DOV’È FINITO IL DECRETO DELL’ETICHETTATURA?

L'assessore Fava accusa Martina e chiede chiarezza

A che punto è l’iter dei decreti relativi all’etichettatura del grano e del riso? L’assessore lombardo all’agricoltura Gianni Fava, con la consueta grazia, sfracella il vaso di Pandora del decreto più amato dalla Coldiretti e attacca Maurizio Martina. «Perché non è molto chiaro – scrive – se gli schemi dei due provvedimenti inviati dal ministero delle Politiche agricole a Bruxelles lo scorso 12 maggio, annunciati col solito trionfalismo romano, hanno ricevuto il placet dell’Unione europea e se proseguiranno il loro corso procedurale in Conferenza Stato-Regioni e nelle apposite Commissioni parlamentari oppure se tali decreti siano stati invece ritirati. Il ministro Martina, bontà sua, chiarisca, se non è troppo disturbo».

Come il lettore ricorderà, il decreto sull’etichettatura obbligatoria – riportante l’origine della materia prima – è stato annunciato nel corso del tavolo di filiera del 13 aprile, poi tenuto nel cassetto, quindi notificato a Bruxelles per ottenere il visto di compatibilità con la normativa europea: non se ne è saputo più nulla fino al 27 maggio, quando il governo ha annunciato di aver “firmato” il testo, implicitamente affermando che tutto quello che era avvenuto prima – e che era stato pubblicamente divulgato dal Ministero – o non era avvenuto oppure era da considerarsi superato. Poiché RisoItaliano non va in vacanza, nelle scorse settimane abbiamo chiesto e richiesto al governo il testo del decreto “firmato”, diciamo per completezza, avendovi fornito quello precedente: ci è stato risposto che si attende ancora l’ok della Corte dei Conti. Passaggio tecnico? Mica tanto, visto che se, come pare, il decreto in questione non piace alla Commissione europea (questo sarebbe il motivo per cui una prima versione è stata ritirata) la Corte potrebbe non dare affatto il suo ok a una norma che provocherebbe, una volta pubblicata in assenza del visto di compatibilità, una procedura d’infrazione.

In questo scenario piomba, come la grandine, Gianni Fava:  «Sarebbe spiacevole scoprire ancora una volta che a Roma eccellono nelle finte soluzioni dei problemi e non si chiariscono mai i reali contorni delle vicende in cui il governo si va ad infilare» analizza l’assessore chiedendo conto del decreto annunciato lo scorso 20 luglio dal ministero delle Politiche agricole, siglato di concerto col Mise il successivo 26 luglio e trasmesso alla Corte dei Conti. Che definisce «un altro mistero gaudioso soprattutto nei collegamenti che potrà avere tale provvedimento con quello presentato il 12 maggio. Nella versione del 26 luglio che fine hanno fatto i riferimenti alla Conferenza Stato-Regioni e alle Commissioni parlamentari?».  La sensazione, in assenza di risposte ufficiali dal ministro Martina, è che «si sia percorsa la politica dell’annuncio e dell’azzardo, senza tenere conto dei regolamenti comunitari», secondo Fava. A quanto risulta a noi, invece, il primo decreto era nato malissimo e il secondo è stato corretto per allinearlo alla normativa europea. Nel mentre, si è colta anche l’occasione di unificare la voce riportante l’origine della materia prima e del paese di trasformazione e confezionamento, ove coincidano. Nelle prossime ore cercheremo di vederci più chiaro…

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