FATTURA ELETTRONICA, I SINDACATI SI MOBILITANO

INCHIESTA: ecco quali strumenti sono stati messi a punto per aiutare gli agricoltori

Dal 1° gennaio 2019 tutti i soggetti Iva emettono e ricevono le proprie fatture esclusivamente in modalità elettronica, sia per le operazioni b2b, business to business tra i titolari di partita Iva, sia con riferimento alle operazioni b2c, business to consumer verso i clienti finali. Sono esonerati dall’obbligo della fatturazione elettronica solo i soggetti che rientrano nei regimi speciali, come per esempio il regime di vantaggio ex dl 98/2011 e il regime forfettario ex  legge 190/2014, nonché i piccoli produttori agricoli.

Ma cos’è?

Cos’è però esattamente la fatturazione elettronica? E come funziona? Per generare le fatture elettroniche si utilizzano programmi gratuiti dell’Agenzia delle entrate o si è dotati di un software privato. La fattura può essere compilata in un’interfaccia informatica con dei campi vuoti, nei quali inserire tutti i dati obbligatori: per esempio la data e il numero, le informazioni sul cliente, la descrizione dell’operazione effettuata, l’imponibile e l’imposta… Una volta conclusa, la compilazione sarà salvata e trasformata in formato xml. La fattura elettronica così generata deve quindi essere trasmessa mediante un sistema informatico di interscambio dell’Agenzia delle entrate, chiamato Sdi, che si occuperà di ricevere e recapitare tutte le fatture elettroniche. I canali telematici a disposizione delle imprese per l’invio della documentazione sono vari: la posta elettronica certificata (pec), gli stessi servizi informatici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate o specifici canali basati su protocolli ftp.

Il nodo SDI

La fattura si intenderà emessa nel momento stesso in cui viene trasmessa allo Sdi. Per ovviare alle eventuali lungaggini di elaborazione delle informazioni da parte di quest’ultimo sistema, non essendoci sincronia tra il momento di trasmissione della fattura e il recapito, è stato stabilito che la data di emissione sarà quella riportata sulla fattura. Ciò vale anche per l’individuazione del termine di esigibilità dell’Iva. I dati obbligatori da riportare nella fattura elettronica – ricorda la Coldiretti – restano gli stessi delle fatture cartacee. L’unica informazione aggiuntiva è la necessità di avere l’indirizzo telematico del cliente al quale inviare la fattura. Per aiutare le imprese agricole ad adeguarsi, Coldiretti ha predisposto un’apposita
task force nei propri uffici su tutto il territorio regionale e nazionale. Sul portale del socio Coldiretti https://socio.coldiretti.it è disponibile il servizio di
“Fatturazione digitale Digit”.

La soluzione Coldiretti

Ma l’emissione della fattura elettronica può anche essere svolta attraverso gli uffici di Impresa Verde Coldiretti che erogheranno il servizio con la conservazione delle fatture stesse. Nei primi sei mesi di applicazione – aggiunge la Coldiretti – la normativa ha previsto un avvio soft con le fatture elettroniche che dovranno essere predisposte entro la scadenza della liquidazione periodica dell’Iva (che sia mensile o trimestrale). Nei sei mesi successivi la fattura potrà essere emessa e trasmessa allo Sdi entro dieci giorni dall’operazione. Anche le sanzioni saranno ridotte al minimo nel primo periodo di applicazione. Dall’obbligo – conclude la Coldiretti – sono parzialmente esonerati i piccoli produttori agricoli che erano esclusi per legge dall’emissione di fatture anche prima dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica.

La soluzione Cia

Un obbligo, sottolinea Cia, che interessa gli agricoltori indipendentemente dalla forma giuridica scelta per gestire l’impresa agricola, con l’unica  eccezione riservata agli imprenditori in regime di esonero IVA, vale a dire coloro che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro. Anche Cia mette a disposizione “SempliCIAFe”, il portale degli agricoltori italiani dedicato alla gestione della fatturazione elettronica: consente di monitorare in tempo reale il flusso delle fatture emesse e delle fatture ricevute, avere contezza delle scadenze di pagamento e di incasso delle singole fatture. Secondo Daniele Botti, Direttore Cia Vercelli/Novara, ad oggi il programma soddisfa le esigenze del fruitore, che si presenta attraverso un codice univoco per cui, é facile ricondurre le fatture al piano dei conti del singolo; si arriva dunque a redimere con scadenza trimestrale dei mini-bilanci, che equivalgono a dei primi rendiconti economici sul funzionamento dell’azienda e che a seguito delle specifiche necessità, possono essere utilizzate per formulare istruttorie bancarie di varia natura. Risulterebbe quindi funzionale accorpare il sevizio fatturazione al servizio Iva.

