LA GRANDE SETE DEI RISICOLTORI SPAGNOLI

La testimonianza di Manuel Cano Lopez nel delta del Guadalquivir

La siccità minaccia anche la zona risicola del delta del Guadalquivir, nella Spagna meridionale: da qui, cinquecento anni fa Cristoforo Colombo salpò per scoprire l’America. Ma da allora il fiume è divenuto sempre più salato. Poichè l’acqua dolce è estratta per l’agricoltura, l’acqua salata, resa più frequente dai cambiamenti climatici, la sostituisce. Le maree riescono a spingere acqua salata più in su, lungo il corso del fiume. Si tratta del cuneo salino, che assedia anche il delta del Po. Come nel caso del fiume italiano, lungo il corso del Guadalquivir, le pompe succhiano acqua per deviarla ai canali di irrigazione e se è salata…

All’interno di una stazione di pompaggio, come racconta il sito NPR, José Godoy prova l’acqua per il contenuto di sale. Quando la siccità colpisce, l’acqua diventa troppo salata, e può avvelenare le colture. «La quantità di cloruro di sodio [sale] presenti in acqua può fare danni reali alle colture nella zona – dice José Godoy, che lavora presso la stazione di pompaggio -. Testiamo l’acqua ogni ora. Dobbiamo essere vigili. Quando sale il livello, dobbiamo limitare il flusso ai canali».

La scelta è drammatica: da un lato le colture rischiano di morire di avvelenamento da sale, oppure senz’acqua muoiono di siccità. Questo è successo almeno tre volte negli ultimi due decenni. Interi raccolti sono andati perduti, quando non c’è abbastanza acqua fresca per irrigare.

«Dobbiamo occuparci dell’ambiente, ma abbiamo anche il diritto di guadagnarci da vivere -afferma il risicoltore  Manolo Cano Lopez, affacciandosi sulle risaie — Quando ero un ragazzino, la gente viveva qui senza acqua corrente o elettricità. Desidero un certo tenore di vita per i miei figli, senza danneggiare l’ambiente». Ma questo è sempre più difficile sul delta del fiume Guadalquivir: i  modelli meteorologici sono cambiati. «La pioggia cade meno spesso, ma quando lo fa, si tratta di vere e proprie tempeste – ricorda  Cano – che danneggia i raccolti».

Quest’estate, una prima ondata di caldo ha scatenato incendi molto prima del normale, sia in Spagna che in Portogallo. Più di 60 persone sono morte in un incendio nel Portogallo centrale, causato da un fulmine. Ecosistemi già fragili come il Delta del Guadalquivir sono i luoghi in cui il cambiamento climatico potrebbe avere l’impatto più letale. I ricercatori prevedono che tutta la Spagna meridionale, con i suoi variegati paesaggi, le aride terrazze mediterranee, i deserti parziali e le zone umide delicate, saranno ridotte a un grande deserto entro la fine di questo secolo, se i tassi attuali delle emissioni di gas serra continuano incontrollati. Le carenze idriche artificiali stanno già aggravando questi effetti.

Il Delta del Guadalquivir è una delle più grandi zone risicole della Spagna. In precedenza era Valencia, la famosa patria della paella spagnola. Ma durante la guerra civile spagnola alla fine del 1930, quando Valencia cadde sotto il dominio delle forze repubblicane, il dittatore militare Francisco Franco ordinò che il riso fosse piantato nel delta del Guadalquivir, che le sue forze nazionaliste ancora controllavano, e l’area risicola da allora si è espansa. Le temperature, in questi giorni, continuano ad alzarsi, tanto che i lavoratori dell’azienda agricola cominciano i loro giorni alle 4 del mattino per finire entro mezzogiorno, prima che faccia troppo caldo. Il riso, inoltre, non è certo la coltura che crea i maggiori problemi dal punto di vista irriguo, poiché in realtà il flusso idrico dal fiume è controllato in maniera severa. Peggio fanno i coltivatori di fragole, che qui hanno anche scavato diversi pozzi abusivi per garantirsi un’adeguata provvista d’acqua.

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