e con vantaggi reciproci, sono positive e conducono sicuramente a risultati. E’ il caso ad esempio del CETA e dell’accordo UE-Giappone per citarne almeno due. Gli accordi bilaterali consentono di promuovere gli scambi e condividere intese su aspetti non commerciali come le barriere non tariffarie o la tutela delle indicazioni geografiche (si pensi alla tutela delle nostre DOP e IGP) che altrimenti non sarebbero facilmente aggredibili. Certo gli accordi bilaterali non sono positivi di per sé; vanno valutati caso per caso e quando essi non portano a conclusioni win-win rischiano di essere pericolosi. Sicuramente dal Mercosur ad esempio, che contiene diversi aspetti non vantaggiosi per la nostra agricoltura.

Il Wto ha esaurito il proprio ruolo?

Il WTO rimane una istituzione che va rivalutata come la sede internazionale della fissazione delle regole e degli standard internazionali che devono garantire una applicazione uniforme delle regole sugli scambi, una regolamentazione del contenzioso e magari anche una standardizzazione anche maggiore delle regole sanitarie e fitosanitarie. E’ in tal senso che andrebbe orientata una riforma dell’attuale Organizzazione Mondiale del Commercio.

Cosa chiedete al governo e a Bruxelles?

Trasparenza nelle negoziazioni e rapporti più stretti con le organizzazioni delle imprese nella fase di definizione delle intese. Vanno anche previsti negli accordi dei meccanismi che consentano, una volta stipulate intese o accordi, di rivederli e migliorarli per adattarli alla realtà del business. Poi è essenziale anche che la politica commerciale si affianchi ad una efficace politica di promozione dei nostri prodotti sui mercati esteri.

Cosa pensa del Green Deal e delle strategie Biodiversità e Farm To Fork?

La politica commerciale deve servire anche a compensare l’asimmetria tra i maggiori vincoli che tali strategie impongono alle imprese europee. Dobbiamo promuovere intese verso la reciprocità vera. Se non si rafforzerà il quadro multilaterale degli standard si rischia che lo sforzo per le sfide globali sia a carico solo dei sistemi produttivi europei, rendendo impossibile la sfida competitiva. Nel caso, poi, delle concessioni unilaterali, si pensi al regime “tutto tranne le armi” per i Paesi meno avanzati, si può ipotizzare di implementare le concessioni con “condizionalità ambientali” in maniera da vincolarle al rispetto di determinati standard. Autore: Paolo Viana
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Risicoltura
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