CINQUE SCENARI PER LA PAC

La relazione di Frascarelli e i possibili sviluppi della revisione in corso. L'importanza della consultazione pubblica

L’applicazione della Pac dopo il 2020 è stata al centro della tavola rotonda organizzata da Unicaa e Federagronomi Lombardia il 3 aprile. Sono intervenuti il prof. Angelo Frascarelli  dell’Università di Perugia (SCARICA LA PRESENTAZIONE), che ha tracciato il quadro d’insieme; il consigliere del Conaf Enrico Antignati, che ha valutato gli aspetti relativi all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari ed al ruolo dell’ agronomo nel futuro della Pac; il presidente di Unima Silvano Ramadori che ha rivendicato il maggior peso dei contoterzisti e il commissario di Agea Gabriele Papa Pagliardini cui è toccato l’ingrato compito di ipotizzare una “semplificazione” della Pac, alquanto complicata da raggiungere.

Premesso che tutti i Paesi del mondo attuano politiche agricole di sostegno più o meno diretto ai produttori, il percorso che verosimilmente porterà alla nuova Pac si presenta tuttavia non privo di incertezze. Alcune sono di carattere politico generale, legate sia agli effetti dei due grandi fatti del 2016 (l’elezione di Donald Trump alla presidenza USA e la “Brexit”) che ai possibili effetti delle prossime consultazioni elettorali in Europa (di cui quelle francesi, con un panorama politico in cui la componente più “eurocritica” che “euroscettica” risulta tutt’altro che irrilevante, appaiono particolarmente delicate). Altre sono legate ai tempi di attuazione della riforma: se tutto andrà secondo i tempi prestabiliti le nuove proposte legislative dovrebbero essere pronte a fine 2018, in modo da consentire la partenza della nuova Pac a fine 2020. Ma se qualcosa dovesse incepparsi non si può escludere una “prorogatio” della Pac attuale, anche se probabilmente con meno risorse finanziarie (con la “Brexit” l’Ue perde un partner che dava più di quanto riceveva e si apre un buco di 9 mld di euro nel quadro finanziario dell’Unione).

Nella corposa relazione di Angelo Frascarelli si analizzano con dovizia di dettagli sia fenomeni di carattere generale che stanno travagliando la nostra agricoltura (a cominciare dall’estrema volatilità dei prezzi e dei mercati passando per la perdita di peso contrattuale della fase produttiva all’interno della supply chain), che il quadro normativo attuale e quello che dovrebbe uscire per il triennio 2018-20 con l’emanazione del Regolamento “Omnibus” di revisione di “medio termine” della Pac attuale (di cui “Riso Italiano” ha già dato conto in http://www.risoitaliano.eu/calcoliamo-il-taglio-alla-pac/ ). Ma si analizzano soprattutto i possibili scenari futuri. Secondo gli auspici di Frascarelli l’attenzione del legislatore comunitario dovrebbe essere maggiormente focalizzata su una “riqualificazione” della Pac in funzione dei temi dell’occupazione (aspetto delicato e variamente interpretabile per una coltura come il riso in cui la competitività si fonda sull’aumento di produttività per addetto), della sicurezza alimentare e della stabilizzazione dei mercati.

Per Frascarelli si prospettano comunque cinque possibili scenari:

  • Lo scenario “conservativo”, con pochi cambiamenti e maggiori impegni richiesti per mitigare i presunti cambiamenti climatici, con poche misure di mercato ed un “secondo pilastro” fondato su PSR simili agli attuali
  • Lo scenario “liberista”, con pagamenti per la fornitura di “beni pubblici ambientali” inferiori ad oggi, nessun intervento sul mercato ed un “secondo pilastro” basato su PSR più “strutturali”
  • Lo scenario “produttivista”, con misure di sostegno diretto all’agricoltura, stabilizzazione dei mercati, impulso alla produzione ed agli investimenti attraverso pagamenti “accoppiati”
  • Lo scenario “di rifinalizzazione”, con la remunerazione di “beni pubblici” sia ambientali che sociali (con probabile modulazione della PAC in funzione del numero degli occupati) e con PSR finalizzati ad innovazione e mantenimento della vitalità delle aree rurali
  • Lo scenario “ambientalista”, con una PAC finalizzata a sostenere esclusivamente l’agricoltura “biologica” e le aziende “contadine”.

Non si può escludere che dal dibattito sulla riforma escano ulteriori e diversi scenari, magari determinati da un compromesso tra quelli sopra esposti. Tra di essi alcuni risultano decisamente antitetici: quello “ambientalista” appare finalizzato ad un vero e proprio azzeramento dell’agricoltura come attività economica autenticamente produttiva (qualcuno sui “social” che caratterizzano il movimento di protesta risicolo “#ildazioètratto” ha neppur troppo scherzosamente affermato che con l’agricoltura biologica si potrebbe sfamare la popolazione mondiale…degli unicorni rosa) e contrasta apertamente con quello  “produttivista”, che rappresenterebbe un deciso “dietrofront” rispetto alle politiche di “decrescita” auspicate da molti e di fatto attuate in molti casi dall’UE. Per contro quello della “rifinalizzazione” appare il più avvolto nell’ indeterminatezza e quindi più “modificabile” in funzione delle esigenze che potrebbero manifestarsi nel tempo.

E’ probabile che la Pac post 2020 risulti meno legata all’unità di superficie (ovvero al pagamento per ettaro, molto criticato per la possibile creazione di rendite) anche se non è facile ipotizzare a quali parametri economici o sociali possa essere collegata. Senza voler minimamente interferire nel dibattito in essere, né travalicare dal proprio ruolo tecnico, chi scrive non ha mai nascosto il suo interesse per sistemi come quelli di impostazione statunitense, che sembrerebbero aver garantito un buon livello di stabilizzazione dei redditi lasciando un certo margine di libertà imprenditoriale che la Pac “all’europea” tende invece a conculcare.

In ogni caso sarà importante per orientare le scelte del legislatore comunitario l’esito della pubblica consultazione avviata a febbraio e che si chiuderà il 2 maggio prossimo. In un questionario (piuttosto lungo e “rigido” nella sua impostazione, ma compilabile anche in italiano, cosa che ne dovrebbe agevolare l’uso) accessibile dal link  https://ec.europa.eu/agriculture/consultations/cap-modernising/2017_it , cittadini, imprenditori, professionisti e consulenti, organizzazioni, enti pubblici e di ricerca possono fornire le loro indicazioni ed opinioni sul futuro della Pac e sul dibattito in corso. Senza volere assolutamente alimentare polemiche pare tuttavia che in Italia sulla pubblica consultazione circa il futuro della Pac vi sia stata una forte e massiccia attivazione di organizzazioni di stampo “ambientalista”, ci sia un crescente interesse da parte di alcune Università, ordini professionali ed istituzioni accademiche, mentre da parte delle organizzazioni sindacali agricole, che probabilmente staranno valutando strategie diverse, non sembrano al momento giungere segnali di particolare mobilitazione. (foto grande di Andrea Cherchi) Autore: Flavio Barozzi, dottore agronomo

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