BAROZZI ACCADEMICO DEI GEORGOFILI

Alla cerimonia in palazzo Vecchio a Firenze anche il commissario Hogan

Per il commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan l’ Unione Europea è una realtà non irreversibile, ma spesso incompresa. E la PAC, iniziata 55 anni fa con le prime organizzazioni comuni di mercato (OCM, tra cui quella specifica per il riso, rimasta in vigore pur con molte modifiche fino a pochi anni fa), è complessivamente un successo.

La prolusione di Phil Hogan ha rappresentato il clou della cerimonia di inaugurazione del 264° anno accademico dell’ Accademia dei Georgofili, tenutasi a Firenze il 7 aprile. Una cerimonia iniziata con la premiazione dei nuovi accademici, tra i quali figura il risicoltore ed agronomo lomellino Flavio Barozzi, collaboratore tecnico di Riso Italiano, cui è stato conferito il riconoscimento di Accademico Aggregato per “la comunicazione di esperienze e di scritti diretti all’avanzamento delle cognizioni teoriche e pratiche riguardanti l’agricoltura”. La cerimonia è proseguita poi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, con la relazione del Presidente dell’ Accademia, il prof. Giampiero Maracchi.

Che non ha lesinato critiche al sistema che governa il settore agroalimentare ed agroindustriale italiano: un sistema che trascura istruzione, ricerca ed innovazione per inseguire “mantra” come la cosiddetta biodiversità. In cui le potenzialità della nostra agricoltura non sempre sono adeguatamente valorizzate e sfruttate: basti pensare a come viene trascurato il sistema forestale, con boschi spesso in sostanziale abbandono a fronte di un import di 2,5 milioni di tonnellate di pellet e di 40 milioni di tonnellate di legname. Oppure al ruolo tuttora modesto dell’ agricoltura nella produzione di energia: a fronte di un fabbisogno nazionale di 330 TWh il Presidente dei Georgofili stima che si potrebbero produrre 170 TWh da biomasse (un ragionamento che a molti è sembrato riferirsi al mais inadatto all’alimentazione zootecnica a causa degli elevati contenuti in micotossine potenzialmente cancerogene in conseguenza del divieto di uso di materiale geneticamente modificato ed esente da contaminazioni fungine) e 126 Twh da fotovoltaico. Per contro l’ agricoltura svolge una fondamentale funzione ambientale legata alla capacità delle piante di “sequestare” CO2 attraverso l’ attività fotosintetica, ovviamente tanto più elevata quanto maggiore è la capacità della pianta di produrre biomassa, e sta rapidamente evolvendo verso sistemi di difesa integrata sempre più rispettosi dell’ecosistema. In questo quadro la PAC non risulta sempre uno strumento idoneo ad assicurare il reddito e quindi la permanenza degli agricoltori sul territorio: dal 2000 il reddito degli agricoltori europei appare sostanzialmente fermo, mentre quello degli agricoltori USA, supportati da un sistema di protezione dalla volatilità dei prezzi e dei mercati, ha registrato una crescita del 90%.

Su questi aspetti Hogan è apparso piuttosto evasivo. Ha difeso i successi della politica agricola nell’assicurare l’approvvigionamento alimentare (che costituiva uno dei fondamenti del “trattato di Roma”, istitutivo della CEE, di cui si sono celebrati poco fa i sessant’anni, e che si fondava sul concetto di “preferenza comunitaria”), ha rivendicato i miglioramenti, effettivi e misurabili, ottenuti dall’agricoltura in termini di contenimento di emissioni di GHG (green house gas, o gas ad “effetto serra”) e di nitrati, ma anche i vantaggi,  per qualcuno più opinabili, in termini di rapporti commerciali con i Paesi Terzi che avrebbero determinato un incremento dell’export comunitario. Se la sfida della “sostenibilità” si giocherà in futuro sulla necessità di alimentare una popolazione mondiale in crescita con terreni agricoli in diminuzione, la sfida della qualità, secondo Hogan, dovrà permettere ai prodotti agricoli europei di raggiungere standard più elevati di quelli dei Paesi “emergenti” e quindi di essere più competitivi sul mercato. Un modo, forse elegante (con tanto di inneggiamento all’agricoltura toscana come esempio di “forma d’arte”), per dire ai produttori agricoli europei: non aspettatevi protezioni doganali, ma arrangiatevi da soli.

Sul futuro della PAC  dopo il 2020 il commissario europeo ha dato l’impressione di volersi mantenere quanto più possibile le mani libere, salvo riaffermarne l’utilità, specie nelle zone in cui l’agricoltura è un fattore portante del sistema economico. Hogan ha ricordato la pubblica consultazione in corso, alla quale avrebbero finora risposto 27mila “contatti” nell’ Ue, di cui duemila italiani, prevalentemente “ambientalisti”. Ed ha ribadito più volte, usando un’espressione alquanto sibillina e variamente interpretabile, che la nuova Pac dovrà considerare l’agricoltura come produttrice di “beni pubblici”. Su un punto tuttavia Hogan e Maracchi sono apparsi in prefetto accordo: la Pac post 2020 dovrà essere semplificata. Sul soffocante peso della legislazione e della burocrazia, in particolare nel nostro Paese, il Presidente dei Georgofili non ha usato mezzi termini, evidenziando l’assurdità per cui in Italia vigono oltre 200 mila leggi contro le tremila che sono sufficienti a regolare il vivere civile degli inglesi, e citando uno studio dell’ OCSE per cui se in Italia si riducesse drasticamente la burocrazia il PIL aumenterebbe rapidamente del 30%. Un quadro sconfortante su cui Maracchi ha chiosato citando una frase di Ronald Reagan: «Il governo non è la soluzione ai nostri problemi: il governo è il problema».

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