«GENTILONI, DIFENDI IL GLIFOSATE»

Lettera della Società Italiana per la Ricerca sulla Flora Infestante al governo

La Società Italiana per la ricerca sulla flora infestante (Sirfi) presieduta dal professor Aldo Ferrero scrive al governo (cioè al premier e ai ministri dell’agricoltura, dell’ambiente e della salute) per chiedere che difenda il glifosate. Pubblichiamo integralmente il testo della nota: «La scrivente SIRFI è una Società scientifica che si pone l’obiettivo di promuovere gli studi sulla biologia e sulla gestione della flora infestante, oltreché di stimolare la diffusione dei risultati delle ricerche sperimentali tra esperti e tecnici delle istituzioni pubbliche e private, per favorirne lo sviluppo applicativo.  Con questa nota, SIRFI intende richiamare il ruolo e l’importanza dei diserbanti contenenti glifosate nella gestione della vegetazione spontanea in agricoltura e nelle aree extra-agricole e sottolineare le ripercussioni sull’agricoltura italiana, che potrebbero determinarsi in conseguenza di una loro mancata disponibilità.

Caratteristiche del glifosate

Il glifosate è la sostanza attiva da molti anni più utilizzata al mondo nella gestione della vegetazione spontanea, che si sviluppa nelle colture agrarie, per evitare perdite produttive e scadimenti qualitativi e negli ambienti non agricoli, per contrastare il degrado ambientale e la perdita di fruibilità delle strutture civili. Impiegata sotto forma di preparati commerciali, che, opportunamente diluiti in acqua, ne rendono possibile l’applicazione con le comuni attrezzature di distribuzione, questa sostanza viene assorbita dalle varie parti fuori terra delle piante erbacee, arbustive o arboree, cioè foglie e cortecce non lignificate, determinandone la completa devitalizzazione. L’efficacia è favorita dalla capacità del prodotto, una volta assorbito, di circolare in modo sistemico e di distribuirsi uniformemente nelle varie parti delle piante, comprese quelle sotterranee. L’azione del prodotto si esplica mediante l’inibizione dell’EPSPS-sintasi, un enzima presente nei batteri, funghi alghe e piante, ma assente nell’uomo, deputato alla sintesi di aminoacidi aromatici quali fenilalanina, tirosina, triptofano, fondamentali per lo sviluppo di questi organismi.

I residui del prodotto presenti sul o nel terreno non dispongono più di attività biocida, già a partire da alcune ore dopo il trattamento. Per queste loro specifiche caratteristiche, i prodotti a base di glifosate agiscono come diserbanti ad azione totale, che, tuttavia, possono essere impiegati anche in vicinanza delle colture o delle piante da proteggere, a condizione che ne venga evitato il contatto diretto durante il trattamento.

Nel nostro paese i prodotti a base di glifosate sono autorizzati per la gestione della vegetazione spontanea che si sviluppa nelle colture arboree da frutto (agrumi, vite, melo pero, pesco, olivo, ecc.) o erbacee prima o dopo la loro semina, evitando però il contatto con le colture già emerse (orticole, mais, soia, ecc.) o nelle aree non destinate alle colture agrarie rurali ed industriali (bordi stradali, piazzali di stabilimenti, massicciate ferroviarie, ecc.).

Percorso registrativo del glifosate nell’UE

Introdotti nel nostro Paese nel 1977, a seguito dell’autorizzazione da parte del Ministero della Salute, i prodotti a base di glifosate sono stati, verso la fine degli anni ’90, sottoposti ad un processo di revisione, secondo i criteri previsti dalle normative comunitarie, le stesse attualmente in vigore (Dir. 91/414 CEE e Reg (CE) 1107/2009), che riguardano sia la sostanza attiva, sia i formulati commerciali che la contengono. A seguito di questa valutazione, nel 2002, il prodotto è stato autorizzato a livello comunitario.

Come previsto dalle normative europee per tutti i prodotti fitosanitari, a partire dal 2012, il glifosate è stato sottoposto a una rivalutazione periodica della sicurezza per la salute e per l’ambiente, basata sull’esame degli studi scientifici disponibili e condotta dalle autorità sanitarie dei paesi membri e dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare).

Al termine di questo processo di riesame EFSA ha pubblicato, nel 2015, le sue conclusioni, attestando che “è improbabile che il glifosate comporti rischi di cancerogenicità per l’uomo”. Nello stesso anno l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC, un’agenzia dell’Organizzazione mondiale della Sanità) ha classificato lo stesso prodotto come “potenzialmente cancerogeno per l’uomo”, inserendolo nel gruppo 2A, lo stesso a cui appartengono anche la carne rossa e le bevande bevute molto calde.

