«CARO ENTE RISI, BISOGNA TRACCIARE IL TRICICLAZOLO»

L'industria chiede all'Ente Risi di indicare l'anno del raccolto nei certificati di trasferimento e ai risicoltori di separare le scorte

Abbiamo scritto molto sul rischio che il divieto di uso del triciclazolo provochi un danno al raccolto 2017 del riso, ma c’è un altro problema: la Commissione Europea, con un regolamento in corso di pubblicazione, ridurrà il limite di residuo del principio attivo nel raccolto 2016 e precedenti, che non sarà collocato interamente entro l’autunno e potrebbe pertanto entrare in commercio dopo allora. L’industria si sta premunendo per evitare di trovarsi di fronte a carichi fuori-legge: è presumibile che qualcuno cercherà furbescamente di gestire il problema raffinando il risone in modo da scendere sotto i limiti, ma ufficialmente tutti quanti dovranno attenersi ai limiti di legge. Con quali conseguenze? Sicuramente un deprezzamento ulteriore delle varietà da interno, quelle su cui si utilizza maggiormente il triciclazolo: con la scusa di non riuscire a collocare il prodotto presso la Gdo l’industria avrà buon gioco a tirare sul prezzo. Inoltre, assisteremo a una moltiplicazione delle analisi di laboratorio: ogni risicoltore cercherà di tutelarsi esibendo una certificazione della salubrità del proprio risone. Infine, si porrà il problema della tracciabilità di magazzino: in parole povere, ogni produttore dovrà segregare il raccolto 2016 e quello del 2017, in modo che il risone prodotto con l’uso di triciclazolo sia facilmente identificabile. Ovvio che tutto ciò ha dei costi, ma l’Airi sta insistendo pesantemente su questo punto e l’Ente Risi, a quel che si sa, si è posto il problema di modificare la documentazione relativa ai trasferimenti di risone, ma al momento non è stata decisa una precisa codifica. L’Airi ha chiesto di modificare il certificato di trasferimento del risone inserendo una specifica casella per indicare l’anno di raccolto e, sulla base dei dati in possesso dell’Ente, di verificare la corrispondenza delle scorte con le dichiarazioni sui certificati di trasferimento del risone. A quanto si sa, l’Ente Risi non ha ancora risposto se lo farà o meno.

Per l’Airi, tuttavia, il problema è prioritario: l’industria, infatti, deve garantire alla Gdo di distribuire prodotto a norma di legge europea, ossia con un residuo di triciclazolo che scenda dagli attuali 1 mg/ kg a 0,01 mg/kg. Per questo, ha diffuso recentemente una lettera in cui ricorda alle associazioni agricole che «trattandosi di un argomento a cui il consumatore è estremamente sensibile, ogni eventuale traccia, comunque vietata, nel prodotto derivante dal prossimo raccolto verrebbe negativamente enfatizzata dai media con un danno economico enorme per la società direttamente coinvolta che impatterebbe anche sull’intero settore con un rilevante danno di immagine ed il conseguente calo dei consumi». In altre parole, si praticherà la tolleranza zero al momento degli acquisti. «Le industrie stanno valutando le iniziative da assumere che possano dare loro la garanzia assoluta di assenza del principio attivo sul risone del raccolto 2017, considerando sia nuove formule contrattuali all’acquisto del risone sia una certificazione analitica per ogni lotto acquistato» sottolinea la lettera che invita i risicoltori a «separare puntigliosamente le scorte di fine campagna dal nuovo raccolto», si legge nella missiva recapitata a Coldiretti, Confagricoltura e Cia.

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Risicoltura
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