CONDANNATO PER AVER “TRATTATO” IL VICINO

FacebookGoogle+LinkedinTwitterWhatsAppPrintEmailUn giudice del Tribunale di Pistoia  a fine agosto 2014 ha emesso una interessante sentenza, richiamata ultimamente dalla pagina Facebook di Riso Italiano: un cittadino nel 2006 ha acquistato...

sarassoUn giudice del Tribunale di Pistoia  a fine agosto 2014 ha emesso una interessante sentenza, richiamata ultimamente dalla pagina Facebook di Riso Italiano: un cittadino nel 2006 ha acquistato una casa pressoché adiacente ad un vigneto (una ventina di metri); presto si è reso conto che la deriva dei trattamenti fitosanitari sulla vite sconfinavano sul suo terreno, tanto da essere costretto  ad abbandonare la coltivazione dell’orto, ed a chiudere le finestre in concomitanza dei trattamenti. Dal canto suo, il viticoltore evidenziava di aver sempre utilizzato le buone pratiche agricole e di aver distribuito prodotti autorizzati dal Ministero della Sanità. Un problema complesso, che il Giudice ha  affidato ad un valido Consulente Tecnico d’Ufficio, per meglio comprendere i termini della lite. Il CTU, dopo essersi informato sui fitofarmaci distribuiti dal viticoltore, ha fatto analizzare il terreno del cittadino, e vi ha ritrovato, tra i principi distribuiti, una consistente presenza di rame.  Ha quindi ritenuto che l’inquinamento esistesse e ha successivamente analizzato le modalità di distribuzione dei prodotti, verificando che l’atomizzatore usato creava una deriva importante.  Di conseguenza, ha suggerito al viticoltore di utilizzare, almeno nei filari vicini al confine, una irroratrice a getto proiettato che, opportunamente tarata, ha dimostrato di poter evitare del tutto i problemi di deriva. Il Giudice ha quindi imposto al viticoltore di pagare tutte le spese di giudizio, per l’ammontare di oltre 14.000 euro, e di mettere in pratica il consiglio del CTU. 

Nello scrivere la sentenza, ha ricordato  che “E’ necessario, ai sensi dell’art. 844, II del codice  civile, contemperare le esigenze produttive del viticoltore  e quelle del cittadino confinante individuandosi quelle cautele che, da un lato, consentano la prosecuzione dell’attività agricola implicante gli usuali trattamenti antiparassitari e, dall’altro, assicurino la piena tutela della salute del cittadino”. Quale interesse può avere  riportare per i risicoltori  il contenuto di questa sentenza? Innanzitutto viene sancito il diritto  di esercitare l’attività agricola utilizzando i fitofarmaci  necessari, e di questi tempi non è poco. D’altro canto, impone di eseguire la distribuzione dei medesimi con le dovute cautele. I meno giovani ricorderanno certamente gli avvenimenti di circa 40 anni fa, quando si effettuava la distribuzione dell’erbicida ormonico 2,4,5 TP sulla quasi totalità delle risaie, con irroratrici che operavano a 20 atmosfere di pressione, creando una imponente evaporazione del prodotto che raggiungeva addirittura i vigneti delle colline prospicienti la pianura, danneggiandole. Il risultato fu quello del divieto di utilizzo dell’erbicida, che avrebbe potuto invece, con le irroratrici moderne, equipaggiate di ugelli antideriva e pressioni inferiori a due atmosfere, essere ancora proficuamente utilizzato senza danneggiare nessuno ed avendo un’arma potentissima contro ciperacee ed alismatacee. 

Purtroppo chi scrive ha avuto modo di constatare che per alcuni le lezioni  del passato non hanno lasciato traccia: nel corso della carriera si à visto “fulminare” 5 ettari di riso da un vicino che ha eseguito un trattamento di Glifosate con irroratrice ad alta pressione in presenza di vento forte; di peritare inoltre per un collega i danni causati oltreconfine da un trattamento eseguito con Cycloxydim, sempre con attrezzatura inadeguata; questa volta il vento era meno forte, quindi il danno interessava solo un ettaro.

L’utilizzo di attrezzature che evitino il disperdimento  fuori bersaglio dei fitofarmaci  è quindi molto utile per evitare liti con i vicini, agricoltori e non, ma anche a risparmiare costoso prodotto, che, ovviamente, se non raggiunge la coltivazione non è di alcuna utilità. Se alcuni agricoltori non si fossero comportati irresponsabilmente, probabilmente si sarebbe potuta evitare la “ghigliottina” del 26 novembre 2016,  entro la quale tutte le irroratrici dovranno essere controllate. Per i pochi che non sanno stare nei limiti della  libertà, inevitabilmente tutti la perdono. Autore: Giuseppe Sarasso. (12.08.2015)

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Risicoltura
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