MERCATO INTERNO, NUOVO ROUND

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailSi serrano le fila sulla nuova legge del riso. Lo sottolinea Paolo Accomo su Agrisole, il settimanale del Sole 24 Ore dedicato all’agricoltura e all’agroindustria. “L’ultimo incontro tra la...

agrisoleSi serrano le fila sulla nuova legge del riso. Lo sottolinea Paolo Accomo su Agrisole, il settimanale del Sole 24 Ore dedicato all’agricoltura e all’agroindustria. “L’ultimo incontro tra la filiera e il Mipaaf è avvenuto il 16 dicembre, quando l’Ente Risi è stato incaricato di rivedere la bozza e gli allegati. La prossima si terrà intorno al 25 gennaio – rivela il giornale, riferendosi a una riunione che è stata fissata per i prossimi giorni -. Si tratta delle regole in base alle quali viene commercializzato il prodotto lavorato: tipologie, varietà, caratteristiche ma soprattutto denominazioni, che in questo settore costituiscono un potente fattore di fidelizzazione del consumatore. La normativa vigente risale al 1958. Nella scorsa primavera l’Ente risi ha sottoposto alla filiera una prima proposta di legge, seguita da una seconda sulla base delle osservazioni presentate da Airi e organizzazioni agricole”. Il settimanale prevede che “se reggerà lo schema rivelato a fine dicembre dal sito www.risoitaliano.eu in futuro, sui pacchetti di riso potremo trovare alternativamente: nove denominazioni tradizionali (Arborio, Roma-Baldo, Carnaroli, Ribe, Vialone Nano, S. Andrea, Originario, Padano e Rosa Marchetti) per indicare tutte le varietà che sono associate per le loro caratteristiche dimensionali e di composizione a tali denominazioni e che saranno inserite in un apposito registro tenuto dall’Ente risi; le dizioni usate sul mercato internazionale, cioè Tondo, Medio, Lungo, accompagnate o meno dal nome dei risi non iscritti al registro delle varietà tradizionali (ad esempio Medio Maratelli). Questo secondo gruppo potrà essere commercializzato in purezza o in miscela. La prima metà del mercato, quella «tradizionale», dovrà rispettare invece il requisito della purezza: «il Karnak non potrà essere mescolato al Carnise ed entrambi potranno presentarsi come “Carnaroli” – mentre solo la varietà “capostipite” (Carnaroli) potrà essere denominata con il proprio nome e l’aggettivo Classico (Carnaroli Classico)» esemplifica il sito. Purché la confezione riporti anche la denominazione prescritta, sarà dunque possibile valorizzare la varietà, punto decisivo per i risicoltori, meno per l’industria, che insiste sulla necessità di semplificare il mercato e – obiettivo della legge – non confondere il consumatore. Per questa ragione l’Airi insiste per ridurre il novero delle denominazioni tradizionali alle varietà storicamente più diffuse. Per ragioni diametralmente opposte gli agricoltori difendono Originario, Padano e Rosa Marchetti e si oppongono alla proposta che il riso parboiled possa essere venduto semplicemente come tale. Anzi, Confagricoltura chiede che i «fantastici nove» divengano dieci, inserendo anche una denominazione tradizionale per gli indica: da anni in Italia si coltiva il Thaibonnet, recentemente soppiantato dal Gladio”. Il servizio è completato da un’intervista a Roberto Carriere, direttore dell’Airi, in cui si fa il punto sulle richieste dell’industria. Carriere ha rilasciato un’analoga intervista al nostro sito che potete leggere digitando: http://www.risoitaliano.eu/airi-ecco-cosa-vogliamo/ (28.01.14)

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Risicoltura
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