LA THAILANDIA VIETA GLIFOSATO, PARAQUAT E CLORPIRIFOS

Anche il Paese asiatico si pronuncia contro alcuni pesticidi

Si apre il capitolo pesticidi anche in THailandia, che nei giorni scorsi ha disposto il divieto di utilizzo del glifosato e di altri due prodotti, nonostante le proteste degli agricoltori. L’agricoltura impiega il 40% della popolazione thailandese e il paese del sud-est asiatico è uno dei principali esportatori di riso e zucchero al mondo. È anche uno dei maggiori consumatori di pesticidi che sono stati banditi o eliminati gradualmente in altre parti del globo a causa dei legami con numerose malattie. Il comitato nazionale thailandese per le sostanze pericolose ha espresso un primo voto per vietare il glifosato, il paraquat e il clorpirifos.

«Il divieto entrerà in vigore il 1 ° dicembre», ha riferito ai giornalisti il ​​presidente della commissione Panuwat Triangjulsri, del Ministero dell’Industria. Il paraquat, un erbicida che il Centro statunitense per il controllo delle malattie definisce “altamente velenoso”, è stato bandito in Europa dal 2007. Gli studi hanno collegato invece i pesticidi contenenti clorpirifos ai ritardi nello sviluppo nei bambini, mentre il glyphosate da diserbante viene considerato da alcuni studi una probabile causa di cancro. Le organizzazioni agricole e l’industria chimica hanno comunque fatto pressioni per prolungare l’uso del glifosato.

Il ministro della sanità thailandese, che ha sostenuto che i pesticidi hanno messo a repentaglio la vita di molte persone, ha elogiato la decisione di vietarli come “eroica” sulla sua pagina Facebook, anche se diverse decine di agricoltori hanno protestato, citando un aumento dei costi di produzione. «Se non abbiamo i prodotti chimici per sradicare le erbacce, dovremo usare più lavoratori» ha dichiarato Charat Narunchron di un’associazione di agricoltori nella provincia di Chanthaburi, che ha definito il divieto “ingiusto”. La rete di allarme sui pesticidi della Thailandia – che ha a lungo sostenuto il divieto – ha ringraziato il governo ma ha affermato che deve aiutare gli agricoltori ad individuare altri metodi che sostituiscano questo principio attivo. 

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