IL PERICOLO E LA RAGIONE

L'agronomo vercellese Giuseppe Sarasso analizza il caso Glifosato

sarassoL’erbicida glyphosate è in uso da oltre 40 anni,  tanto che il suo nome è stato italianizzato in glifosate, e poi glifosato.  Si tratta di un erbicida totale, al quale sfuggono pochissime infestanti, e che, a differenza del Diquat e del Glufosinate ammonio, elimina  le infestanti  distruggendone anche la radice, mediante una sola applicazione. Il brevetto scaduto ne permette un prezzo conveniente. La sua permanenza nel terreno è brevissima: già il giorno successivo al trattamento si può seminare una nuova coltivazione. Il prodotto si degrada rapidamente nel metabolita AMPA. Non era selettivo in origine, ma, mediante le tecniche di modificazione del genoma, sono state ingegnerizzate piante coltivate resistenti al principio attivo. Tra le molte colture, quella che più ha utilizzato questa scoperta è la soia, tanto che le varietà GM sono attualmente le più coltivate al mondo; non in Europa, dove peraltro la soia GM è importata e consumata in grandi quantità.

La Monsanto, multinazionale della chimica che ha sviluppato sia l’erbicida che le varietà OGM, è diventata il grande Satana della situazione: ogni ideologia per motivare e compattare i propri adepti ha necessità di un obiettivo da colpire e la Monsanto è parso il soggetto più idoneo. Nel caso del glyphosate, la sua proibizione in Europa non causerebbe però gravi danni alla Monsanto: il brevetto è scaduto e chiunque  può produrlo. Il pericolo proviene piuttosto dalle produzioni indiane e cinesi, dove la purezza del prodotto e dei coadiuvanti  e coformulanti non gode dell’attenzione dovuta. Un controllo su eventuali inquinanti indesiderati presenti nei formulati commerciali sarebbe opportuno, per chi deve preservare la salute pubblica.

L’utilizzo attuale nell’agricoltura europea riguarda, oltre che gli incolti difficilmente raggiungibili  con le macchine (es. argini di risaia), l’agricoltura conservativa, od agricoltura “blu”. L’abbandono dell’aratro in favore di lavorazioni meno impegnative, in tutte le sue varianti (sodo, minima lavorazione, lavorazione nelle sole strisce seminate) permette il miglioramento della fertilità dei suoli e la riduzione dell’uso dei combustibili fossili:  molte amministrazioni regionali italiane prevedono, nei PSR,  incentivi per la sua applicazione. Purtroppo, l’abbandono dell’aratro prevede anche la mancata possibilità di azzerare le infestanti al momento della preparazione del terreno, e a questo si riesce ad ovviare, al momento, solo mediante una applicazione di glyphosate; il suo divieto  di fatto “ucciderebbe” una nuova promettente tecnica di agricoltura, già diffusa su centinaia di migliaia di ettari in Italia, vanificando gli ultimi 20 anni di esperienze ed investimenti in attrezzature innovative, nonché le importanti somme di incentivi pubblici finora erogati.

Quanto sono pericolosi per la salute il glyphosate ed il suo metabolita AMPA? Ricerche effettuate dall’ISPRA sulle acque superficiali della Lombardia hanno trovato un ampio inquinamento di AMPA (47% dei campionamenti): tanta diffusione  del metabolita, trovato in maggior concentrazione nelle acque di scarico della città di Milano, ha fatto emergere che la sostanza non può derivare solo dall’uso del glyphosate, ma anche e soprattutto dai detersivi domestici, che producono durante la loro degradazione lo stesso metabolita.  A questo punto gli avversari  della Monsanto non hanno ritenuto di cavalcare l’argomento, essendo evidentemente controproducente, ai fini di acquisire una facile popolarità,  la proposta di tornare al sapone ed all’olio di gomito per fare il bucato.

