ASSICURAZIONI 4.0

Si discute di nuovi strumenti che dovrebbero difendere il reddito dei risicoltori

Di recente si è tenuto un seminario “tutto piemontese” organizzato da ISMEA al Grand Hotel Sitea di Torino sul tema “Ascoltare il territorio per orientare le politiche di gestione dei rischi in agricoltura – Raccolta dei fabbisogni, confronto ed elaborazione di proposte utili a rendere più efficaci assicurazioni agevolate, Fondi di mutualità e strumenti di stabilizzazione del reddito (IST) nell’ambito del PSRN 2014-2020”.  L’iniziativa si inseriva nell’ambito delle attività di coinvolgimento del partenariato (organizzazioni e rappresentanze dei produttori, associazioni, cooperative, compagnie assicurative, consorzi di difesa, ordini professionali e mondo della ricerca), finalizzate a facilitare l’accesso degli agricoltori ai diversi strumenti: dalle polizze agricole agevolate ai fondi di mutualità all’Income Stabilization Tool (IST). L’IST, per chi non lo sapesse, mira a creare una rete di sicurezza per gli agricoltori contro le conseguenze negative che possono derivare da andamenti sfavorevoli del reddito. Una copertura più ampia di quelle tradizionali, dunque, che tiene in conto tutti i fenomeni che possono impattare sul livello del reddito, compresi i rischi connessi agli andamenti del mercato. Domattina, presso il Centro Congressi di Roma, si terrà l’evento conclusivo del ciclo di workshop territoriali PSRN sulla misura 17 organizzati da ISMEA.

Quanto interessa ai risicoltori?

Ricordiamo che in Piemonte il riso rappresenta la prima produzione per PLV ed è il prodotto più assicurato. Logico che il tema sia di qualche interesse per la nostra categoria. Più controverso lo strumento: obiettivo degli incontri è incentivare un approccio integrato nel quadro di un sistema coordinato delle garanzie offerte dai diversi strumenti di gestione del rischio; in realtà, in relazione alla tradizionale gestione nazionale degli strumenti agevolati di risk-management e alla complessità di programmazione del toolkit nell’ambito delle regole dello sviluppo rurale, si è scelto di mantenere quest’attività a livello centrale. Ergo, ISMEA oggi coopera con il MiPAAFT nelle attività di supporto diretto per la Misura 17 ai fini della preparazione, gestione, monitoraggio, valutazione, informazione e comunicazione, networking, risoluzione dei reclami, controllo e audit.

Cosa ne pensano le associazioni di categoria?

Abbiamo cercato di capire che valutazioni diano i sindacati di quest’organizzazione delle assicurazioni e degli Ist. La vicepresidente di Confagricoltura Piemonte Paola Battioli, che è anche presidente di Confagricoltura Novara VCO, ha sottolineato come «gli imprenditori agricoli debbano attivarsi per i fondi di mutualizzazione e gli strumenti di protezione delle perdite di reddito. Questi fondi potranno essere complementari rispetto alle polizze agevolate e quindi intervenire per colture, o allevamenti, o avversità particolari, per le quali non esiste la copertura assicurativa o qualora essa sia carente nei massimali o nelle franchigie. Altrettanto – ha aggiunto Paola Battioli – vale per gli strumenti a difesa del reddito nei confronti dei quali è utile pensare ad un approccio di filiera, con il coinvolgimento delle cooperative attive nella fase di raccolta, stoccaggio e commercializzazione. Inoltre, particolare attenzione dovrà essere prestata ai fattori di criticità di questi strumenti, quali i costi di gestione, amministrativi, peritali, etc. In ogni caso, essi dovranno poter agire con procedure burocratiche snelle e idonee a far sì che gli indennizzi vengano erogati tempestivamente agli agricoltori».

Secondo Manrico Brustia, Presidente CIA Novara-Vercelli-Vco: «i fondi di mutualità, così come sono stati proposti sono macchinosi, nel senso che necessitano di un numero elevato di soci per partire. Il rischio è che non si rispettino le tempistiche giuste: procedure complesse non aiutano. Polizze agevolate e strumenti di stabilizzazione del reddito andrebbero studiati accuratamente nel rispetto di quelle che sono regole semplici da poter applicare, venendo prima condivise con le organizzazioni».

Enrico Rinaldi, Vice Direttore Coordinatore dei Servizi di Sviluppo Agricolo di Coldiretti Piemonte dichiara invece: «rispetto a quelle che potevano essere le finalità la proposta è positiva, dato che ci troviamo di fronte ad un nuovo periodo di programmazione per individuarne le direttive. Purtroppo abbiamo in eredità situazioni oggi irrisolte, di carattere gestionale, molto articolate ma comunque da risolvere: il risultato finale è che le imprese sono ancora in attesa. La zootecnia è messa allo stremo, mentre in campo risicolo c’è qualche miglioramento, soprattutto nel 2018 la situazione si era un po’ sbloccata. Positivi i fondi di mutualità, le polizze index che potrebbero essere molto utili come strumenti da affiancare a quelle che possono essere le modalità di gestione del rischio».

Cosa ne pensano i consorzi di difesa?

Giuseppe Rosso, Presidente del consorzio difesa di Novara afferma: «credo fermamente nell’assicurazione nei confronti dei rischi atmosferici; questi fondi funzionano se c’è un’adesione importante da parte degli agricoltori, se si riesce ad ottenere una platea importante distribuita a macchia di leopardo sul territorio, poiché quando il numero è limitato c’è una concentrazione del rischio. Il riso ha interesse in queste forme mutualistiche dato che più del 90% delle produzioni risicole sono assicurate. Questo senza perdere i contributi europei che oggi abbiamo su altre forme di assicurazione».

Per Daniele Bianchini, Direttore Condifesa Vercelli 2: «Le presentazioni e commenti emersi durante il convegno sono ottimi strumenti da approfondire e tarare sulle necessità delle aziende agricole. Quello che è uscito dai consorzi e dai CAA è tutto fattibile ma, bisogna prima sistemare i pagamenti dal 2015, situazioni incancrenite che non si riescono a sbloccare… Le rese, i prezzi dei prodotti, il calcolo dei parametri contributivi sono da sistemare. Sicuramente entreranno in vigore i valori massimi per ettaro, già discussi dall’anno scorso e di conseguenza si attuerà il discorso sulle rese che, ad oggi, non tengono conto dei danni. Abi-rischio: in Piemonte utilizzata solo al 6%…si investe sicuramente su polizze più innovative con contributo ampio. Per il riso ci continuiamo a battere sulla polizza mono-rischio (grandine) perché ci da più adesioni. Vento forte, con queste varietà di nuova generazione (più basse) non viene interpellata molto. Un modo per allargare la base assicurativa sarebbe quella di concedere la mono-rischio. Poi lo snellimento delle procedure è necessario: ad oggi si fanno quattro differenti pratiche per accedere ad un contributo comunitario; senza dubbio bisogna essere allineati con i decreti ma è troppo». Autore: Martina Fasani

 

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Risicoltura
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