GLI USA SGOMITANO SUL MERCATO TURCO

Dopo il super-dazio al riso russo, gli americani cercano di prendere il posto di Mosca sugli scaffali

I risicoltori statunitensi stanno cercando di incrementare l’export di riso verso la Turchia dopo che il governo di Ankara ha messo uno stop all’acquisto di prodotti agricoli russi: lo ha affermato un sindacato agricolo americano qualche giorno fa all’agenzia Reuters. Il mese scorso la Turchia ha posto dei dazi molto alti sull’acquisto di prodotti russi: sebbene Ankara neghi si tratti di un bando all’export russo, Mosca dichiara che questa strategia costituisce un effettivo impedimento al miglioramento delle relazioni, peggiorate dal momento in cui la Turchia abbattè un jet russo nel 2015. Le ragioni di questa decisione non sono state ancora interamente chiarite, tuttavia il ministro turco dell’economia ha affermato che il miglioramento nei legami politici “non si riflette ancora completamente nelle relazioni economiche”.

Permangono anche le restrizioni sui visti e sulle operazioni  degli appaltatori in Russia. Greg Yielding, che rappresenta l’associazione Us Rice Producers, durante una recente visita in Egitto come membro della missione commerciale del Dipartimento di Stato americano per l’agricoltura, ha ribadito che la lite tra Turchia e Russia può essere considerata, a livello commerciale dagli Stati Uniti come un’opportunità, visto che un contingente di riso russo veniva tradizionalmente esportato in Turchia. Ora si apre uno spazio per vendere più riso in questo Paese, considerato un mercato importante: la Turchia ha importato circa 71.700 tonnellate dagli Usa e 67.400 tonnellate dalla Russia, oltre che 35.921 tonnellate dall’Italia, nella campagna 2015/2016, e svolge anche il ruolo di mediatore per altre nazioni vicine come  Siria e Iraq.

Gli esportatori stimano che circa 300 mila tonnellate di riso transitano per la Turchia verso altri Paesi. Anche l’Egitto rappresenta per gli Stati Uniti un mercato appetibile: qui una lunga disputa sui prezzi nazionali ha causato, a tratti, la mancanza di prodotto sui mercati locali. I produttori l’anno scorso si sono rifiutati di vendere al governo il raccolto, che pure era stato abbondante, perché il prezzo offerto è stato considerato troppo basso. Così manca il riso, e c’è grande interesse per l’import, anche legato alla continua crescita della popolazione egiziana, che aumenta di oltre due milioni di unità ogni anno.

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