I MEDIATORI: LA CLAUSOLA NON BASTA

Circola un documento di Medi@rice che individua otto mosse per uscire dalla crisi e chiede di rivedere il Cda dell'Ente Risi

Non basta la clausola di salvaguardia a salvare il riso: lo dicono i mediatori che sono, come tutti sanno, i gelosi custodi dei “segreti” del mercato del mercato dei risoni. Secondo le informazioni raccolte dalla nostra redazione, nell’ambito dell’associazione Medi@rice, che riunisce la maggior parte degli agenti di commercio attivi in questo comparto, circola un documento che individua sette azioni per salvare il riso. Partendo da un’analisi del mercato che fotografa l’incremento delle semine delle varietà oggi deprezzate, definisce «allarmante» la situazione delle rimanenze in quanto, «perdurando gli attuali trend di vendita, parte del raccolto resterà invenduto e si prevede sin da ora, di dover riportare sulla prossima campagna di commercializzazione più di 100.000 TM. di prodotto. In particolare, alla data del 21 marzo, la situazione delle rimanenze di risone presso i produttori registrava maggiori volumi rispetto lo stesso periodo dell’annata precedente per 128.256 TM». Numeri pesantissimi, da affrontare, appunto, con sette mosse, da compiere «in tempi brevi, senza dover attendere l’arrivo del nuovo raccolto».

Eccole: «1. Far ricorso alla “clausola di salvaguardia” che, tra l’altro, è uno strumento previsto dalla politica comunitaria, per interrompere il flusso di merce in esenzione di prelievo proveniente da Myanmar, Vietnam e Cambogia, che sta invadendo i mercati non solo europei, ma anche i supermercati italiani. 2. Richiedere, qualora non fosse proprio possibile applicare quanto descritto nel punto 1, di fissare un contingentamento delle merci importabili in esenzione di prelievo, in modo da mitigare l’effetto negativo che tali importazioni determinano sulla produzione risicola italiana. 3. Sollecitare l’attivazione immediata dell’asta per gli indigenti (che solitamente viene gestita dall’AGEA) per collocare una buona parte delle eccedenze e dare di conseguenza sollievo al mercato dei risoni oltre che cibo a chi ne ha assoluto bisogno. 4. Indirizzare il pagamento dell’aiuto accoppiato destinato al riso alle sole varietà il cui prezzo (ottenuto dalla media dei listini della C.C.I.A.A. di Vercelli dal raccolto a luglio dell’anno successivo) sia inferiore al prezzo “soglia” pari a EUR 300/TM. + IVA. 5. Insistere per la revisione del prezzo d’intervento, visto che non ha mai subito alcuna indicizzazione da quando fu istituito, nonostante le spese abbiano subito un continuo aumento. 6. Viste le ultime manovre relative agli scambi commerciali con l’Europa del nuovo presidente degli U.S.A., che fanno presupporre ad una recessione o revisione degli accordi GATT, sarebbe auspicabile verificare la possibilità di ripristinare il meccanismo delle restituzioni per agevolare le vendite di riso raffinato (come avveniva anni addietro) ai paesi terzi, in particolare quelli che si affacciano sul mare Mediterraneo, come Libano, Giordania, Libia, ecc. 7. Promuovere tutti i programmi per valorizzare, proteggere e diffondere le varietà pregiate da risotto (“Carnaroli” e “Arborio” in primis) creando dei progetti di filiera, affinché possano beneficiare di un valore aggiunto sul prezzo, di cui possa goderne i vantaggi anche il produttore che oggi, con gli attuali prezzi, non riesce più a fare reddito. 8. Promuovere un progetto per fornire un supporto tecnico/analitico grazie al quale le vendite di risone possano essere accompagnate da una attestazione che, oltre ad provare data e prodotti usati per i trattamenti durante la coltivazione, certifichi anche la presenza, con i relativi valori, di triciclazolo, metalli pesanti e arsenico, onde consentire al produttore ed all’industria di trasformazione, di poter disporre di una tracciabilità veramente costruttiva». Da ultimo, anche i mediatori chiedono «una nuova ripartizione dei rapporti di rappresentanza in seno all’Ente nazionale Risi».

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Risicoltura
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