Il processo di rinnovo dell’autorizzazione dell’uso dell’erbicida, in scadenza il 30 giugno 2016, ha scatenato molte polemiche.  Al dibattito ha partecipato anche lo IARC, che ha inserito il principio attivo tra le sostanze probabilmente cancerogene, al pari delle carni rosse, del vino e dei cibi fritti, senza peraltro specificare le dosi che rendono pericolose queste sostanze. Già dal 1600 il medico Paracelso aveva intuito una relazione tra la dose ed il veleno; ogni sostanza può essere innocua o velenosa, in funzione della dose che se ne assume. Bere 10 litri d’acqua fresca in un giorno può essere letale, mentre divorare una bistecca fiorentina da 800 grammi con l’aiuto di un paio di bicchieri di vino rosso, ma solo qualche volta all’anno, non crea problemi. Credibile è invece il rischio per uno statunitense tipo che pranza con hamburger od  hot dog tutti i giorni feriali, e ad ogni week-end si fa una bella grigliata.

Il WHO (Organizzazione mondiale della sanità) così descrive il problema (2013):

Il glyphosate ed il suo metabolita AMPA hanno un profilo tossicologico simile, e si considera che entrambi  presentino bassa tossicità. Una assunzione giornaliera di AMPA da solo od in combinazione con glyphosate fino  0,3 milligrammi  per kg di peso vivo è ritenuta priva di effetti. Sperimentazioni effettuate su topi, alimentati per 26 mesi assumendo ogni giorno una dose di 26 milligrammi per kg di peso vivo non ha causato problemi; su queste basi, utilizzando un fattore di sicurezza di 86 volte, è stato stabilito il limite NOAEL (nessun effetto avverso  per assunzione a lungo termine) di 0,3 mg/kg.”  Questo significa che un adulto di 70 kg può assumere senza problemi per lunghi periodi  21 milligrammi al giorno di glyphosate.

L’EFSA (autorità Europea per la sicurezza alimentare), dopo un accurato esame di tutti gli studi sulla tossicità del glyphosate, ha espresso parere favorevole al rinnovo dell’autorizzazione (2015). L’Amministrazione USA ha stabilito prudenzialmente il limite di presenza del prodotto nelle acque potabili a 0,7 milligrammi/litro, o 700 microgrammi/litro. Un uomo che beve due litri di acqua al giorno potrebbe quindi al massimo assumere 1,4 milligrammi, contro i 21 ritenuti come limite dal WHO, con un ulteriore fattore di sicurezza pari a 15. La UE ha invece stabilito il limite nelle acque potabili e superficiali a 0,1 microgrammi/litro, 7.000 volte più basso rispetto a quello stabilito dagli USA. I limiti europei per i fitofarmaci sono posti indistintamente a 0,1 microgrammo/litro, indipendentemente dalla loro tossicità. Il limite del benzene nelle acque potabili è invece stabilito dalla Ue ad 1 microgrammo/litro, 0,001 milligrammi/litro, 10 volte superiore a quello di glyphosate ed AMPA.  L’amministrazione USA impone nelle acque potabili il limite di  benzene a 0,005 milligrammi/litro, 5 volte superiore a quello europeo, ma 140 volte inferiore a quello di glyphosate ed AMPA, e pone come obiettivo futuro l’azzeramento dei residui di benzene nelle acque potabili. Lo IARC ha classificato il glyphosate come probabilmente cancerogeno per l’uomo (gruppo 2 a) ed il benzene come sicuramente cancerogeno per l’uomo (gruppo 1)  Se ragionavolmente il cittadino USA è più protetto dal glyphosate che dal benzene, come mai il cittadino europeo è molto più protetto dal prodotto meno pericoloso? Un adulto che beve due litri di acqua al giorno, può assumere fino a 0,2 microgrammi giornalieri di glyphosate o AMPA, ma fino a 2 microgrammi giornalieri, 10 volte tanto, di benzene.

Nel frattempo, il Ministero italiano delle politiche agricole ha stanziato 2 milioni di euro per eliminare l’uso del glyphosate. Ci si chiede con quali mezzi. La sintesi di un nuovo erbicida con migliore profilo tossicologico avrebbe dei costi estremamente più elevati; la sola produzione del dossier per la registrazione costa più del doppio.  Sperimenteranno una nuova tipologia di zappa?  Oppure  spenderanno questo stanziamento per fare propaganda contro l’erbicida, causando ulteriori danni agli agricoltori? Misteri del ministero. Autore: Giuseppe Sarasso (22.04.2016)

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