Agli inizi del 2016, la Commissione europea ha proposto agli Stati Membri di rinnovare l’autorizzazione del prodotto, ma tenuto conto della divergenza di pareri tra EFSA e IARC, prima di prendere una decisione definitiva sul rinnovo, ha chiesto all’ECHA (Agenzia Europea sui Prodotti Chimici) di esprimere il proprio parere sui possibili rischi del prodotto.

Nel mese di maggio 2016 la FAO e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), al termine di una valutazione congiunta, hanno considerato alquanto improbabile il rischio di cancerogenicità per l’uomo, a seguito dell’esposizione al glifosate attraverso la dieta.

Il mese successivo, la Commissione europea ha stabilito che venisse concessa un’estensione dell’autorizzazione del prodotto fino a 6 mesi, a decorrere dalla data di emissione del parere da parte di ECHA e comunque non oltre la fine del mese di dicembre 2017, imponendo contemporaneamente le seguenti restrizioni all’uso del prodotto:

– vietare la presenza nei formulati a base di glifosate dell’amina di sego etossilata (un coadiuvante utilizzato per migliorare l’assorbimento fogliare del prodotto);

– ridurre al minimo l’impiego dei prodotti a base di glifosate nelle aree pubbliche;

– stabilire un controllo sull’impiego del diserbante in pre-raccolta.

ECHA ha comunicato alla Commissione europea il suo parere sui rischi del glifosate il 15 giugno 2017, indicando che sulla base delle informazioni scientifiche disponibili:

– non vi è alcuna evidenza di legami tra il glifosate e il cancro nell’uomo;

– il prodotto non dovrebbe essere classificato come sostanza in grado di causare danni genetici (mutageno) o interferire sulla riproduzione.

Tenuto conto della data in cui è stato trasmesso il parere di ECHA, l’attuale approvazione del glifosate dovrebbe scadere il 15 dicembre 2017.

Il 24 ottobre 2017 il Parlamento europeo ha approvato, a maggioranza, una risoluzione, non vincolante, per il non mantenimento sul mercato europeo di prodotti a base di glifosate oltre il 2022.

La Commissione europea, riunitasi il 25 ottobre 2017, dopo una discussione volta a definire le posizioni dei singoli Stati Membri, ha deciso di rinviare il voto finale ad un prossima riunione del Comitato Fitosanitario (PAFF), cui è affidato il compito di esaminare il rinnovo delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari.

Nel caso non si giungesse ad una decisione concordata, prima del 15 dicembre 2017, si determinerebbe la decadenza dell’autorizzazione del prodotto, con la possibilità di disporre solo più di un provvedimento per l’autorizzazione allo smaltimento delle scorte entro 18 mesi.

Possibili conseguenze della non autorizzazione dei prodotti a base di glifosate

La mancata disponibilità di diserbanti contenenti glifosate avrebbe importanti ripercussioni negative sull’economia agricola del nostro Paese e sulla sostenibilità economica del controllo della vegetazione spontanea nelle aree non-agricole.

Le maggiori ricadute riguarderebbero la gestione della vegetazione infestante nelle colture arboree da frutto, nei vigneti e negli oliveti, oltreché nell’agricoltura conservativa, che attualmente interessano, nel loro insieme, una superficie complessiva di circa 2,5 milioni di ettari. Si stima che i prodotti a base di glifosate vengano utilizzati con una o più applicazioni per stagione colturale, su almeno il 30% di questa superficie.

Nelle colture da frutto e nei vigneti gli stessi diserbanti sono, oggi, in gran parte impiegati con applicazioni in corrispondenza del sottofila, in combinazione con l’inerbimento controllato dell’interfila. L’applicazione del prodotto in autunno dopo la raccolta delle colture consente di ritardare in modo significativo la ricrescita della vegetazione lungo la fila nella primavera successiva, permettendo di ridurre il numero degli interventi di controllo della vegetazione nella stagione.

Negli oliveti, questi prodotti trovano spesso utilizzazione in alternanza con interventi meccanici o ad integrazione di diserbanti residuali, per il controllo, verso il mese di settembre, della vegetazione spontanea presente lungo la fila o sotto la chioma degli impianti, per favorire la raccolta da terra.

