«DISCUTIAMO LE RESE DELLE AZIENDE BIO»

Carnemolla (Federbio) propone all'Ente Risi un confronto tecnico: incrociamo i dati dei risicoltori bio con i vostri

Federbio torna a chiedere un confronto all’Ente Risi e al Ministero sul riso biologico. Abbiamo intercettato una lettera del 2 novembre del presidente Paolo Carnemolla (nella foto) che replica all’Ente Risi e fa delle importanti affermazioni. Come ricorderete, Risoitaliano ha svelato che gran parte del riso biologico piemontese potrebbe perdere questa qualifica (LEGGI LA DENUNCIA) e il settore del bio aveva replicato con una proposta forte di Federbio: tracciare tutto il riso bio attraverso la modulistica dell’Ente Risi (LEGGI LA PROPOSTA), ipotesi cui ha replicato il presidente dell’Ente Risi Paolo Carra (LEGGI LA RISPOSTA). Quella polemica si era conclusa con la mano tesa dell’Ente Risi (LEGGI LA DOPPIA INTERVISTA) che adesso Federbio afferra, chiedendo un confronto tecnico«innanzi tutto sulle rese produttive del riso biologico». Queste ultime rappresentano, come sapete, il pomo della discordia (a questo proposito, gioverà rileggersi la famosa Trilogia di Sarasso…).

Dopo una premessa puntuta – «credo che Lei non abbia correttamente inteso quanto la federazione ha chiesto, certamente non solo a Ente Risi» – il presidente di Federbio ribadisce la richiesta di inserire la qualifica di riso biologico nella modulistica dell’Ente Risi  («Il riso biologico rientra a tutti gli effetti nell’ambito delle attività istituzionali dell’Ente, non fosse altro perché si tratta di riso e anche nel nostro settore la normativa “orizzontale” prevale su quella particolare. Se così non fosse i risicoltori biologici sarebbero esentati dalla compilazione della modulistica obbligatoria che il suo Ente gestisce, in quanto già soggetti a un sistema di controllo e certificazione altrimenti normato, fatto questo che, certamente, avrebbe dovuto comportare una modifica della normativa su cui si basa la vostra attività») ma concorda con Carrà sul fatto che «per inserire una colonna aggiuntiva nella vostra modulistica in uso e attivare un “cross check” con gli organismi di certificazione di settore, è sicuramente necessario che l’Autorità competente per il coordinamento e la vigilanza sul sistema di certificazione adotti i provvedimenti necessari affinché siano formalizzate e chiare le modalità e le competenze inerenti all’attivazione di questo sistema di tracciabilità obbligatorio. L’art. 27 del Reg. CE 834/2007 è del resto chiaro rispetto al fatto che è responsabilità degli Stati Membri istituire un sistema di tracciabilità per le produzioni biologiche, dunque convengo con lei che alla nostra richiesta dovrebbe rispondere anzitutto l’Autorità competente nazionale di settore, che fa capo al medesimo ministero da cui dipende anche il suo Ente nazionale».

Quello che ci incuriosisce maggiormente è il finale: «Per quanto riguarda infine la disponibilità a collaborare direttamente con FederBio le chiedo – scrive Carnemolla a Carrà – la possibilità di un confronto in sede tecnica anzitutto sulle rese produttive del riso biologico, dato che la federazione ha attivato un gruppo di esperti che opera su tutte le colture erbacee a supporto dell’attività di presidio dell’integrità del mercato dei prodotti biologici. Proprio l’incrocio dei vostri dati di resa unitaria relativi ai risicoltori inseriti nell’elenco nazionale degli operatori biologici presente su SIAN per la campagna appena conclusa e su un uno storico almeno triennale con quelli in nostro possesso potrebbe essere una prima attività di utilità generale per il comparto riso biologico. Attendo quindi un contatto da parte della vostra struttura tecnica». Anche questa proposta, è facile prevederlo, farà discutere.

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Risicoltura
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