IL GLIFOSATE È NOCIVO SOLO IN AGRICOLTURA?

Una circolare del Ministero della Salute dimostra il doppiopesismo usato nell'autorizzare l'uso di questa sostanza

La “telenovela glifosate” continua a tenere banco. Mentre anche l’ ECHA (European Chemicals Agency  ) fornisce una valutazione favorevole al rinnovo dell’autorizzazione all’impiego (http://www.risoitaliano.eu/la-scienza-assolve-il-glifosato/  ), che si aggiunge alla valutazione positiva dell’ EFSA giunta a fine 2015 (http://www.risoitaliano.eu/lefsa-assolve-il-glifosate/ ) ed a quelle di FAO ed OMS, consentendo ad Agrofarma (http://www.risoitaliano.eu/assolto-il-glifosate/ ) di chiedere alla Commissione Europea l’assunzione una decisione politica che allineandosi ai risultati scientifici determini la conferma della autorizzazione, ed alla componente più “integralista” dell’ambientalismo di scatenare la sua controffensiva ipotizzando i più biechi complotti orditi da forze oscure del male per giungere allo sterminio dell’umanità, anche il nostro Ministero della Salute fa sentire la sua voce. E lo fa con una nota della Direzione Generale per l’Igiene, la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione in cui si forniscono chiarimenti sulle aree incluse nel divieto di utilizzo del Glifosate come indicate nel Decreto del 9 agosto 2016 e successive (e numerose) modificazioni. In specie la nota del MinSalute, dopo avere ricordato che l’art. 1 del citato Decreto stabilisce “la revoca dell’ impiego nelle  aree frequentate dalla popolazione o dai gruppi vulnerabili di cui all’articolo 15, comma 2, lettera a ) decreto legislativo n. 150/2012 quali parchi, giardini,campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie”, afferma testualmente che “le aree non espressamente citate nell’art. 1 del decreto del 9 agosto 2016 (come ad esempio quelle cimiteriali ed archeologiche) sono escluse dalla revoca dell’impiego”.

La notizia di per sé non riguarda direttamente il settore agricolo, ma può indurre alcune riflessioni. Intanto sembra indicare una “ammorbidimento” della posizione piuttosto proibizionista assunta dalle autorità italiane sul Glifosate. Dall’altro conferma come gli usi extra agricoli della sostanza attiva siano estremamente diffusi e come le limitazioni all’impiego introdotte dal citato Decreto del 9 agosto scorso abbiano come prevedibile creato incertezze e qualche scompiglio proprio nel settore della manutenzione del “verde pubblico” (http://www.risoitaliano.eu/glifosate-dimezzati-i-tempi-di-smaltimento/ ). Senza voler alimentare ulteriori polemiche (che talora assumono aspetti quasi tragicomici nella loro virulenza al limite della “guerra di religione”) appare comunque curioso il criterio per cui alcune aree “frequentate dalla popolazione o dai gruppi vulnerabili” sono soggette a divieto di impiego mentre altre, come “ad esempio quelle cimiteriali ed archeologiche”, sono escluse dalla revoca, forse perché la popolazione che le frequenta è  secondo il Ministero più resistente agli ipotetici rischi.

In ogni caso l’impiego del Glifosate fuori dal settore agricolo è tuttora massiccio ed evidente, anche se -per una singolare forma di “strabismo”- sembra sfuggire agli occhi di quegli “ambientalisti” concentrati solo sulla demonizzazione della chimica in agricoltura. Se ne può avere riprova percorrendo in questi giorni le strade pubbliche ed osservando i tipici disseccamenti della vegetazione conseguenti al suo impiego sui bordi stradali, specie in prossimità di parapetti e “guard-rail”, come evidenziato da alcune foto scattate nella bassa Novarese (tra l’altro nelle vicinanze di un noto centro sportivo-ricreativo) il 3 maggio 2017 (foto grande).

Impieghi forse necessari per evitare costosi interventi di manutenzione manuale dei bordi stradali, ma che al tecnico appaiono non privi di qualche rischio ambientale. Infatti, considerato che la sostanza attiva presenta valori di KoC e GUS (parametri che in sostanza indicano rispettivamente la capacità della molecola di legarsi ai colloidi del terreno e la lisciviabilità della stessa) che ne definiscono una scarsissima mobilità se applicato al suolo, l’uso su bordi stradali caratterizzati dalla presenza di un substrato povero di colloidi e talvolta prossimo all’inerte espone al pericolo di dilavamento di una frazione più o meno rilevante del prodotto impiegato con conseguente rischio di contaminazione dei corpi idrici superficiali adiacenti la banchina.

Tornando agli usi agricoli della sostanza attiva (e rimandando chi fosse interessato ad approfondire l’argomento alla sempre impeccabile analisi dell’amico Peppino Sarasso http://www.risoitaliano.eu/il-pericolo-e-la-ragione/   ) appare utile ricordare che a seguito del citato Decreto del 9 agosto 2016 sono stati revocati i “prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate ed il coformulante ammina di sego polietossilata (n. CAS 61791-26-2)”. Il Decreto ha poi subito numerose modifiche, integrazioni e correzioni dovute ad alcuni errori ed omissioni nella definizione dell’elenco dei formulati commerciali oggetto di revoca, oltre che nella definizione dei tempi di smaltimento delle scorte.

L’elenco ufficiale dei formulati commerciali tuttora autorizzati e di quelli oggetto di revoca è consultabile QUI. In base al Decreto del 21 novembre 2016 (http://www.risoitaliano.eu/proroga-glifosate-i-dettagli/) le scorte di formulati commerciali contenenti oltre a Glifosate il coformulante ammina di sego polietossiliata (tallowammide) giacenti presso gli utilizzatori finali potranno essere utilizzate per gli impieghi autorizzati fino al 22 maggio 2017. Autore: Flavio Barozzi, dottore agronomo

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