Tali condizioni applicative costituiscono un esempio di gestione integrata (pertanto in linea con quanto stabilito dal Piano di Azione Nazionale, meglio noto come PAN), in cui la distribuzione del prodotto non supera mediamente il 30% della totale superficie coltivata.

Per tutti questi tipi di applicazione i prodotti a base di glifosate sono considerati indispensabili soprattutto per contrastare lo sviluppo e la diffusione delle specie spontanee poliennali a moltiplicazione vegetativa. Il ricorso a mezzi meccanici dotati di organi rotativi, come fresatrici favorirebbe la diffusione di queste specie, con importanti effetti competitivi nei confronti delle colture.

Secondo recenti indagini, la sostituzione dell’applicazione lungo il sottofila dei prodotti a base di glifosate con le lavorazioni meccaniche porterebbe ad un aumento dei costi di gestione delle malerbe compreso tra 135 €/ha nei meleti (Agrion, 2016) e 263 €/ha nei vigneti (Agri2000, 2017).

Particolarmente importante è, anche, l’utilizzazione dei diserbanti contenenti glifosate per il controllo della vegetazione nei sistemi gestionali conservativi, basati sull’applicazione della semina diretta.

Questi sistemi, fortemente sostenuti dagli indirizzi della politica agricola, europea, nazionale e regionale per la loro rilevante valenza ambientale (minori emissioni di gas serra, riduzione della lisciviazione dei nutrienti e prodotti fitosanitari, contenimento dei fenomeni erosivi, ecc.) ed agronomica (aumento del contenuto di sostanza organica e incremento della biodiversità nel terreno), richiedono, nel caso della semina diretta, la completa devitalizzazione della vegetazione presente sul terreno.

In queste condizioni, i prodotti a base di glifosate rappresentano lo strumento fondamentale per garantire un’efficace eliminazione di tutta la vegetazione presente. Non sono attualmente disponibili sul mercato diserbanti in grado di svolgere, utilizzati da soli e con un singolo intervento, un’azione equivalente, a costi sostenibili. Una possibile alternativa è rappresentata dall’impiego di miscele di diversi prodotti sistemici utilizzati con applicazioni separate (per evitare antagonismi), con un conseguente significativo aumento dei costi di intervento e senza la garanzia di un equivalente risultato. Altrettanto importante è il ruolo dei prodotti contenenti glifosate nella gestione degli spazi extra-agricoli, esposti alla rovinosa azione invasiva di essenze erbacee e soprattutto arboree, quali ad esempio l’ailanto e la robinia. Ci si limita, per queste applicazioni, a considerare, a titolo esemplificativo, i siti di interesse archeologico e le linee ferroviarie. Merita ricordare, a questo riguardo, l’importante successo dell’intervento di recupero di Pompei e Selinunte, ottenuto negli anni ’90, mediante l’impiego mirato dei prodotti a base di glifosate.

Per quanto riguarda il sistema ferroviario, la gestione della vegetazione spontanea è considerata indispensabile non solo lungo le migliaia di chilometri di linee destinate alla circolazione dei treni, ma anche su alcune migliaia di ettari di piazzali e aree di servizio. Si è calcolato che il ricorso ad interventi alternativi con mezzi meccanici, per la gestione della vegetazione spontanea in queste aree, comporterebbe un maggior costo, almeno pari a 8 volte quello richiesto dall’uso dei diserbanti contenenti glifosate.

Conclusioni

Tenuto conto delle valutazioni delle Istituzioni ufficiali europee ed internazionali di riferimento in merito ai possibili rischi tossicologici e considerata l’importanza nella gestione della vegetazione spontanea nei settori agricoli ed extra-agricoli, attualmente autorizzati in Italia (che non prevedono alcun contatto diretto o indiretto con i prodotti destinati all’alimentazione umana od animale), la scrivente Società scientifica SIRFI ritiene necessario che da parte del nostro Paese venga espresso, nelle opportune sedi politiche e tecniche, un parere favorevole al mantenimento sul mercato dei diserbanti contenenti la sostanza attiva glifosate.

La mancata disponibilità di questi prodotti priverebbe i diversi operatori impegnati nella gestione delle piante spontanee di uno strumento che attualmente non dispone di alternative equivalenti, dal punto di vista tecnico ed economico, riducendo la competitività delle nostre produzioni agricole e limitando la funzionalità e la fruibilità delle strutture e degli spazi ad uso non-agricolo». Autore: Aldo Ferrero, presidente Sirfi

 

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