«ABBIAMO SALVATO LE RISAIE»

Il direttore di Est Sesia rivendica l'azione di contenimento della crisi idrica dell'estate
L'intervento di Fossati

Il 2019 è stata un’annata anomala per le irrigazioni. Allarga le braccia Mario Fossati, direttore dell’Associazione Est Sesia. Al recente convegno di Rice Up sulle irrigazioni, ha spiegato che «le riduzioni sulla rete nel giugno 2019 sono conseguenza della formazione di sacche in cui l’acqua non c’era, zone in cui l’acqua non veniva dalla rete Est Sesia, ma da fontanili propri». Fossati ha parlato di «carenze idriche dal 60 al 90%» durante il recente convegno di Rice Up a San Genesio ed Uniti (PV) con i consorzi di bonifica sul tema delle irrigazioni.

I dati Est Sesia

Il Direttore Generale Associazione d’Irrigazione Est Sesia ha aperto gli interventi presentando uno studio in collaborazione con l’Università di Milano: «Il comprensorio che ci riguarda si estende dal fiume Po e dalla Dora Baltea che, raccolgono l’acqua che si scioglie dall’arco Alpino a cui si aggiunge la portata dovuta alle piogge, da cui nasce l’imponente Canale Cavour (58mq/s); dal Lago Maggiore, tramite il fiume Ticino deriva invece il canale Regina Elena oltre alle antiche utenze tra cui Navigli Langosco e Sforzesco (115mq/s); dal Sesia si formano poi la Roggia Busca, Mora e il Roggione di Sartirana (78mq/s). Le acque sotterranee e il recupero delle colature superficiali svolgono una funzione importantissima nell’equilibrio delle disponibilità idriche, rappresentando una quota estremamente rilevante delle portate distribuite (85mq/s). Il Consorzio quotidianamente veicola quindi nella propria rete irrigua 337mq/s d’acqua. Ad Est Sesia sono stati censiti oltre 200 salti di fondo, dislivelli di alcuni metri con portate dell’ordine di 10÷25 m³/s; mentre le centrali attualmente in esercizio sono 51 (più 4 gestite da Est Sesia nel comprensorio della Coutenza Canali Cavour) con una potenza complessiva di circa 140.000.000 kW; altre 40 centrali sono in corso di progettazione o in realizzazione. E sono circa trenta gli impianti industriali che utilizzano, con restituzione, acque prelevate dai canali irrigui. La pianura a nord del Po – ha continuato – ha delle caratteristiche precise: dal punto di vista ideo-geologico si presenta come un materasso alluvionale di spessore variabile. Essendo poroso porta alla formazione di una prima falda freatica, che in molte zone si trova a pochi metri dal piano campagna (2/3 metri). Un enorme bacino (700mila ha) di accumulo messo in gioco con l’irrigazione: si abbassa nel periodo invernale e risale quando riusciamo ad irrigare. Non trattandosi di acqua libera, risulta molto lento rimpinguarlo. Questa falda ci mette circa 40 giorni a caricarsi, per arrivare alla prima linea dei fontanili occorrono 30gg e per arrivare al Po circa 70gg, venendo intercettata nel suo tragitto. Sversandosi nel Po da un contributo: secondo una stima si aggira ad 1mq/km. Questo contributo e’ fondamentale quando si va a discutere di quanto avviene in prossimità del delta: i tavoli di crisi si individuano dal punto in cui l’acqua del mare adriatico risale il Po e va a salare. Cioè sostanzialmente diminuire le derivazioni dal momento in cui si va sotto i 450mq/s».

