CONSEGUENZE DELLA GRANDINE SUL RISO

L'analisi di Antonino e Barozzi dopo le grandinate delle ultime ore

Una grandinata ogni 10 giorni. Anche stamane sono piovuti chicchi grossi come nocciole tra Piemonte e Lombardia. Qualche maligno sostiene che sia un bene, visti i prezzi del risone e se sei assicurato… in realtà, la grandine è una iattura per i risicoltori ed è il segnale di un andamento climatico che deve essere letto nella sua globalità.

Ad esempio, spiega il tecnico Vincenzo Antonino di Carisio (Vercelli), “le temperature sono scese drasticamente anche a causa di grandine e neve in montagna sopra i 2500 metri e ciò non consente al brusone di propagarsi, se non dopo la ripresa delle temperature che avverrà nella prossima settimana. I risi sono ancora sani, anche perché generalmente trattati. Al momento sono quasi tutti tutti spigati ed in fase di maturazione e per le varietà precoci la raccolta inizierà alla fine di agosto. Le grandinate fino a ieri hanno causato danni di modesta entità ma i danni saranno più evidenti dopo ferragosto, sia per fitopatie derivanti da grandine che possono verificarsi nei risi quasi maturi a livello di cariossidi, con danni alla qualità e quantità, in modo particolare sulle varietà del gruppo B”.

Secondo l’agronomo lomellino Flavio Barozzi, invece “la fase perturbata iniziata il 9 agosto è caratterizzata da alcuni fenomeni di forte intensità accompagnati da locali grandinate, con i conseguenti danni che spesso si manifestano “a macchia di leopardo”. La determinazione, valutazione e stima dei danni da grandine è spesso difficile, specie quando l’evento meteorico colpisce a ridosso della fioritura. I danni si possono manifestare con “anellature” o “impigliature” dell’ infiorescenza in eserzione, oppure con mutilazioni e con “sfarfallamenti” della pannocchia o con rotture del rachide e delle rachille. I traumi meccanici da grandine possono anche causare aborti e sterilità fiorale che si manifestano alcuni giorni dopo l’evento meteorico avverso. Danni indiretti possono derivare da patogeni fungini che utilizzano le lesioni del culmo come via di penetrazione nella pianta. Altri danni, spesso gravi, possono derivare dallo stress per il repentino abbassamento termico che segue in genere i fenomeni grandinigeni”. Sui danni da grandine in risaia esiste una discreta bibliografia, con studi di Romeo Piacco e Francesco Tano sintetizzati in un libro del 2008, dal titolo Riso e Grandine di Stefano Bianchi.

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