IL PAN LOMBARDO E’ DA BUTTARE?

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailGiusto un anno fa veniva firmato dai Ministri delle Politiche Agricole, della salute e dell’ Ambiente il PAN, il Piano di Attuazione Nazionale della Dir. UE 128/2009 sull’ uso...

barozziGiusto un anno fa veniva firmato dai Ministri delle Politiche Agricole, della salute e dell’ Ambiente il PAN, il Piano di Attuazione Nazionale della Dir. UE 128/2009 sull’ uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che impone dal 1° gennaio 2014 il ricorso alla difesa integrata obbligatoria. Un provvedimento che ha suscitato molte perplessità e polemiche, di cui Risoitaliano.eu ha più volte dato conto (“Moriremo di PAN?”, http://www.risoitaliano.eu/moriremo-di-pan/ , “PAN:assalto alla diligenza” http://www.risoitaliano.eu/pan-assalto-alla-diligenza/ ,”Bayer boccia il PAN” http://www.risoitaliano.eu/bayer-boccia-il-pan/, “PAN, ma con quali strumenti?” http://www.risoitaliano.eu/pan-ma-con-quali-strumenti/). Ebbene, nei giorni scorsi regione Lombardia ha diffuso un bozza di documento per un Piano di Azione Regionale per l’ applicazione del PAN (le osservazioni presentate dai soggetti interessati saranno discusse giovedì 11 dicembre alle 9,30 presso Palazzo Lombardia a Milano), già ribattezzata PAR. Un documento che sta circolando vorticosamente tra gli addetti ai lavori e pare già turbi i sonni di molti agricoltori ed operatori del settore (per scaricarlo clicca QUI). Ne parliamo dunque con Flavio Barozzi (foto piccola), agronomo e risicoltore lomellino, che nella sua veste di coordinatore della Commissione Agricoltura Sostenibile dell’ Ordine dei Dottori Agronomi di Milano ha visionato la bozza. Gli abbiamo chiesto, come risicoltore e come agronomo, un giudizio sul documento lombardo e in particolare sugli aspetti che intercettano gli interessi del nostro settore.

Innanzi tutto un giudizio complessivo. La proposta della Regione sta in piedi?

L’ intento di Regione Lombardia – è la risposta di Barozzi – con l’ emanazione del PAR è sicuramente encomiabile, e molte indicazioni che vi sono contenute, specie per quanto riguarda l’ individuazione dei criteri per impostare la protezione integrata delle coltivazioni, sono utilissime e vanno a colmare alcune lacune del PAN.Tuttavia alcuni aspetti vanno rivisti, in particolare quelli che impongono vincoli e divieti alle aziende agricole che non sembrano sempre tecnicamente e scientificamente giustificati.

La risicoltura sembrerebbe uno dei settori più penalizzati, giacché ci sono norme che prevedono limitazioni e divieti particolarmente pesanti per due principi attivi molto utilizzati come Glifosate ed Oxadiazon…

Per quanto riguarda Oxadiazon -conferma Barozzi- la bozza di PAR prevede a regime la limitazione dell’ utilizzo a non più del 20% della superficie a semina interrata nelle zone “normali”, ed il totale divieto d’uso susemina interrata dal 2018 nelle zone protette come le ZPS (in Lombardia circa 25mila ettari). A me sembra una limitazione eccessiva e persino tecnicamente errata. Per due motivi: in primis l’Oxadiazon è un principio attivo fondamentale nelle strategie antiresistenza, in quanto basato su un meccanismo d’azione unico nel suo genere (l’inibizione dell’enzima protoporfirigenossidasi) come dimostrano gli studi del GIRE, il gruppo scientifico studio sulle resistenze agli erbicidi. In secondo luogo non esistono allo stato attuale sostanze attive di pari efficacia, in quanto i prodotti alternativi (tutti di post emergenza) presentano limiti più o meno evidenti. Ritengo più utile e conforme ai principi di uso razionale degli agro farmaci l’estensione anche al riso seminato a file delle azioni di mitigazione previste per la semina in acqua, basate sull’ adozione di misure per la riduzione della deriva: ugelli a induzione, ugelli asimmetrici, utilizzo di tecniche applicative implementate dal progetto TOPPS dell’ Università di Torino, ecc.. (http://www.topps.unito.it/)

E su Glifosate?