Un’estate anomala

Ma cosa è successo quest’estate? «É stata un’annata particolare, anomala – ha spiegato Fossati – Le riduzioni sulla rete nel giugno 2019 sono conseguenza della formazione di sacche in cui l’acqua non c’era, zone in cui l’acqua non veniva dalla rete Est Sesia, ma da fontanili propri. Carenze idriche dal 60 al 90%. Per supplire a questa carenza d’acqua il consorzio ha aiutato gli agricoltori abbassando tutte le bocche a valle al 60% e via di seguito risalendo si applicava in percentuale più ridotta. Ci tengo a precisare che il regime di riduzione non era dovuto alla mancanza delle fonti: a giugno avevamo 243 mq/s, si era in competenza totale (mancava il 3%), situazione idonea dovuta alle abbondanti piogge e scioglimento delle nevi». Per ovviare, Est Sesia lavora al progetto “MedWateRice” che coinvolge 19 stati del bacino del Mediterraneo, l’Università degli Studi di Milano e l’Università del Sacro Cuore di Piacenza, un’università spagnola, una portoghese, un egiziana, una israeliana e, infine, una turca. Questo progetto ha lo scopo di arrivare ad un uso sempre sostenibile della risorsa idrica negli agro-ecosistemi a riso del Mediterraneo. «La Lomellina è la prima zona produttrice di riso in Europa e per ottenere sistemi agroalimentari sempre più sostenibili si stanno sperimentando nuove strategie per la gestione dell’acqua, come, ad esempio, alternare asciutta e sommersione si riesce a incidere sulla qualità delle acque e si riesce a ottimizzare la produzione gestendo in modo diverso la risorsa idrica in risaia» ha detto Fossati. Est Sesia collabora anche al progetto “SO-WATCH”, che si propone di studiare diverse strategie di adattamento di tipo soft, ovvero non considerando grandi interventi infrastrutturali, con lo scopo di aumentare la flessibilità del sistema nel gestire le risorse idriche in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico. «Inoltre collaborariamo con Regione Piemonte, Regione lombardia, Facoltà di agraria di Torino, UniMi, Associazione Irrigua Ovest Sesia nell’allestimento di un sistema modellistico per la valutazione degli utilizzi potenziali e dei rilasci in falda nei territori risicoli del Piemonte orientale e della Lombardia occidentale» ha concluso.

La sfida del Villoresi

Anche Alessandro Ubiali, Vice Presidente Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi ha fatto il punto della situazione, nonché sugli accordi italo/svizzeri relativi al livello del lago Maggiore: « Con oltre 3910 km2 di superficie, ripartiti su 435 comuni, entro i confini delle province di Como, Lecco, Lodi, Monza-Brianza, Pavia, Varese e della Città metropolitana di Milano, il nostro comprensorio si estende dall’arco prealpino fino alla Bassa Pianura Pavese. Una fitta rete di canali, rogge, colatori e fontanil: tra i principali ricordiamo il Canale Villoresi, il Sistema dei Navigli (Grande, Bereguardo, Pavese, Martesana, Paderno) e quello del Basso Pavese. Completano la rete alcune imponenti opere di ingegneria idraulica – le Dighe di Panperduto, la Diga di Concesa, la Diga della Miorina, la Chiavica del Reale – senza le quali non sarebbe possibile ottenere un’efficace regolazione delle acque» ha detto.

Quando, d’estate, esplode il fabbisogno agricolo, si dovrebbe poter ricorrere alla risorsa idrica che si è preventivamente “fermata” nella falda o nel lago. «Tuttavia quando piove 10cm, il rischio idrico di alluvione nel Lago é alto. In occasione del rinnovo delle concessioni bisognerà parlare con gli svizzeri, che hanno la maggior possessione del Lago (per centrali idroelettriche). Per ora hanno accettato l’innalzamemto di 35cm – ha dichiarato Ubiali -.Altra problematica rilevante è determinata dall’aumento dei costi per automatismo e burocrazia: la trasparenza ha toccato per Villoresi un aumento del 10% dei costi. Nel nostro territorio per i prossimi anni abbiamo approvato un piano comprensoriale: investimenti futuri per il riassetto tecnico del territorio ed il piano di classifica. Tuttavia, il consorzio non é in grado di trasferire progetti di carattere straordinario. Abbiamo un beneficio di falda e se questa dovesse essere modificata secondo le linee guida regionali, si rivelerebbe drammatico. Il piano di classifica fortunatamente ha subito qualche ritardo. E questo ci permette di allargare la quantità di acqua extra-agricola (ora intorno al 50%) dovrebbe essere molto meno. Siamo in fase di recupero con il bilancio grazie anche ad investimenti fatti da Regione Lombardia. Recuperare fondi dall’Europa é necessario. 20 milioni di euro per il canale centrale del Villoresi sono arrivati da poco dallo Stato. C’è questo grandissimo movimento di recupero di redditività e di investimenti per poter fermare l’aumento dei costi agricoli. Ricordo che il Consorzio del Villoresi ha la maggioranza con il mondo agricolo e non dobbiamo farci sfuggire le nostre opportunità» ha concluso.