La soluzione Confagricoltura

«E’ un passaggio delicato – commenta il direttore di Confagricoltura Piacenza – abbiamo organizzato incontri durante i quali Michela Salotti e Michela
Filippi, funzionarie del Servizio Iva e del Servizio Fiscale, coadiuvate dalle addette incaricate negli uffici di Zona, hanno illustrato le tipologie di servizi e gli strumenti che l’associazione mette a diposizione. Abbiamo un piattaforma che con le opportune deleghe farà da “parcheggio” o meglio punto di snodo: dovrà essere tutto tracciato con codici univoci e pec che identificano non solo l’azienda, ma addirittura le diverse attività. Se la fattura non transiterà nel sistema di interscambio, per noi sarà invisibile, diventano quindi molto importante uno stretto raccordo con gli uffici e la gestione corretta delle tempistiche. In questa fase di start up seguiremo passo passo chi ci chiede un aiuto. Va precisato che ciò che cambia sono le modalità di trasmissione ed emissione della fattura, ma la contabilizzazione resta un’ulteriore e distinto passaggio».

Diversi pacchetti

Sono diversi i pacchetti che Confagricoltura rende disponibili in funzione delle esigenze delle aziende per le quali diviene indispensabile poter monitorare in tempo reale tutto e in particolare le fatture d’acquisto ricevute. «Una versione snella del servizio – ha spiegato Salotti – consiste nell’utilizzo dell’app che permette di visualizzare le fatture dell’azienda. Tramite app è possibile anche emettere fattura. Questo sistema leggero è funzionale per situazioni con poca complessità, chi ha rami d’azienda con attività e codici diversi può invece trovare adeguato supporto usando il prodotto TIC – tieni il conto: Confagricoltura Piacenza ha infine predisposto una soluzione anche per chi ha già un proprio gestionale in modo da far transitare le informazioni nel portale dell’associazione. Resta, inoltre, attiva anche la possibilità, fornita da sempre, di demandare in toto l’Associazione  lla gestione. “Abbiamo presentato interpelli all’agenzia  delle entrate – ha spiegato Michela Filippi – perché l’impalcato normativo non ha annoverato a  ivello teorico tutte le casistiche che riscontriamo con le varie attività agricole la cui gestione informatizzata richiede ad oggi una serie di sottocodici,  uspichiamo una semplificazione e chiarimenti».

Già i primi problemi

«La fatturazione elettronica è appena partita ed abbiamo già rilevato una serie di problemi a cui l’Agenzia delle Entrate non sta dando risposta. Sta accadendo quello che temevamo e che per certi aspetti avevamo preannunciato in occasione dei nostri incontri tecnici in preparazione dell’entrata in funzione del nuovo sistema». A sottolinearlo è Marco Casagrande, direttore di Confagricoltura Piacenza che dà voce alle numerose telefonate ricevute in questi giorni dagli associati in difficoltà. «Le nostre imprese, insieme agli uffici, hanno fatto uno sforzo enorme per arrivare pronti alla scadenza sostenendo anche costi per riuscire ad adeguarsi, acquistando software e cambiando il modo di operare, ma come purtroppo ci aspettavamo – prosegue Casagrande – l’Agenzia delle Entrate non è pronta, non è in grado dare assistenza come dovrebbe e le aziende hanno forti difficoltà nell’emissione delle fatture. Va poi detto che il flusso di dati che si genera in Italia è infinitamente superiore a quello prodotto in altri Paesi che sono stati presi a modello, trascurando l’importante assunto che questi sono basati su un’economia differente, mentre il tessuto economico italiano è costituito da numerosissime piccole aziende».

Due tipi di semplificazione

«Quando si parla di semplificazione – tuona il presidente dell’Associazione, Filippo Gasparini – bisogna mettersi nell’ottica che questa deve essere a vantaggio dei cittadini e delle imprese, non dei burocrati che così rinunciano al loro onere di verifica». L’Agenzia delle entrate ha tuttavia riconosciuto che, in questa fase di prima applicazione delle nuove disposizioni, se la fattura viene trasmessa con un ritardo “minimo”, senza pregiudicare la corretta
liquidazione dell’imposta, si configura una violazione di natura meramente formale. Per limitare gli effetti negativi derivanti da possibili ritardi, nell’adeguamento dei sistemi informatici al nuovo obbligo di fatturazione elettronica, è stato infatti stabilito che per il primo semestre del 2019 non si applicheranno sanzioni, se la fattura dovesse essere emessa in formato elettronico entro il termine di effettuazione della liquidazione Iva del periodo di riferimento. Si prevedono invece sanzioni ridotte dell’80%, per le fatture elettroniche emesse entro il termine di effettuazione della liquidazione Iva  elativa al periodo successivo. Dal 1° luglio 2019 la situazione cambierà ancora e la fattura potrà infine essere emessa entro dieci giorni dal momento di effettuazione dell’operazione. In questo caso, la data di effettuazione dovrà essere indicata specificamente sul documento, in quanto diversa da quella di emissione della fattura. Dopo la trasmissione, se i controlli avranno esito positivo e la fattura sarà correttamente recapitata, lo Sdi rilascerà entro cinque giorni una ricevuta di consegna, utile a garantire l’integrità del documento. Se invece i controlli avranno esito negativo, sarà inviata sempre entro cinque  giorni dalla trasmissione, una ricevuta di scarto. In tal caso, la fattura si considererà non emessa. Il soggetto emittente avrà tuttavia a sua volta cinque  giorni di tempo, per inviare allo Sdi la fattura elettronica corretta, senza incorrere in alcuna violazione di legge. Autore: Martina Fasani

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