Qui il problema sembra nascere dal rinvenimento nei corpi idrici di significative quantità di AMPA, una sostanza che può derivare della degradazione di Glifosate, ma anche dall’ uso di molti detergenti chimici. Il PAR colpisce solo l’impiego agricolo (va ricordato che Glifosate trova largo impiego extra agricolo per il diserbo di strade e ferrovie; ndr) e impone azioni di mitigazione basate sulla riduzione della superficie trattabile a non più del 30% della superficie aziendale. Per molte aziende potrebbe essere un problema meno grave di quello generato dalle limitazioni all’ Oxadiazon, ma rappresenta comunque un ostacolo all’ attuazione di strategie antiresistenza. Ma soprattutto questa limitazione è incompatibile con le tecniche di agricoltura “conservativa”, che si fondano in gran parte sull’uso di Glifosate per la preparazione del letto di semina. Tecniche che Regione Lombardia ha finanziato con la misura 214-M del vecchio PSR e vorrebbe finanziare con la 10.1.D del nuovo. Si potrebbe suggerire anche per Glifosate il ricorso a misure antideriva, che tra l’ altro salvaguarderebbero colturesensibili limitrofe.

E’ vero che il PAR conterrebbe delle misure particolarmente impattanti sulle attività agricola nelle aree protette?

In queste aree sono previste altre limitazioni operative come l’ obbligo dal 2018 di effettuare il diserbo in pre emergenza localizzato su tutta la superficie a mais. Anche questo pare un vincolo discutibile: se può avere un senso localizzare alcune molecole “vecchie” (ma in certi casi è forse più opportuno utilizzarle a pieno campo ad anni alterni), ne ha meno nel caso di prodotti di ”ultima generazione” specie per contenere infestanti difficili come Abutilon e Cyperus. Va precisato che tutte le limitazioni di tipo “quantitativo” dovrebbero trovare applicazione dal 2016. L’ unico vincolo che viene previsto già dal 1° gennaio 2015 consiste nell’obbligo di utilizzare il Registro dei Trattamenti Elettronico in ambiente SISCO per le aziende con più di 50 ettari in ZPS e per quelle con più di 300 ettari a riso indipendentemente dalla zona.

Ma all’obbligo corrisponde una reale utilità?

L’uso di strumenti elettronici per la tenuta del registro dei trattamenti è senz’ altro utile. Già oggi sul mercato ve ne sono alcuni molto efficienti e flessibili e di costo relativamente contenuto. Purtroppo il Registro Elettronico di Regione Lombardia in ambiente SISCO (acronimo di Sistema delle Conoscenze, un portale sviluppato da Lombardia Informatica spa, ndr) presenta tuttora molte criticità sia in termini di connessione che di flessibilità di utilizzo e di adattabilità alla reale situazione aziendale, che io stesso ho riscontrato e che mi vengono confermate da  colleghi e operatori delle organizzazioni sindacali. Il rischio è quello di imporre alle aziende un ulteriore gravame burocratico di scarsa utilità pratica e privo di contenuto in termini tecnici e professionali, come insegna l’esperienza della direttiva nitrati.

Queste perplessità erano nell’aria fin da quando è scattata l’operazione Pan: siamo di fronte all’ennesima zavorra contro l’agricoltura, insomma ad un PAR da buttare?

Assolutamente no, semmai da migliorare. In molti aspetti, come ad esempio gli studi ARPA, il Par è assai ben dettagliato. In altri è un po’ frettoloso, come quando sottovaluta il fenomeno dei furti di agrofarmaci, ed i rischi conseguenti di impiego improprio o di utilizzo nel circuito del falso “biologico”. Per quanto ne so i dottori agronomi hanno sempre manifestato a Regione Lombardia la disponibilità a fornire un contributo di conoscenze e professionalità.

Guardiamo oltre i confini lombardi. Cosa succede nelle altre Regioni mentre la Lombardia lavora al Par?

In Piemonte si è ancora in fase preliminare e si sta valutando l’ aspetto legato alla formazione degli utilizzatori,dei distributori e dei consulenti. Quest’ ultimo è un punto parecchio spinoso, tanto che su tutta la normativa nazionale pende un ricorso al TAR da parte di agronomi ed agrotecnici. (05.12.14)

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Risicoltura
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