Ovest Sesia: non si perde una goccia

Luca Bussandri, Direttore generale Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia, è intervenuto sulla questione del riutilizzo dell’acqua nelle terre del riso: «Sono 100.000 gli ettari che costituiscono il comprensorio del consorzio, si tratta di un ambito che può identificarsi con i territori del Biellese, del Vercellese e di parte del Casalese. L’Associazione, per acquisto o per concessione, dispone delle acque necessarie ad alimentare il proprio sistema irriguo derivandole dai fiumi Dora Baltea (naviglio d’Ivrea, canale Depretis e Farini), Sesia e Po con il Canale Cavour e dai torrenti  Elvo (naviletto di San Damiano e delle Baragge) e Cervo (roggia Marchesa, di Mottalciata e del Gabbio). Per rispondere ad alcune critiche della nomina di Ovest Sesia come il “Consorzio che spreca l’acqua” – ha continuato – abbiamo scientificamente provato l’evidenza per cui il Consorzio, che arriva a derivare 110 mq/s d’acqua, ne riesce poi a distribuire una portata pari a 150mq/s nel periodo massimo di irrigazione. Come mai questa differenza? L’unica vera ipotesi é che facciamo con gli agricoltori un utilizzo plurimo della stessa risorsa idrica. La risicoltura ha questa caratteristica, l’acqua non si perde ma va in falda. Con le fontane e i colatori che raccolgono riusciamo a dare anche ai territori sottostanti».

Il caso Muzza

Ha chiuso gli interventi Marco Chiesa, Direttore Generale del Consorzio Bonifica Muzza Bassa Lodigiana, un territorio di antica irrigazione, nel bacino idrografici del fiume Adda che ha spiegato: « Il sistema idrico può essere, per le diverse caratteristiche, suddiviso in due zone corrispondenti alla parte alta e bassa del comprensorio. La parte alta è la classica pianura su cui, da tempo immemorabile, si pratica l’irrigazione a scorrimento con le acque distribuite dal canale Muzza. La parte bassa è il tipico territorio in cui il drenaggio superficiale avviene in gran parte per sollevamento con la messa in funzione di specifici gruppi idrovori dislocati lungo la dorsale del Po. La parte alta è irrigata dal Canale Muzza che dipartendosi a Cassano dal fiume Adda si sviluppa per circa 40 km. e distribuisce le acque a 36 bocche o canali secondari, che a loro volta danno origine ad una rete di distribuzione capillare( oltre 400 canali) che si estende per più di 4.000 Km sottendendo un territorio diretto di circa 55.000 Ha. L’irrigazione del basso piano avviene per lo più tramite sollevamento dai fiumi Adda e Po o con riutilizzo delle colature irrigue dell’altopiano recuperate tramite appositi impianti posti lungo il collettore generale di bonifica che, attraversando trasversalmente il territorio basso funge da canale di gronda. Complessivamente la pratica irrigua è effettuata tramite dodici impianti di pompaggio, che dispongono di 21 gruppi di sollevamento con una potenza installata di circa 1200 KW. ed una portata di 7.980 l/sec. La rete di distribuzione si sviluppa per circa 200 km. L’utilizzo delle acque per uso termoelettrico è, storicamente, il primo impiego extra agricolo attuato nel comprensorio. Le esperienze pilota applicate a partire dagli anni ’70 si sono progressivamente perfezionate ed ampliate nell’attuale uso industriale con le acque del canale Muzza, per il ciclo di refrigerazione di sei grandi gruppi termoelettrici: 2 della centrale A2A di Cassano d’Adda (MI) e quattro di quella E.ON di Tavazzano – Montanaso (LO). La potenza complessiva installata delle centrali è pari a circa 2000 MW. La metodologia, affine per tutti e quattro gli impianti, prevede l’intercettazione delle portate con uno sbarramento mobile trasversale all’asse di percorrenza, il passaggio forzato nelle turbine posizionate nella centrale costruita in fregio alla sponda e la immediata integrale restituzione a valle». Autore: Martina Fasani

 

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Risicoltura
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