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TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL BIOLOGICO…

da | 17 Nov 2014 | NEWS

BIOTutto quello che avreste voluto sapere sul riso biologico e non avete mai osato chiedere. Parafrasando Woody Allen torniamo sul tema del “finto” riso biologico, perché il dibattito aperto da uno studio scientifico di Giuseppe Sarasso, apparso su Risoitaliano.eu, e dalla denuncia dell’Anga, e subito dopo alimentato da Assosementi, potrebbe esplodere a livello nazionale nei prossimi giorni se, come pare, dell’argomento si occuperanno l’Informatore Agrario e la trasmissione televisiva Report. Il nostro compito è quello di mettere a  disposizione della filiera del riso le notizie e i dati su cui riflettere e, malgrado l’argomento sia delicato e si presti a essere strumentalizzato da chi fa vero riso bio, da chi fa finto riso bio e da chi fa riso convenzionale, abbiamo deciso di proseguire in quest’opera di trasparenza fornendovi i dati statistici che abbiamo raccolto sugli ettari certificati biologici e su quelli che accedono alle misure che il Psr destina a questo metodo di coltivazione nelle regioni più importanti per la risicoltura, Piemonte e Lombardia. Come sapete, per accedere a tali misure occorre aver superato il periodo di conversione e coltivare solo riso biologico oppure coltivarlo in un unico corpo dell’impresa, ci sono cioè delle restrizioni che limitano l’accesso alle misure. Tuttavia, come vedrete, è molto ampia la differenza tra gli ettari che, in base alle certificazioni rilasciate alle aziende agricole da società private come prescrive la legge, producono riso commercializzato  come “biologico” e gli ettari su cui le stesse aziende agricole chiedono i contributi, assoggettandosi a controlli pubblici. Secondo il Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica del Mipaaf, che lavora su dati Ismea e che potete scaricare QUI) nel 2013 in Italia c’erano 9528 ettari di risaia biologica che hanno prodotto 570.217 quintali di risone, dando luogo, secondo alcuni, a rese “miracolose” . Sempre secondo questi dati, in Lombardia quell’anno erano certificati 5116 ettari e in Piemonte 3763 (scaricate QUI i dati sulle aziende certificate in Piemonte). In realtà, nel conteggio non si tiene conto degli ettari in conversione, quindi, sottraendo questa quota in base ai dati che provengono dalle regioni, si può affermare che in Lombardia si produce riso certificato biologico su 4027 ettari e in Piemonte su 3.808. Se non che, in base ai dati forniti dalle stesse amministrazioni regionali a Risoitaliano.eu, le aziende che richiedono i contributi per il bio sono veramente poche e infatti gli ettari che godono della misura 214 sono 1141 in Lombardia (scaricate QUI i dati lombardi) e addirittura 75 in Piemonte (scaricate QUI i dati piemontesi). Teniamo presente, per carità di filiera, che ci sono gli ettari in conversione e che i dati non sono trattati in modo totalmente omogeneo, che possono esserci insomma delle lacune, ma questi numeri qualche interrogativo devono pur sollevarlo, ed infatti ne stanno sollevando più d’uno. Si sa che l’imprenditore agricolo è esasperato dal carico burocratico che deve subire, dai controlli ripetuti – non a caso il governo Renzi ha provveduto ad una semplificazione con il registro unico – ma anche scorporando le aziende che fanno sia biologico che convenzionale e che quindi potrebbero incontrare dei problemi sul piano dei contributi Psr, si ottengono risultati difficilmente spiegabili se non ipotizzando un’ancestrale avversione per i controlli pubblici. Prendiamo il Piemonte: 126 aziende certificate secondo l’assessorato regionale (scaricate QUI i dati), soltanto 15 sono totalmente biologiche e appena 3 a premio, validate dall’amministrazione regionale. Ci fermiamo qui. Con un’osservazione doverosa: queste discrepanze non devono preoccupare minimamente il consumatore, in quanto, come ha ricordato l’agronomo vercellese Giuseppe Sarasso in una serie di articoli su Risoitaliano.eu, «nel riso lavorato, a meno di utilizzi impropri, pur impiegando gli strumenti più sofisticati, è improbabile ritrovare residui di erbicidi, caratteristica ben sfruttata dai produttori di finto “biologico”». (16.11.14)